a 10 anni smisi di credere a babbo natale, a 15 smisi di credere in dio, a 23 ho smesso di credere nella famiglia. I valori sono utopie.
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a 10 anni smisi di credere a babbo natale, a 15 smisi di credere in dio, a 23 ho smesso di credere nella famiglia. I valori sono utopie.
La mia generazione.
Possibile che della mia generazione non si salvi nessuno? Tutti depressi, alienati, ossessionati, paranoici, ansiosi, pessimisti, dubbiosi, tendenti all'autolesionismo...sono io che incontro solo persone così o davvero la felicità è un'utopia?! Infondo non è così difficile essere felici! Non che io sprizzi gioia da tutti i pori ma cazzo! Un minimo di speranza? Aprire gli occhi, la testa, le orecchie? Aprirsi al mondo fottendosene altamente? Fa bene 'rcocamadò! Scambiatevi idee, opinioni, paranoie, dubbi, ansie, esperienze, emozioni! Dai cazzo! Fatelo! io non ce la faccio più a vedervi così! Lamentarsi perché piove non farà smettere! Comprati un ombrello invece!
Anche tu sei di Roma e sei stato vittima del "ma chi è sto folle che disegna a rota il bambino kinder?!" e non ci dormivi la notte? Bene. Allora ti dico che il maniaco artistoide colpevole di tutto ciò si chiama UNO e che qualche giorno fa ha assalito Laszlo Biro riempiendolo di bimbi kinder a tutta randa! In più in questi giorni sta partecipando all'evento URBAN AREA, organizzato dal collettivo a.DNA in collaborazione con OFF festival del cinema chiuso, presso il CSOA Ex cineteatro preneste, in via Alberto Da Giussano n°59. Quindi se volete vederlo con i vostri occhi e chiedergli "ma che ti ha fatto il bambino kinder che ne sei così ossessionato? Ti picchiava da piccolo?" o magari volete vedere altri artisti del calibro di Gojo, Hogre, Interno 13, 0707, Bol 23 accorrete! Siete i benvenuti.
il contrario
Ho notato che tutta la gente che dice "non me ne fotte un cazzo di quello che pensano gli altri" è invece ossessionata da quello che gli altri pensano. Ho notato che chi dice "io sono così" la maggior parte delle volte è "colà". O che la gente che dice "voglio stare sola" in realtà non vuole che te ne vai! In poche parole ho capito che devi pensare al contrario se ci vuoi capire qualcosa...Però magari voglio dire il contrario di quello che ho scritto, che ne sai?
Se vedessi bruciare il mondo, berrei l'ultimo bicchiere d'acqua con faccia soddisfatta.
Cens*
Litigi.
Oggi è successo un'altra volta. Oggi hai capito di nuovo che la famiglia del mulino bianco non esiste e se esiste ha sicuramente tanta spazzatura nascosta sotto il tappeto. Lo ha fatto di nuovo, sapevi che l'avrebbe fatto. Anzi. Sai che non ha mai smesso di essere così, sai che anche se non sei più un adolescente lui sa perfettamente con quali coltelli e in quali punti colpirti. Coltelli che a volte sono tazze, a volte sono bicchieri, altre le mani stesse e punti che a volte sono la testa o le gambe o le braccia. Ma il suo punto preferito è il cuore, è lì che infligge i colpi più duri, quelli più aspri. Quelli che un padre non dovrebbe sferrare, anzi, dovrebbe proteggerti da quel tipo di colpi. E tu impazzisci quando ti dicono che gli somigli! Non lo sopporti! E ti scervelli pur di prendere il più possibile le distanze dal suo essere! Odi persino somigliargli fisicamente...vorresti essere te stesso nel corpo di un altro...ma ogni volta, prontamente, c'è qualcuno pronto a ricordarti quanto siete simili. Lo odi. Sei totalmente ricoperto da una membrana umida di rancore. Ma alla fine hai capito che chiedere scusa è l'unico modo che hai per non somigliargli.
Crazy Diamond
la frase "vissero per sempre felici e contenti" non contiene la parola "insieme". Riflettici!
E’ tutto figlia di un quarto d’ora quando questa paranoia che mi divora vedi cresce, vedi mi lavora e riesce ogni volta maledetta a rimettermi alla prova, schioda le mie certezze e non serve reagire quando mette alle strette sta volta che nessuno mi protegge, vedo le mie paure con in mano sfollagente e manette e io le sto aspettando fermo a braccia conserte, gas lacrimogeno, acciaio freddo e ho i nervi che si scoprono, e non c’è niente di più vero che toccarsi anche per poco mo, non voglio più parlare a delle foto dietro un monitor, vomito l’ispirazione in musica, sfogo contro il fatto che ci stiamo lontani ma di proposito, e ci immaginiamo proprio tutto, chiudiamo il cuore in deposito, ci basta soltanto che sia perfetto l’involucro. E poi mi pare che volere ciò che non posso avere stia diventando il mio mestiere, e segno a penna ogni giorno sul calendario in cui sto aggiungendo altra confusione al cantiere, è un’illusione questa, una realtà così precaria da darmi l’orticaria, sono spari di avvertimento esplosi dalla canna della mia pistola immaginaria, e fermo le onde con le mani come scogli, ma credo che il problema è a monte quando hai solo la speranza dentro al portafogli, tutti a scegliere quale profilo proporti, di contro quale lato nascondere, tutti che voglio apparire, le emozioni come dischi in vinile, sono fatte per pochi ma destinate a scomparire, cestinate come quando non trovi più parole per scriverle. Vorrei lasciare indizi per capirmi, cambio quella linea sui tombini perché mi fermo sempre sui precipizi e fissando il vuoto aspetto che lui mi ipnotizzi, cicatrici vanno via con il laser, niente più rimane come in versione di fase, niente più veleno da ingoiare e vecchie storie da ipotecare come case, solo nella mia immaginazione e sento il silenzio, mi sono divertito per molto tempo a decidere le sfide sulle rime, alla fine la musica è un fatto diverso e io non ho più tempo per voi se calcolo di nuovo il tempo che ho perso, vi lascio fare le gare io mi sto per slegare, questa non è più roba mia, questa non è più roba mia, essere un altro ma nel corpo di me ma vedermi da fuori e sognare di tornare io, tornare me stesso, mi sto per slegare.
Splende in eterno — Ghemon Scienz