Il mio Maestro m’insegnò com’è difficile trovare i Navigantes
20/02/2017
Sono su un autobus, l’unica linea finora presa per garantirmi il ritorno a casa.
Una canzone della Turci direbbe “Sono sul mio treno” (”
Stato di calma apparente
”) e posso dire che il pensiero non va tanto lontano dal testo, preso da un nervosismo che quasi mi piega alla svolta egoista, questo è il mio autobus e pretendo che mi porti a casa.
Ma partiamo con calma.
Io ho un evidente problema con i trasporti di Lisbona e mi piacerebbe pensare non sia l’unico. Ho buttato ahimé dei soldi per dei biglietti dall’ambigua funzionalità, difficilmente riesci a capirne l’effettivo utilizzo e non sempre il personale ti aiuta.
Sembra tutto delocalizzato, ogni cosa ha il suo posto, un chiosco lontano dall’altro ed ognuno per una sola funziona.
So che così non rendo molta giustizia alla mia invettiva ma lasciatemi dire che qui, treni, autobus e metro hanno una propria indipendenza in fatto di costo e tipo di biglietto, almeno questo è quel che ho capito. E invece, per un errore che non mi so spiegare, per un biglietto che recita fisso “titulo invalido” al tornello della metro, faccio dietrofront e abbandono il fronte M.
Prendiamo l’autobus che almeno ha imparato a conoscermi nella sua disponibilità a farmi comprare un biglietto direttamente dal suo conducente.
Nel mentre scrivo mi passa in testa un brano di Battiato, o piuttosto è il mio lettore a suggerirlo. Riproduce Il Cammino Interminabile, un brano cantato in catanese, dal titolo abbastanza calzante vista l’epopea, e da una parte di testo che recita:
“Un tempu sta finennu, nan ci pensare, macar ‘i aceddi sunnu stanchi ri cantare”
Maestro, la ringrazio.
Ironie dell’era quaternaria a parte, chiudo gli occhi, poso la penna, penso che ho fame e penso alla mia stanza.
21/02/2017
Sono su di un treno. Un altro tentativo di comprendere i trasporti portoghesi fallisce ma apprendo, con amaro sollievo, di come il problema non sia individuale.
Maestro, lei è ancora qui e usa il mio “””smartwatch””” per propormi delle massime orientali, raccolte in un brano chiamato Le aquile non volano a stormi
In silenzio soffro i danni del tempo
Le aquile non volano a stormi
Vivo il rimpianto della via smarrita
Nell’incerto cammino del ritorno
Il tempo che torna nei suoi testi e nei suoi insegnamenti ed esso che, per ora, un po’ nemico mi è stato. Niente di troppo grave ad essere onesti, fortunatamente quando si tratta di appuntamenti o giornate lavorative, mi affido al 44 (il numero delle mie scarpe) e vado con la certezza di arrivare in orario se non addirittura in anticipo.
Questo treno mi è estraneo e mentre scrivo mi assale il dubbio:
“Ma la carta che ho appena passato ha registrato la mia entrata in stazione? O era un segnale rosso quel che ho visto? Se un controllore dovesse per motivi a me sconosciuti verificare l’illegalità del biglietto.. ....quanto pago?”
Questa frase, indipendentemente dalla musica che passa in cuffia, mi perseguirà per tutta la durata del viaggio, ne sono certo.
Meglio posare la penna e guardarsi attorno con faccia ebete e incantata, da vero incosciente qual mi riconosco in questo preciso momento.
22/02/2017
Sono sulla metro, diretto verso l’Est. Oriente, con in mano un biglietto timbrato regolarmente e con la promessa di un abbonamento entro 24 ore. Ho vinto sul caos burocratico. Almeno spero. E adesso ho anche le testimonianze, italiane e straniere, di gente spaesata con il sistema di trasporti portoghese. Non siamo soli, siamo assieme, siamo uniti ma non ci conosciamo, condividiamo un disagio e lottiamo per sopravvivere (esagerazioni in crescendo).
Cosa mi canta stasera, maestro?
Verrà un altro temporale
Sarà di nuovo estate
E scoppieranno i suoi colori per le strade
Ci sentiremo crescere
Un brano che suggerisce la meditazione, la contemplazione della quiete sensoriale, spirituale o semplicemente la quiete osservata in natura, o ancora, “La quiete dopo un addio”
Questo è un brano che definisco “un piacere privato” in quanto, sebbene a parole possa trovare il modo di spiegare quel che accade sinesteticamente e sensorialmente nell’atto dell’ascolto, preferisco non farlo, preferisco solo citare un altro brano del testo a me caro:
Poche le cose che restano alla fine di un’estate
La quiete dei colori autunnali
A riflettersi sulle strade e sugli umori
Come un dolce malessere dopo un addio
E la quiete è quel che finalmente sovviene, sicuro di un problema in meno da risolvere.
E spero di trovare Continente (un supermarket abbastanza fornito di tutto) aperto.
24/02/2017
L’una di notte passata, sono a casa e ho quasi sonno.
Tutto fatto, tutto ok. Abbonamento preso e porte aperte verso ogni mezzo di trasporto qui a Lisbona per un mese.
Con tale carta in mano, la Navigantes, comincio anche a comprendere alcune dinamiche di pagamento e di scelta della zona e delle tariffe da applicare per eventuali viaggi singoli. Ciònonostante, non giustifico e continuo a confortare quella parte di me non esattamente spaesata (non la prima volta che vivo all’estero per i fatti miei) ma comunque innervosita da tale sistema.
E lei, maestro? Cosa mi dice?
Oggi non ci siamo visti nè sentiti eppure la penso spesso, in questo periodo. Un po’ come quelle sensazioni extra-sensoriali dove avverti un movimento, anche a distanza di chilometri e chilometri, come un messaggio o un’espressione lasciata libera. Qualcosa mi porta a pensare a lei, chissà magari che qualcosa mi stia davvero sfuggendo. Chiederò sue notizie.
E grazie.
Grazie per tutti i testi che lei e Manlio e Giusto Pio avete portato sulla mia tavola. Io che divoro musica (con rispetto).
Grazie per le sue musiche e per le sue idee.
E grazie dei suoi insegnamenti, Maestro. Qui a Lisbona non so bene a che livello possano conoscerla (rispetto alla Spagna di cui ho salde certezze), nè ho ancora indagato in merito alle conoscenze del panorama italiano in mano ai portoghesi. Le farò sapere, mi darò una mossa.
Mi stia bene, Maestro.
Buonanotte.








