Gelato al momento, la nuova moda?
Siamo estimatori del cibo, se è più che buono è anche meglio.
Sono un adoratore del gelato: faccio parte di quella categoria di persone che mangerebbe gelato 365 giorni l’anno. Viene quindi da sé che il primo articolo che mi sono preposto di scrivere sia su questo favoloso, godurioso, cremoso - chi più –osi ha più ne metta - alimento.
Ultimamente mi sono divertito a sperimentare una gelateria diversa dall’altra (prevalentemente a Torino, vivendo qua) e ho notato che in tre delle ultime in cui sono stato viene venduto il gelato fatto al momento.
Tutto sembra essere partito, un paio di anni fa, da Làit Gelateria Alpina che in collaborazione con Eataly ha aperto un punto vendita in via Lagrange a Torino. La promessa di questo marchio è un gelato più sano grazie all’impiego di un minor quantitativo di grassi, addensanti e zuccheri, fatto con latte proveniente da sole vacche piemontesi, di razza autoctona, servito a una temperatura superiore rispetto a quella tradizionale (-7° anziché – 14° C); anche la selezione dei gusti sembra essere altamente ricercata nelle materie prime cercando solo prodotti di eccellenza. Tutto questo è permesso dalla mantecatura fatta al momento, che permette di tenere separati latte e aromi fino al momento della richiesta.
Ad Asti c’è Alpì al posto di Làit e molto mi fa credere siano la stessa cosa: simili sia nel sapore del gelato, sia nella modalità di servizio (coni e coppette sono in cialda), sia perché la sede legale è sempre ad Asti, anche se con indirizzi differenti.
Infine, proprio oggi, in via Mazzini ho provato la gelateria Conogelato che propone i gusti “fior di latte di bufala” e il classico yogurt espressi, ovvero “spillati” al momento. Non so; a me, passata l’esaltazione del momento per la scoperta della novità, tutto ciò ha lasciato un po’ perplesso.
Lungi da me dire che siano cattivi gelati, però nel complesso non riesco a togliermi quella sensazione di “industrialità” dal palato e di vaga somiglianza ai gelati mangiati nei fast food.
È stata proprio la scoperta dell’ultima gelateria a confermare i miei dubbi: una volta entrato, lasciatomi incuriosire dalla scritta “espresso” sotto il fior di latte e lo yogurt, ho chiesto un cono al gusto di cannella e fior di latte di bufala, trovando che il gusto alla cannella, fatto alla vecchia maniera, fosse migliore rispetto all’altro, proprio nelle caratteristiche di consistenza e cremosità che vengono pubblicizzate da questo nuovo sistema produttivo (a parte il fatto che credo sia il miglior gelato alla cannella che abbia mai mangiato).
Per cui rimango con alcuni interrogativi: perché una gelateria artigianale rinuncia all’artigianalità? È solo per proporre gusti più “acchiapponi” dichiarando di usare materie prime più ricercate, ma ammortizzando i costi del personale?