Seth Brundle: A fly... got into the... transmitter pod with me that first time, when I was alone. The computer... got confused - there weren't supposed to be two separate genetic patterns - and it decided to... uhh... splice us together. It mated us, me and the fly. We hadn't even been properly introduced.
Devo dirlo, non sono molto attaccato alla filmografia degli anni 80, vuoi per lo stile, vuoi per l'inizio delle pratiche commerciali che andranno a formare tutto quel cinema moderno fatto di blockbuster, remake e reboot. Tuttavia, esistono delle eccezioni che fanno, degli anni 80, uno dei periodi più variegati della storia del cinema. Una di queste eccezioni, come ho già avuto modo di far intendere, è David Cronenberg. Il lavoro fatto dal regista canadese ne "La Mosca" è a dir poco fenomenale. Veste i suoi attori di tutto punto, calcando la mano col gusto tipico anni 80. Li acconcia con queste improbabili pettinature cotonate, li veste con maglioni di pessimo gusto e giacche jeans. Fatto questo, Cronenberg comincia ad architettare la distruzione del cinema come lo si conosce ma dall'interno. Il film, a questo punto, ci spiazza. Sotto tutto quel trucco, quei vestiti e la solita esagerazione splatter/horror che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare nel cinema cronenberghiano troviamo molto di più. Una grandissima metafora che ha come fine quello di denunciare la disumanizzazione attuata dalla società moderna verso l'uomo, verso la sua essenza, il suo essere e la sua identità. Veicolo di questa disumanizzazione è la carne. La carne che muta, cambia, diventa altro facendosi specchio dell'anima. E come se non bastasse, Cronenberg riesce a raccontarci anche l'amore, quello puro, vero, incorruttibile, rappresentato dal personaggio di Geena Davis, unica ad andare oltre la forma, il disgusto, l'orrore, alla ricerca dell'essenza, del vero essere perduto e mai più ritrovato, impossibile da recuperare. Ma a fare di questo film una vera e propria perla è, senza dubbio, la grandissima interpretazione di Jeff Goldblum capace, sotto kili e kili di trucco, di trasmettere delle emozioni sempre più forti, accompagnando lo spettatore durante la sua metamorfosi orrenda. Per quanto riguarda il lato tecnico, come al solito Cronenberg non delude. La regia è curata ed esemplare, tanto che alcune sequenze riescono a stupire ancora oggi. Ricollegandoci a questo, il vero pezzo forte del film è sicuramente il trucco, a cura di Chris Walas. Oltre a regalare un improbabile quanto sorprendente Oscar al film, il trucco gioca un ruolo importantissimo nella trasformazione di Goldblum rendendolo, col passare dei minuti, sempre meno meno umano e sempre più mostruoso. Sarò onesto, alcune sequenze del film sono un pugno nello stomaco anche oggi, riuscendo a provocarci disgusto, nauseandoci e, in questo modo, raggiungendo a pieno il loro scopo. Se dovessi trovare un difetto al film lo potrei individuare nella sua durata, troppo breve a mio avviso. Ma, d'altronde, chi mai si stancherebbe di vedere un simile spettacolo? Di certo non io.