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EXPL 43: vento tremendo, pianura inospitale
Questo posto è una steppa dura e ventosa. I suoi abitanti parlano una lingua fratta e polifonica che non saprei trascrivere. Sono nomadi, e percorrono con leggerezza le sterminate pianure, cacciando.
EXPL 42: area di base x altezza
Questo posto è abitato da persone che desiderano essere trasformate in solidi geometrici: cubi, cilindri e piramidi vanno per la maggiore. Più rari sono i solidi a molte facce: dodecaedri, icosaedri. Rarissime le sfere. Presenti, ma considerati abomini e di conseguenza ostracizzati, tutti i solidi irregolari, scaleni e asimmetrici. Il processo di trasformazione in solido è concettualmente ammissibile, per quanto complesso. Un corpo, già tridimensionale, viene trasformato in qualcos’altro, pur restando tridimensionale. Mi raccontano che non è sempre stato così. A lungo si è cercato di sfuggire alla tirannia della dimensionalità, ma la trasformazione in figure piane, in segmenti, o addirittura in punti completamente adimensionali si è rivelata essere un pantano tecnologico inaffrontabile. "Avete provato ad andare nella direzione opposta?" chiedo. "In che senso?" "Al posto di ridurre le dimensioni, aumentarle. Ipercubi, solidi tetra-, penta- o esadimensionali." Mi ritrovo davanti occhi sbarrati, bocche semiaperte, e l'eco lontano di idee gettate in una stanza troppo grande: la multidimensionalità non è concepibile. Pazienza.
Il processo di geometrizzazione passa attraverso tre fasi ben definite. Nella prima viene progettato una gabbia che vada ad abbracciare il corpo del trasformante e lo avvicini alla perfetta ed ordinata corporeità a cui anela. La gabbia semplifica la volumetria e riduce la superficie epidermica a figure geometriche semplici, triangoli principalmente. Le facce dei triangoli devono essere aderenti alla figura originale per minimizzare i traumi. Le aree minute e colme di dettagli come i tratti del volto e delle mani genereranno molti triangoli molto piccoli, mentre le aree già nativamente semplici come scapole e cosce possono accontentarsi di pochi e ampli triangoli. Una volta che la gabbia è ultimata viene piazzata addosso al soggetto, dando inizio alla fase due. Un misto di biochimica e genetica consente al soggetto di riempire completamente il volume della gabbia, che diventa a tutti gli effetti uno strumento contenitivo. È una fase relativamente breve, ma per arrivare a questa meraviglia tecnologica si sono dovute spendere molte energie. Mi viene confessato, con un certo imbarazzo, che i primi tentativi sono stati dei grassi fallimenti. Quando la seconda fase è completata il soggetto inizia a prendere confidenza con la sua nuova vita di entità geometrica. Per il momento è ancora molto complesso, e la terza fase - la più lunga - serve proprio a sbarazzarsi di questa complessità. Una faccia alla volta, uno spigolo alla volta, il soggetto viene rimodellato. Ogni cambio di forma ha bisogno di tempo, sia per essere operato, sia per permettere al corpo di guarire ed adattarsi alla nuova condizione. Una trasformazione in solido che mantenga grossomodo le proporzioni del corpo umano (i parallelepipedi vanno per la maggiore) richiede tra i sei e gli otto mesi. Per un solido alieno - piramide, ottaedro - possono servire fino a tre anni di sofferenza e lenta trasformazione. Una volta che il processo è completato - e spesso molto prima, circa a metà della fase tre - il soggetto perde la propria autosufficienza. Non può più deambulare, nutrirsi, o curare la propria igiene personale. Tali compiti sono demandati a personale specializzato - o a volontari, organizzati sotto nomi pittoreschi quali "Gli amici di pitagora", "Cuore e cubo" e gli agguerritissimi de "Associazione 3D: dignità, divertimento, decubito". I trasformati, a causa delle massicce dosi di antidolorifici che sono costretti ad assumere, sono spesso in uno stato di coscienza fluttuante che rende difficile la conversazione. Ho comunque cercato di interagire con una di essi, Marinella, che da sette anni conduce la sua vita come prisma a base pentagonale. "Signora Marinella, grazie per avermi ricevuto." "Uh-uh." "La sua storia è straordinaria, mostra molto coraggio e determinazione." "Gr-, gr-, grz." "Mi dica, qual è la parte migliore di essere un prisma a base pentagonale?" "Prft." Qui cerco l'aiuto della sua badante. "La signora Marinella dice che il prima a base pentagonale è una forma perfetta." "Ah, molto interessante. E quindi anche lei, diventando un prisma, sente di avere in sé un po' di questa perfezione?" "Gbbb, gbbb." Qui un misto di aria e saliva esce da quella che un tempo era la sua bocca. Guardo la badante, che però mi restituisce il mio stesso sguardo interrogativo. "E mi dica, c'è qualche difetto in questa sua nuova vita? Qualcosa che cambierebbe?" "Frl pr-, prm." "La signora Marinella dice che avrebbe voluto farlo prima, quando era più giovane e più flessibile. La trasformazione è stata molto dolorosa." "Ultima domanda, poi la lascio andare, che vedo che è molto impegnata. Cosa pensa dei solidi senza piani di simmetria?" Qui i suoi occhi si allargano, l'intero prisma è scosso, e la badante si affretta a bloccarla prima che si ribalti ed inizi a rotolare. Ringrazio e lascio la casa.
AZIONE CONSIGLIATA: annessione vincolata a verifica che non siano contagiosi.
EXPL 41: solo libertà
Questo posto un tempo era abitato da una civiltà florida e ricca, ma ora quel ne che resta sono solo dieci miliardi di cilindri pieni di liquido pseudo senziente, manutenuti da una flotta di automi in lento ma costante declino, protetti da pesanti barriere planetarie che ormai nessuno ha interesse ad attraversare. Lo splendore, il lusso, i fasti di un tempo sono ormai dimenticati: il cielo è sempre grigio, gli edifici sono crollati, la polvere si è accumulata. Restano i depositi sotterranei con i loro cilindri, e l'incessante ronzio degli automi.
EXPL 40: ophiocordyceps multilaterals
Questo posto è la capitale di una nazione che ha normalizzato la convivenza con un parassita cerebrale, ma purtroppo l'ho visitata male e nervosamente: ad ogni svolta mi aspettavo una trappola della dama vestita di lilla, ogni faccia poteva nascondere un nemico. La paura, soppressa per impedire di influenzare la mia capacità di osservazione, si è trasformata in paranoia. È un cambio di passo che accolgo con una certa curiosità. Il primo effetto è stato quello di permettermi uno stato di concentrazione che non ritenevo possibile. È però stato molto faticoso, e temo ci saranno altre ripercussioni. Sono comunque riuscito a compilare un resoconto.
EXPL 39: R.S.V.P.
Questo posto è inclassificabile.
Arrivo su una strada di montagna accidentata e il percorso è obbligato: già faccio fatica stando sul sentiero di sassi sconnessi, il fuoripista mi offre solo macigni e rovi e distorsioni alle caviglie. L'unica scelta che ho è tra il salire e lo scendere, e mentre sono lì che pondero la situazione una pausa nel vento mi porta delle note, flebilissime, di musica da ballo. La valle attorno a me è brulla, spoglia, e assolutamente inospitale. La musica pare venire dall'alto, provo a seguirla per qualche passo e subito trovo in mezzo alla strada un guanto. È bianco, da signora, tessuto fine e ricamato. Ha un lieve odore di lavanda. Il messaggio è chiaro : mi chiedono di salire. Meno chiaro il mittente, e nessunissimamente chiaro quanto dovrei fidarmi. Nessuno dovrebbe sapere del mio arrivo, men che che meno potermi preparare un benvenuto. Proseguo guardingo, risalgo il sentiero, sbuffo per la fatica ed arrivo alla capanna.
EXPL 38: cronaca nera
Questo posto è una città, e per la città si aggira un mostro. Nessuno l'ha mai visto, ma tutti hanno visto i corpi straziati delle sue vittime. Ho raccolto alcune testimonianze.
EXPL 37: non chiederti cosa può fare la tribù per te
Questo posto è una tribù che abita una foresta rigogliosa e fertile. La varietà di piante e animali è straordinaria, gli uccelli coprono tutti i colori dell'occhio umano e sovrumano, le piante sono così ammassate da creare muraglioni verdi e impenetrabili, ci sono felci grandi quanto triceratopi e funghi su cui ti puoi sedere. La tribù non ha un nome, ma si riferisce a se stessa solo come "nüatar", che non sono riuscito a tradurre. La lingua è difficile, un po' per i suoni, un po' perché la grammatica punta molto su concetti a me alieni e poco su cose che riterrei più pratiche. Ad esempio hanno quattro modi di salutarsi: uno per esprimere rispetto/riverenza; uno per dichiarare la propria felicità nell'aver incontrato l'altro; uno per dare credito alla presenza dell'altro ma insieme affermare di non aver tempo per fermarsi a parlare; e uno per chiedere qualcosa. È considerato maleducato chiedere qualcosa senza aver iniziato la conversazione con il saluto appropriato, in modo che la persona sappia che fin da subito che la vostra chiacchiera è orientata ad un obiettivo specifico.
EXPL 36: un dio furioso non può provare pietà
Questo posto è un galeone alla deriva su un oceano elettrico. Appaio a prua e sono subito abbacinato dalla chiarissima violenza del mare: è un tumulto di scariche elettriche, fulmini e scintille, c'è molto rumore, continui boati da tutte le direzioni, una battaglia disordinata con la barca proprio in mezzo che beccheggia ubriaca e riesce a non farsi divorare dalla furia elementale, in qualche modo. L'aria è satura di ozono e mi irrita la gola, ho la bocca acida e gli occhi appannati. Cerco riparo e mi guardo attorno: il ponte è spoglio, le vele strappate o ammainate, sul castello di prora il timone è legato. Non c'è nessuno. La nave ondeggia con violenza e il parapetto si avvicina pericolosamente al livello del mare: imbarchiamo, e un fulmine sorvola la prua, mi sfiora e si schianta sull'albero maestro, lascia una bruciatura fumante. Il ponte non è un sicuro, sto rischiando. Il mare luminosissimo e accecante, il cielo arrabbiato, non c'è terra all'orizzonte, devo trovare riparo. Provo a spostarmi reggendomi a forza di braccia, il pavimento mi balla sotto, crollo a terra e sbatto le ginocchia, imbarchiamo un'altra saetta che mi passa sopra la testa: l'esplosione del tuono mi stordisce e le orecchie iniziano a fischiare. Mi trascino, stordito, raggiungo una fessura sul pavimento del ponte, e attraverso di essa incrocio lo sguardo di due occhi spaventati. C'è qualcuno sottocoperta.
EXPL 35: dolcetto o scherzetto
Questo posto mantiene la tradizione della questua dei morti. Per dodici giorni all'anno, durante la stagione fredda, i giovani uomini e le giovani donne del paese si recano in speciali luoghi di ritrovo, persi nel profondo dei boschi che circondano l'abitato, e si preparano ad impersonare i morti. Indossano costumi tramandati di anno in anno, fatti di materiali poveri che vengono costantemente riparati e cambiati. Hanno la faccia dipinta e sporca, sono scarmigliati e hanno rami nei capelli. Per tutti i dodici giorni della questua non si lavano e dormono all'addiaccio, le loro figure rese sempre più grottesche e ferali.
EXPL 34: tutto sotto controllo
Questo posto ha legalizzato l'uso di ogni tipo di droga a scopo ricreativo. Le sostanze a effetto leggero, solitamente inebriante, sono liberamente commerciate - con delle limitazioni sull'età di accesso in base a prescrizioni mediche, per non interferire con la crescita, ma senza altri vincoli. Per le droghe pesanti bisogna andare in speciali cliniche, dove si viene sottoposti a test psicofisici - piuttosto blandi - e poi si può liberamente praticare. Gli oppiacei e le droghe stordenti vengono somministrate in ambienti asettici, simili a corsie di ospedale, tanto gli utenti sono così obnubilati da non farci caso. Gli allucinogeni richiedono ambienti speciali, giardini, luoghi ariosi e sereni, dove l'utente possa esperire al meglio lo stato psicologico alterato senza rischiare di farsi del male e senza ricevere stimoli negativi. Per gli eccitanti c'è una certa possibilità di scelta: solitamente sono disponibili una palestra, una pista da ballo con musica molto forte e molto ritmata, e una stanza piena di suppellettili di basso valore, da spaccare.
EXPL 33: prove fattuali di una struttura nascosta
Questo posto è una fabbrica di corde per strangolare. I materiali più richiesti sono l'acciaio, i polimeri di nylon, e la sempre attuale canapa, anche se le opzioni sono centinaia: cotone, budello di gatto, gomma, crine di cavallo, nanotubi di carbonio, tentacoli di medusa (seccati e intrecciati) e praticamente ogni tipo di lega metallica che si lasci modellare in filamenti. Ma il settore ricerca e sviluppo di questo posto, più che sui materiali, sperimenta sulle visioni che la corda dona alla vittima, mentre la strangola.
EXPL 32: l’incessante operosità dell’entropia
Questo posto è la casa di una vedova. La morte del marito ha spinto la donna al rifiuto totale per ogni genere di novità. Tutto nella casa deve rimanere esattamente identico a come quando Dario, buonanima, c'era ancora. I mobili: facile. Il giardino: difficile. Dario è morto in primavera, e la donna si fa arrivare una fornitura costante di primule di serra, che rinnova di continuo. Le povere piantine vengono esposte ai rigori dell'inverno o alla calura estiva e appassiscono quasi immediatamente. E quando è finalmente la stagione è propizia non fanno una bella vita - vegetativamente parlando - perché appena si azzardano a fiorire con troppo entusiasmo, a buttar fuori troppe o troppo poche foglie, le cesoie della vedova intervengono con fredda efficienza. Il ricambio è continuo.
EXPL 31: Dermestidae
Questo posto è caldo, e con il caldo arrivano gli insetti. Arrivano a sciami, d'improvviso, seguendo il gradiente della temperatura. L'orizzonte si scurisce e quello è il segnale: bisogna scappare, trovare rifugio, rintanarsi sottoterra o dentro gli armadi o in qualunque contenitore a tenuta stagna. Poi arrivano a milioni, e mordono e friniscono e la luce del sole rimbalza sui carapaci cangianti e il rumore è insopportabile. Lo sentono, gli insetti, dove ti sei nascosto, e provano a venire a prenderti, grattano sulle porte e rosicchiano le coperture, sarà meglio che le tue barriere siano ben solide, sarà meglio non aver lasciato neanche uno spiraglio. Se ti prendono, ti mangiano. Ti staccano la pelle con tanti piccoli morsi, ti si infilano nella maglia e nelle scarpe, ti vanno su per il naso e li senti comparire nel retro della tua gola, sulla lingua, e andare giù e continuare a mordere e strappare. Non è una bella esperienza, dicono. Pare che lo dicano a ragion veduta, peraltro, perché molti sopravvivono. Altrettanti muoiono, sì, ma molti vengono ritrovati, in pessime condizioni.
Goblin week 2016
Saturday: Sailor Saturn (Tomoe Hotaru)
This is my seventh (and last!) goblin/sailor. Each day of the week has an associated celestial body, and thus a Sailor *something*, with the exception of Sunday (there is no official Sailor Sun). Thus, I decided to put in Tuxedo Mask (chibi version, nonetheless).
This is my first Goblin week, and I’d like to thank Evan for all his work, it was really funny and I’ve found many interesting blogs. See you all next year!
Goblin week 2016
Friday: Sailor Venus (Aino Minako)