Essere un vaso emotivo
A volte mi sento come un vaso.
Non uno di quelli belli, decorati, messi in mostra su una mensola. Uno di quelli che stanno lì, aperti, pronti a raccogliere tutto quello che arriva.
Le persone mi raccontano le loro paure, le loro delusioni, le loro storie d'amore finite male, i loro dubbi, le loro ferite. E io ascolto.
Ascolto davvero. Forse troppo.
Perché non riesco a limitarmi a sentire le parole. Le immagino. Le vivo. Mi metto nei loro panni. Cerco di capire cosa hanno provato, cosa stanno provando, quanto deve fare male.
E senza accorgermene raccolgo un pezzetto di ogni storia.
Un pezzetto oggi.
Un pezzetto domani.
Un altro dopodomani.
Finché il vaso si riempie.
La parte strana è che quando succede non me ne accorgo subito. Continuo a funzionare normalmente. Continuo a ridere, a lavorare, a parlare con tutti. Poi, all'improvviso, arriva quel giorno.
Quello in cui mi sento pesante.
Quello in cui non ho voglia di parlare.
Quello in cui le cuffie diventano una barriera tra me e il mondo.
Quello in cui mi chiedono se sono arrabbiata e non so cosa rispondere, perché la verità è che non sono arrabbiata con nessuno.
Sono solo piena.
Per anni ho pensato che il problema fosse essere troppo emotiva.
Che forse sarei stata meglio se fossi stata più fredda, più distaccata, più egoista.
Ma forse non è questo il problema.
Forse il problema è dimenticarmi che anche un vaso pieno ha bisogno di essere svuotato.
Perché non posso raccogliere tutto per sempre.
Non posso portare sulle spalle ogni dolore che incontro.
E soprattutto, non posso continuare a prendermela con me stessa ogni volta che arrivo al limite.
Essere empatici è un dono meraviglioso.
Essere una spugna emotiva, invece, è estenuante.
Sto ancora cercando di capire dove finisca una cosa e inizi l'altra.
So solo che oggi mi sento piena.
Piena di parole che non erano mie. Piena di paure che non mi appartengono. Piena di emozioni che ho raccolto strada facendo senza nemmeno accorgermene.
Forse domani andrà meglio.
Forse significa semplicemente che il vaso è pieno.
Forse basterà una notte di sonno, una risata, un viaggio, una giornata diversa.
O forse no.
Ma una cosa la so.
Anche il vaso più pieno, prima o poi, si svuota.
E torna a fare spazio alla leggerezza.
















