L'ORGOGLIO DI ESSERE CIÒ CHE SI È
Perché e come è nato questo libro
C'è una domanda che questo libro ti farà, prima o poi.
Non te la farà urlare. Te la sussurrerà, piano, mentre stai leggendo di qualcun altro.
Sei orgoglioso di essere ciò che sei?
Non parlo solo di chi ami.
Parlo di dove sei nato. Di cosa fai ogni mattina quando esci di casa. Di quanto hai in tasca – o di quanto non hai.
Quando Salvo mi inviò la sua storia per pubblicarla in leRealtàParallele, non rispondendo ai requisiti richiesti, senza leggerla interamente la archiviai tra le centinaia di email che ricevevo, convinto di aver già deciso.
Due anni dopo, preparando il quarto libro della serie, rileggendo la posta arretrata, la ritrovai. E la lessi.
Appena finita, mi pentii. Mi pentii di non averla pubblicata subito.
Perché conteneva un messaggio grande, importante, necessario: l'ORGOGLIO. L'orgoglio di chiunque di noi. L'orgoglio che si deve avere in ogni cosa che si fa.
A convincermi definitivamente fu una frase. Una sola. Quella che Patrizio dice a Salvo, e che da sola vale l'intero libro:
«Ricordi il giorno che venisti con me? Quando ti chiesi perché avevi accettato, rispondesti che di me ti era piaciuta la consapevolezza e la fierezza di essere ciò che sono. Non è difficile. Hai accettato la tua sessualità, ora, senza necessariamente sbandierarlo in ogni occasione con atteggiamenti sbagliati devi far sì che gli altri ti accettino per ciò che sei, dimostrando che avere un orientamento sessuale diverso dalla maggioranza non significa essere inferiore, anzi. Comincia a volerti bene, a essere consapevole dei tuoi mezzi e dei tuoi limiti... questo è il segreto. Il resto verrà da sé.»
Da quella frase capii che non stavo leggendo una semplice storia gay. Stavo leggendo un manuale di vita che chiunque – chiunque – avrebbe potuto scrivere per sé stesso.
Facciamo un esempio concreto: il lavoro. Un operatore ecologico che si sveglia all'alba e tiene pulita la città in cui vivono i tuoi figli: dovrebbe abbassare gli occhi davanti a qualcuno? Un muratore che con le sue mani costruisce i muri dentro cui le famiglie crescono, litigano, si amano: dovrebbe sentirsi meno? Un operaio, un artigiano, fiero di ciò che fa, riconosce il valore del proprio impegno. E riuscirà a essere felice anche se non è istruito o non può permettersi macchine di lusso. Perché sa chi è. Sa cosa vale. E non ha bisogno che glielo confermi nessuno.
Eppure viviamo in un mondo che assegna valore alle persone in base a etichette, categorie, classifiche sociali. E chi non rientra nei parametri giusti impara presto a fare una cosa sola: sparire.
Tornando al libro: nella prima parte, Salvo affronta un aspetto ancora più intimo – la sessualità. Ma se ci si ferma solo a quello, si perde il punto. Perché in questa storia vengono toccati almeno quattro macro ambiti: orientamento sessuale, ceto sociale, situazione economica, ambito lavorativo. Quattro fili che si intrecciano continuamente, che si tirano e si sostengono a vicenda, ma che non definiscono il valore di una persona. Quello lo definisce solo l'orgoglio con cui quella persona li vive.
Il titolo non descrive il contenuto del libro. Descrive una filosofia.
Essere ciò che si è – quindi se stessi, autenticamente, senza maschere – è già di per sé un atto rivoluzionario. Significa valorizzare la propria individualità indipendentemente dalle etichette, dalle categorie, dalle aspettative altrui. È un dono insito in ognuno di noi, ma che va coltivato ogni giorno. Perché è proprio questo – e non il successo, non il denaro, non il consenso – che ci rende orgogliosi di vivere la nostra vita.
I protagonisti di questo libro sono solo il tramite. Il vero protagonista sei tu.
Le analisi sociologiche, filosofiche e psicologiche che questi temi meritano le lascio a chi è più titolato di me.
Io ho solo riconosciuto una storia che valeva la pena raccontare.
E mi sono pentito di averci messo così tanto.



















