Spettacolo Vietnamita - Expo 2015 Milano

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@elenamreule
Spettacolo Vietnamita - Expo 2015 Milano
#postinmovimento Le delusioni letterarie
Sistemando la mia stanza ho recentemente ritrovato e riletto un racconto che ho scritto all’età di 16 anni. All’epoca mi sembrava un trionfo di semantica implicita, un exploit di metafore legate al significato ultimo della nostra vita terrena, un tripudio di virtuosismi letterari degni di nota. Rileggendolo ora, invece, mi accorgo che il senso della storia non è chiaro. Dico che non è chiaro e non che non esiste del tutto poiché io, lo ricordo bene, avevo un’idea a riguardo. Un pensiero viveva e vive ancora tra quelle righe ma non emerge mai alla luce, rimane immerso nel nero dell’inchiostro. Immedesimandomi nel lettore mi rendo conto che la scrittura non è sempre scorrevole, a tratti è poco disinvolta. Di certo non sono presenti errori grammaticali, né sintattici. Avrei potuto però elaborare meglio alcuni pensieri, rendere più vivi e lucidi alcuni passaggi. Il manoscritto racconta la scelta del protagonista, il figlio di un pescatore, di voler indagare sul significato della fede religiosa. Cresciuto da una madre profondamente cattolica in un paesino minuscolo che vive di speranze e preghiere, sente di non appartenere alla vita che lui stesso conduce. Si sente soffocare dal bigottismo dei compagni scolari e lavoratori che puntano il dito contro di lui ogni qualvolta esprime un’idea personale, rielaborata, diversa. Al termine dello scritto il protagonista muore da solo, in una barca in mezzo al mare, dopo essere fuggito di casa alle prime luci dell’alba. I finali felici non mi sono mai piaciuti, lo sapete.
#postinmovimento LA FILOSOFIA COATTA SPIEGA IL SIGNIFICATO POETICO Molto spesso le persone non capiscono come mai io trovi estremamente interessante l'attività poetica rimbaudiana. Si focalizzano, la maggior parte delle volte, sulla poesia in quanto tale, in quanto esercizio di scrittura, in quanto genere letterario. Questa è soltanto una delle dimensioni della poetica, quella stilistica e, a parer mio, anche quella meno interessante in assoluto! Ne costituisce la faccia, l'estetica, la prima impressione ed è importantissima ma poco stimolante. Ora ve lo spiego così come ve lo spiegherebbe il palestrato che frequenta la discoteca di serie B: Quando decidete di farvi un tatuaggio la prima cosa a cui pensate è il disegno, o il carattere grafico della frase che volete tatuarvi. Ed é giusto, è normale, è logico. Perché se siete convinti di voler marchiare il vostro corpo dovete prima di tutto sapere come cambierà, esteticamente. Ammettiamo che abbiate optato per il disegno di un sobrio ed elegante dragone sputa fuoco e che siate dotati di particolari capacità artistiche. In tal caso passerete qualche giornata con la matita e il foglio in mano per dare vita alla vostra opera nel modo che vi soddisfa di più, prestando attenzione ai particolari e compiendo più o meno consapevolmente decine e decine di piccole e minuscole scelte. Straccerete qualche foglio, romperete qualche matita e invocherete qualche divinità, ma al termine del vostro lavoro sarete soddisfatti. Ora vi chiedo di compiere uno sforzo in più e di rispondere a queste domande: Perché volete tatuarvi? Perché avete scelto quella particolare posizione sul vostro corpo? Perché proprio un dragone? Perché sta sputando del fuoco? Perché lo sguardo è volto a sinistra? Perché? Quando avrete risposto ai miei quesiti allora potrete comprendere perché io apprezzi Voyelles, la poesia rivelatrice di Rimabaud. E non la cito casualmente.
Piazza Brembana (BG)
LA CONDIVISIONE DELL’ESPERIENZA DEL NULLA.
Ho sognato di percorrere le vie di Bergamo e ritrovarmi alla locanda Il Puledro Impennato, sì proprio quella in cui Frodo incontra Granpasso per la prima volta. L’interno era molto luminoso e con arredamento completamente in legno, all’unico tavolo occupato sedeva una ragazza coi capelli rossi e corti e un paio di occhiali enormi da vista. Con un sorriso sinistro mi invitava a sedermi al tavolo con lei per fare due chiacchiere. Ecco a questo punto del sogno Frodo mi fa un baffo e anziché infilarmi l’anello e scomparire in mezzo ad una folla di ubriaconi puzzolenti decidevo di assecondare la ragazza dai capelli rossi e mi accomodavo al suo tavolo, ma il suo modo di parlare confusionario, sgrammaticato e privo di nessi logici tra una frase e l’altra mi suggeriva un rapidissimo pentimento. Cercando una via di fuga mi dirigevo verso la toilette e al mio ritorno notavo con dispiacere che ragazza rossa era sempre lì, sorriso sinistro compreso. Dopo altri svariati tentativi di comunicazione finalmente si allontanava: il suo autobus stava per passare. Prima di andarsene però mi allungava una busta, al cui interno trovavo la cosa che mi accorgevo al momento di cercare da una vita intera: due dosi di MDMA. Entusiasta come un bambino con le sue caramelle stringevo tra le dita il mio tesoro (appunto!) e me ne andavo. Fuori dalla locanda la giornata era splendida e primaverile; il vento caldo mi scompigliava i capelli e con grandissima sorpresa mi trovavo a due passi dalla mia scuola superiore. Mi sentivo talmente malinconica e nostalgica da non poter fare a meno di salire sul tettuccio che vedevo dalla finestra della scala interna, davanti alla mia ex quinta cì, sognando il momento in cui mi sarei presentata alla festa di quella sera, organizzata da Carlo Pastore. Inutile dire che il mio animo, su quel terrazzino, era tornato quello da quindicenne innamorata della novità e della banalità, disegnando cuori immaginari nel cielo, con le dita. Tutta la mia eccitazione per il nulla svaniva quando, ripescando dalla tasca la busta della ragazza rossa trovavo un’unica dose di MDMA.
#postinmovimento Il populismo del dovunque. Oggi l'obliteratrice della stazione non funziona e quindi l'unica cosa logica da fare è riunirsi a cerchio e dare il via alle danze del populismo del dovunque, meglio se in dialetto. La solidarietà di classe in questi casi è d'obbligo, ma il meccanismo che ne regola l'esistenza è molto simile a quello della libertà: finisce dove impedisce a me di essere libero/di potermi lamentare in santa pace. Non serve aspettare che pochi secondi ed ecco che le sciure si fanno cenno d'intesa. Ci siamo. "Com'è che non va il timbra-coso?" "Ah chi lo sa, soliti disagi delle ferrovie" "Eh ma adesso come si fa?" "L'amica di mia sorella una volta ha chiesto a quelli lì che manovrano i treni e le hanno detto che bisogna cercare il capotreno e farlo presente" "Ma mica lo si può disturbare se sta guidando eh" "Io non lo timbro, sono affari loro" "Ma appunto sono affari loro scusate mica è colpa mia se non va il timbra-coso, io ho la buona fede" "Brava! Poi perché devo alzarmi io a cercarlo, venga lui da me se vuole" "Che poi quando scioperano hanno ragione a scioperare però chi ci smena siamo solo noi che dobbiamo andare a lavorare" "Guardi si vota si vota ma niente cambia mai davvero" Io un talento tale non l'ho mai conosciuto e credo che, per quanto io sia abbastanza brava a trovare un modo per avere sempre ragione e non ammettere mai un mio torto personale, non sarei altrettanto scaltra da riuscire ad imputare un qualsiasi avvenimento quotidiano al classico dei classici del populismo del dovunque "si vota si vota ma non cambia mai niente".
Pensavo che la vita da universitario o da studente in generale fosse il migliore dei mondi possibili e lavorare come dipendente il peggiore. A concorrere a questa mia tesi è sempre stato presente in prima linea, come la libertà che guida il popolo nel celebre quadro di Delacroix, il mio amico Luca. A poche ore dal mio primo turno di lavoro alla mia primissima esperienza lavorativa mi scrive "Meru volevo farti gli auguri x doma!!! Lavorare fa cagare, ma purtroppo tocca anche a noi disadattati!! ... Il primo giorno poi é proprio un incubo". Devo essere però sincera e ammettere che l'ansia non é mai stata con me, nemmeno a pochi minuti dal varco della soglia dell'hotel. Ho sempre pensato che non valesse più la pena cadere vittima di stress, di nuovo. Le mie battaglie con l'ansia nel corso degli anni si sono tramutate in guerre e da guerre sono divenute persino catastrofi, ma ora io ho riconquistato il trono, definitivamente! Inutile dirvi che non intendo più abdicare e nemmeno farmelo usurpare sotto il naso. Dopo una settimana di reception posso iniziare a tirare qualche parzialissima somma in base alla minima esperienza maturata fin'ora. Posso dire che lavorare non è molto diverso dal studiare, in questa prima fase di ambientamento, per lo meno. Mi piacciono tutti i responsabili che ho conosciuto fino a questo momento. Di alcuni apprezzo la precisione e la pazienza, di altri l'estrema gentilezza e l'amore con cui svolgono il loro compito. Altri sono talmente simpatici da non farmi nemmeno rendere conto del tempo che passa, anche se poi a fine turno la reception sembra essere stata meta delle invasioni barbariche. La cosa migliore è che tutti sono capaci di mettere a mio agio sia me che il cliente. Nessuno mi ha mai fatto pesare la mia condizione da persona totalmente ignara dei meccanismi e delle dinamiche che stanno alla base dell'organizzazione di un hotel e mi è stato lasciato molto spazio per la pratica. Check-in, prenotazioni, pagamenti, verifiche, libri arrivi: in soli cinque giorni sono stata capace di provare a fare tutto questo almeno per una volta in totale autonomia, seppure sempre sotto la loro vigile e muta supervisione. I periodi duri arriveranno, così come arriveranno i clienti esigenti e maleducati, così come arriveranno gli ammanchi di cassa e gli errori piccoli e grandi; ma li affronterò con la corona in testa e lo scettro in mano.
Cosa faresti se domani svegliandoti ti accorgessi di essere diventata la tua professoressa d'italiano?
Era il 21 dicembre del 2002 e questa è stata la domanda che la professoressa d'italiano delle scuole medie ci aveva posto. L'indicazione era quella di scrivere un brevissimo saggio circa la nostra presunta reazione alla situazione. Quello che trovate di seguito era il mio pensiero, talmente apprezzato da essere stato pubblicato sul giornalino della scuola.
"Mi avvicino al mio ex banco e bisbiglio alla ex me stessa, per capire se anche lei s'è accorta di quello che è successo: Elena annuisce. Sì, ma nel mio nuovo ruolo non so come comportarmi e nemmeno la nuova alunna si trova a suo agio.
Bastano pochi minuti e la classe, come di consueto, inizia a creare confusione. Devo cercare un rimedio pensando da professoressa: chiamo Matteo, da sempre la mia vittima preferita e comincio ad interrogarlo.
La confusione però continua così minaccio note sul registro e sul diario, ma niente cambia, finché, spinta dall'esasperazione, lancio un urlo alla Tarzan. Finalmente mi sento al centro dell'attenzione, tutti stanno in silenzio a guardarmi; però ho finito per farmi sentire anche da altre persone. In realtà dell'intera scuola e, sfortunatamente, proprio oggi c'è la direttrice in visita.
Mi trovo a dover spiegare il motivo del mio grido e non sapendo cosa rispondere apro la bocca dicendo la prima cosa che mi capita in mente <eh, c'era un moscerino!>. Iniziano così le ricerche del mostro.
Per fortuna in quel momento suona la campanella dell'intervallo e, come una mandria di bufali inferociti, gli alunni escono dalla classe per andare a mangiare.
Finita anche la ricreazione cerco d'inventarmi una lezione, ma proprio oggi non ho studiato niente e non ho idea di cosa posso parlare. Per fortuna un lampo di genio: interrogo Elena, così mi posso dare un bel voto e lei fa la lezione al posto mio.
Faccio una bellissima figura e mi salvo anche dal terribile impiccio, così mi mando a posto. Ma ecco che le cose si complicano ancora: dalla cattedra vedo che le compagne mi spediscono dei bigliettini, ma la nuova me non solo non risponde a nessuno, ma li butta anche via, rovinando la mia immagine. Per di più il caos è tornato a regnare e io ho esaurito le idee, non so cosa fare.
Ecco che suona la campanella <Meno male, è la mia sveglia sul comodino, l'incubo è finito!>."
Il commento della professoressa al mio saggio è stato "Molto molto molto DIVERTENTE!!! Ho riso come una pazza! Eccellente." Che soddisfazioni!
Natale non per tutti significa la stessa cosa. Per alcuni, i più religiosi, Natale è il rinnovamento della fede, il rinforzo della coscienza e dell'amore. Per altri, i più piccoli, Natale è la nascita di un bimbo paffuto che aveva poco, anzi niente, e pertanto ha visto la luce in una piccola mangiatoia. Per altri ancora, i più socievoli, Natale è un'occasione per vedere o sentire persone che da tanto tempo non si aveva l'occasione d'incontrare. Per qualcuno, in genere più stressato, Natale è un modo per staccare dalla realtà quotidiana e vivere una giornata in serenità. Per pochi, i più ricchi, Natale è una montagna di regali più alta dell'albero decorato è illuminato da terzi. Per certi, i più sensibili, Natale è riflessione, è cercare di aiutare senza sperare nulla in cambio, è ricordo. Per qualche altro, tra i più materialisti, Natale è mangiare tanto e accumulare cose che il giorno successivo chiuderanno in grandi scatoloni da riporre in cantina. Per molti, i più appassionati, Natale è correre al mercato per acquistare frutta fresca e preparare con le proprie mani manicaretti per i propri cari. Per qualche anima, soprattutto quelle più ciniche, Natale è critica al consumismo e brontolìo per il rumore dei tacchi della signora al piano superiore. Per tutti, ma proprio tutti, Natale è riconoscersi parte di una società, di un'entità più grande del singolo che a volte spaventa ma a volte riesce a commuovere per la sua generosità. Sia atei che cattolici, sia romantici che calcolatori, sia ispirati che aridi: il Natale è per tutti un'opportunità.
Una delle frasi che mi sono state più spesso rivolte da sconosciuti è "Tu non sei italiana, vero?!". Ma dov'è finito il vecchio e caro "Che ccc'hai da accenne??"? Forse è passato di moda oppure più semplicemente sembro veramente forestiera agli occhi degli estranei. Ma perché? Sinceramente non ne ho idea, visto che la provenienza che mi viene attribuita non è sempre la medesima, anche se devo dire che "Europa dell'est" è decisamente la più quotata. Succede spesso che io senta discutere in quello che dovrebbe essere un sussurro persone che scommettono una pizza "ma sarà tedesca o inglese?" oppure "secondo me è quella dell'erasmus" o anche "dev'essere qui per la settimana bianca". La volta in cui ho riso di più è stata questa: un weekend i miei amici mi presentano un ragazzo che non avevo mai visto. Nel corso della settimana accetto la sua amicizia su Facebook. Il weekend successivo si sente in vena di fare lo splendido pertanto esordisce con voce suadente "ehi, io l'avevo capito subito sai?!" "ehm.. cosa?" "beh che sei straniera no? quando ti ho cercata su internet poi il tuo cognome me l'ha confermato". OK. Tutto ciò è decisamente esilarante però mi potreste far sapere cos'ho di diverso dalle italiane? Per pura curiosità. Qui sotto vi riporto una lista completa di tutte le zone geografiche che sono state indicate come mia ipotetica terra madre nel corso degli anni: • Ungheria • Inghilterra • Germania • Svezia • Russia • Slovenia • Romania • Est Europa • Spagna • Francia • Brescia (?)
"Non dovete più prenderci per il culo" è il grido che Claudio di Biagio lancia attraverso il suo canale YouTube.
C'è chi è convinto che stia sbagliando i modi, chi è sicuro che si stia contraddicendo sui contenuti e chi pensa semplicemente che una buona dose di cazzi propri non gli farebbe altro che bene. Io, personalmente credo che FINALMENTE!
Non condivido tutto quello che ha dichiarato nel suo video in maniera spassionata e incondizionata però. Claudio afferma che non si può condannare Francesco Sole in quanto persona, né si possono criticare i contenuti dei suoi video e dei suoi celebri e scopiazzati post-it divenuti ora un "libro". Ebbene io invece sono convinta che sia proprio questo il fuoco sul quale dobbiamo puntare il nostro indice. Non si può vivere leggendo esclusivamente Madame de Stael, no si può campare guardando soltanto documentari su Rimbaud e non si può amare soltanto Lorenzo il Magnifico, va bene, sono d'accordo. E' stato dimostrato in diversi trattati antropologici e psicologici che la società moderna opprime a tal punto l'individuo da dovergli proporre un'alternanza tra partecipazione attiva e rilassamento totale. Si deve lavorare, si deve studiare, si deve mantenere la mente impegnata, ma si ha altresì diritto allo svago. Ma esiste svago e svago, a parer mio. Tralasciando il fatto che non per tutti leggere un romanzo di Dickens è il peggiore dei mali, esistono diverse modalità attraverso le quali possiamo distrarci e ridere. Esiste la commedia quale genere letterario e scenico; esiste la musica e pensiamo a quale varietà immensa di generi questa ci offre; esiste la danza, con la quale la possiamo accompagnare; esistono le passeggiate nella natura, esistono gli amici ed esiste anche la tecnologia. Tralasciando ANCHE che esistono trattati sociologici che dimostrano chiaramente che il riso è soltanto una convenzione sociale, in tutte le situazioni che ho prima elencato ci si può distrarre dalla logorante vita lavorativa e si può trovare anche il sorriso, quello spontaneo.
Perché dunque un giovane non dovrebbe spronare altri giovani a farlo in questo modo? Lo stesso Claudio di Biagio propone con i suoi video un tipo di svago costruttivo, beh, non con tutti ecco. Consiglia film che a lui sono piaciuti particolarmente, a volte molto particolari e con un pubblico di nicchia, altre volte molto più popolari e conosciuti, spingendo con la sua passione molte altre persone ad informarsi a riguardo; si cimenta in improbabili ricette in famiglia che invitano gli utenti a riscoprire un legame famigliare con i membri meno socialmente stimolanti e non manca mai di farli ridere di gusto con montaggi volutamente ironici o con una comicità di facile comprensione, ma allo stesso tempo studiata e veramente spassosa.
Apro la pagina FaceBook di Francesco Sole e voglio leggere alcuni di questi tristemente famosi post-it. "Clinomania: eccessivo desiderio di rimanere a letto" cos'è questa?! un'ode alla pigrizia, in tutto e per tutto, cominciando dal fatto che non c'è stato il minimo impegno poetico, grammaticale, letterario, artistico né originale nel scriverlo e finendo con la constatazione dell'inutilità di questa informazione. "Fanculo: siamo la generazione che viene salvata dalla musica invece che dalle persone" dunque il caro Francesco Sole qui stai chiaramente comunicando ai ragazzi che lo seguono che la loro individualità non è importante perché si devono riconoscere in una generazione che, oltretutto, non è in grado di provvedere per se stessa in autonomia. La generazione di cui anche lui stesso è parte necessita infatti di essere salvata e sostiene che a farlo sia la musica e non le persone. Bene allora chi è che scrive la musica? Gli elfi di Granburrone? Ah forse lui per musica allude ad alcuni dei metodi armoniosi di comunicazione animale, tipo il canto degli usignoli? Oltretutto, come fa una generazione intera a salvarsi per mano di "persone"? Quello che ha scritto, ammesso che lo abbia fatto lui, non ha assolutamente senso. Voglio essere scevra da inutili pregiudizi e apro qualcuno dei suoi video, ma non vedo altro che: auto sportive costose, ragazze poco vestite, computers, CocaCola, iPhones, spiegazioni inerenti a tecniche di approccio promiscuo, pubblicità varie, discoteche e ignoranza. Io dunque non mi sento di non criticare questa tipologia di contenuti! Lo so che è anacronisticamente inopportuno e che faccia anche sorridere parlarne però ritengo che sia un vero peccato che le giovani menti perdano tempo a pensare a queste futili banali e poco importanti cose. C'è chi ritiene che l'arte sia la cosa più inutile mai approdata sulla terra, ma inutile per inutile, io preferisco riflettere davanti un quadro di De Gas piuttosto che davanti un video di Francesco Sole. Forse l'esempio non sembra calzare, forse avrei dovuto citare qualcuno di più dotto e accademico, ma il fatto che l'impressionismo fosse malvisto al tempo può regalare altri spunti di meditazione!
Francesco, ora mi rivolgo a te direttamente. Caro, io spero per te che queste boiate tu le concepisca solo per alimentare la grande macchina del Dio denaro perché in caso contrario tu presenteresti delle lacune logico-semantiche veramente preoccupanti, considerata anche la tua età. Devo ammettere però che con questo tipo di problematiche tu mi risulteresti molto più simpatico perché perlomeno non prenderesti nessuno per il culo. Peccato che noi tutti sappiamo che non sei veramente così beota e soprattutto che al vertice della piramide dell'hype4money c'è qualcun altro e non tu.
E qui si giunge al secondo focolare della discordia: l'etica personale. C'è chi sacrificherebbe alle divinità del successo e del denaro anche la propria dignità e così mi sembra faccia anche l'interpellato del giorno. Essendo perfettamente capace d'intendere e di volere Francesco Sole è perfettamente conscio di essere il prestafaccia di un progetto vuoto eppure continua a farlo, seguita a togliere spazio fisico e concettuale a progetti, idee, personalità, originalità meritevoli. Il suo pubblico è oramai molto vasto e, in tal senso, egli è stato condotto secondo un piano ben preciso e macchinato all'ottenimento di un potere mediatico fortemente incisivo che, se sfruttato a fini nobili, potrebbe essere molto utile. E invece si comunica l'ovvio, il banale, il superfluo, il socialmente riconosciuto e il socialmente imposto, il dannoso perfino. Il target di pubblico che Francesco Sole mira a raggiungere è quello dei teenager che, per definizione psicologica ed evolutiva, è quello più influenzabile e soggetto a un'esasperazione dei sentimenti e delle situazioni. Se a questi ragazzi non vengono offerte alternative utili e impegnate, se a queste nuove coscienze non viene insegnata la giusta moralità, se questo tipo di pubblico giovane e impressionabile trova in YouTube l'ennesima sottorete di rapporti e vincoli televisivi e dipendenti dal potere di terzi, vien da sé che saranno portati a comportarsi come coloro che vedono davanti agli schermi.
Sono perfettamente consapevole del fatto che non spetta a YouTube né alla tv educare i nuovi spiriti critici, ma non dimentichiamoci che non tutti hanno altri riferimenti che loro reputano interessanti e stimolanti da seguire ed emulare.
#selvaggianonmentire
Cose che mi piacciono: • i romanzi dal finale tragico o interpretabile • il caffè • i dipinti impressionisti, in particolare quelli di De Gas • la storia d’amore tra Rimbaud e Verlaine • le fotografie antiche • la musica di Patrick Wolf, di Chopin e dei Baustelle • i video dei SacconeJolys su YouTube • la trilogia del Signore degli anelli e la saga delle Cronache del ghiaccio e del fuoco • i rossetti di Mac • i cuccioli di cane • il concetto di “condizionamento operante” in psicologia • le crostate di frutta fresca, pane e pomodoro e la pizza • la cultura inglese • i giocattoli per neonati
Cose che mi piace fare: • nell’editing fotografico, spostare la manopola della tonalità sull’arancione • rimanere a letto quando fuori fa freddo e ancora buio • ricordare episodi buffi • visitare posti nuovi • non dimenticare i sogni notturni e prenderne subito nota • cercare i particolari più insignificanti di vite vissute molto tempo fa (Wilde adorava le tartine al cetriolo!) • immaginare una colonna sonora per diversi momenti della vita • preparare dolci • ridere e far ridere • passeggiare nei boschi • riflettere sulle cose che tutti danno per scontate
Cose che non mi piacciono: • la musica dei Modà • i carciofi e le caramelle al limone • il comportamento “non ho ragionato con la mia testa a riguardo, ma tutti lo dicono e quindi lo dico anch’io” • conoscere la fine del libro che sto leggendo • le fotografie con la nitidezza alzata al massimo • il disordine • le fantasie animalier • il freddo • incontrare vecchi amici noiosi • il fatto che i marchi di makeup che producono fondotinta per la mia carnagione siano così pochi • la violenza • le illustrazioni dei libri di scienze e di quelli di inglese • il cielo nuvoloso di notte • i capelli crespi
Cose che non mi piace fare: • togliere i piatti dalla lavastoviglie • scattarmi i selfie • cercare una via con le mappe per poi raggiungerla • fare shopping quando sono appena cominciati i saldi • dover aspettare senza avere niente da fare • dovermi sempre chiedere se è vero • provare i vestiti in camerino • buttare i giornali vecchi • stare zitta quando qualcuno sbaglia il congiuntivo • redigere bilanci 31/12/n+1 • giocare a carte • tagliarmi i capelli • parlare con chi non è disposto ad ascoltare • perdere tempo
Mes petites amoreuses La mia carriera da lettrice è lunga e ricca di generi diversi, di storie fantastiche e storicamente provate, di amori struggenti e di oggettivo cinismo, di esistenze tranquille e di animi ribelli. Il momento in assoluto più strano e più esaltante al tempo stesso é ancora limpido nella mia mente. Era il 2005 e leggevo Il giovane Holden, già dalla prima pagina mi ero innamorata di quel catcher bugiardo, irriverente, di quella testa calda che preparava le valigie a causa dell'ennesima espulsione dall'ennesimo college. Di quel pessimo studente con un'intelligenza brillante, con una propensione per la scrittura e le materie umanistiche seppur inconsapevole e sconsiderata. Mi beavo delle sue sceneggiate dal sapore partenopeo, del suo inseparabile cappello da cacciatore acquistato per poco o per niente e del suo affetto per la sorella minore. Tornato nella sua città Holden non ha ancora rivelato niente ai genitori riguardo al suo allontanamento dalla scuola pertanto cerca di... beh di perdere tempo! Ed è in questo momento, a bordo di un taxi, che Holden si pone un dubbio che io stessa mi sono posta per anni e che, data la stagione, mi ponevo anche in quel preciso periodo. "Ma che fine fanno le paperelle di Central Park quando il laghetto ghiaccia?" appena lette queste righe ho sollevato lo sguardo e ho pensato, a lungo. Alla migrazione dei volatili nessuno dei due aveva pensato, non l'avevamo proprio presa in considerazione. Forse quel ragazzotto che si era lasciato alle spalle un'infanzia schiffa mi somiglia e per questo ha sempre suscitato in me tanta simpatia. In fondo è proprio nella maniera di ragionare che le persone possono risultare affini ed è della maniera di ragionare di qualcuno che ci s'innamora.
La semplicità delle dee
Se fossi nata nel corso del quindicesimo secolo sarei stata considerata una dea di bellezza. I canoni estetici cambiano enormemente col passare delle stagioni, figuriamoci col trascorrere dei secoli! Con ciò che affermerò poi non voglio assolutamente disprezzare quelli moderni, semplicemente la mia estraneità mi permette di compiere un’osservazione solo in parte partecipante (scusate il gioco di parole) ma non meno obiettiva.
Osservo le divinità nate dal pennello del Botticelli e m’incanta la loro splendida semplicità. Non extension ma capelli naturali, luminosi e fluenti; nessuna ricostruzione in gel alle unghie con pupazzetti e sberluccichìi. Alcuna pochette con teschi catarinfrangenti tra le mani, solo arance appena colte. Che piacevole sensazione regala la totale assenza di quei colori sgargianti, quei fucsia che intorpidiscono i sensi o quei gialli neon che restringono le pupille.
Il senso dell’estetica moderno non era ancora stato concepito ed è per questo motivo che osservare tali capolavori è beatificante. Oh che meraviglia quei volti ispirati da sentimenti autentici, quelle danze leggiadre e le movenze delicate! Che sogno quelle vesti leggere e candide, quasi trasparenti eppure per niente volgari.
In certe occasioni mi sento talmente assuefatta e oppressa dall’estetica contemporanea tout court e in particolare da quella della fotografia da necessitare un tuffo in questo passato che concepisco come un mondo parallelo, come una dimensione altra dei sensi e della sensibilità.