Il contratto da stagista si sa, non è certamente tra i più amati da chi è in cerca di occupazione, tantomeno non è tra i più tutelati dallo stato, e non costituisce un rapporto di lavoro subordinato.
Bassa retribuzione, assenza di copertura della malattia, assenza di maturazione di contributi previdenziali, assenza di ferie, permessi, tredicesima e T.F.R., questi sono aspetti alquanto negativi per chi entra nel mondo del lavoro.
Diciamo piuttosto che questo tipo di contratto è uno tra i preferiti tra gli imprenditori che hanno la possibilità di stare più sereni in quanto hanno la possibilità di non vincolarsi con persone di cui non conoscono le reali abilità lavorative e hanno dei costi per l’azienda relativamente bassi in quanto per le ore di formazione a carico del datore di lavoro è riconosciuta al lavoratore una retribuzione pari al 10% di quella che gli sarebbe dovuta per le ore di lavoro; per le ore di formazione presso l'istituzione formativa: il datore di lavoro è esonerato da ogni obbligo retributivo.
Inutile parlare dalla sola aliquota del 23% a carico dello stagista dal momento che la retribuzione è tra le più basse e pertanto non vi sono sostanziali differenze tra bassa aliquota con bassa retribuzione e media retribuzione con aliquota maggiorata.
Nonostante ciò, le somme percepite come indennità di tirocinio sono considerate redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e devono essere dichiarate nel 730.
Il datore di lavoro ha l’obbligo di applicare la ritenuta IRPEF e di fornire al tirocinante la certificazione unica, che riassume le somme erogate e le trattenute applicate. E cose se tutto ciò non bastasse, al termine dello stage il tirocinante non può richiedere l'indennità di disoccupazione (NASPI)
Come presentazione non è di certo delle migliori, un tale contratto non ha molti aspetti positivi per chi si deve introdurre nel mondo del lavoro, è un tipo di contratto che deve prendere in considerazione semplicemente i seguenti aspetti.
Cominciamo innanzitutto con il dire che il contratto da stagista deve essere percepito come una formazione al lavoro, anche nei casi dove si imparasse poco si avrebbe comunque la possibilità di farsi un idea di del funzionamento di un azienda e di come gira il mondo del lavoro.
Un contratto da stagista può offrire vari vantaggi, sia dal punto di vista professionale che personale. Ecco alcuni dei principali:
Esperienza pratica: Un contratto da stagista ti permette di acquisire esperienza sul campo, sviluppando competenze che non sempre si imparano sui libri. Questo è fondamentale per migliorare le tue prospettive future di carriera.
Networking: Durante uno stage, hai l'opportunità di entrare in contatto con professionisti del settore, creando una rete di contatti che potrebbe esserti utile in futuro, sia per consigli che per opportunità lavorative.
Opportunità di assunzione: Molte aziende utilizzano gli stage come un modo per valutare potenziali dipendenti. Se ti distingui durante il periodo di stage, c'è la possibilità che venga offerta una posizione a tempo indeterminato.
Orientamento professionale: Lo stage ti aiuta a capire se quel determinato campo di lavoro è davvero quello giusto per te, dandoti una panoramica più chiara delle tue inclinazioni professionali.
Maggiore flessibilità: A differenza di un impiego stabile, dove il preavviso di licenziamento o di dimissioni è una formalità da rispettare, uno stagista può lasciare l'azienda con maggiore facilità. Non ci sono vincoli legali particolari riguardo a quanto tempo prima debba dare il preavviso, il che permette una certa libertà di movimento se la situazione non si rivela soddisfacente o se si presentano altre opportunità. Questo può essere visto come un vantaggio per chi preferisce non essere "bloccato" in un impegno a lungo termine.
Flessibilità nella gestione del tempo: Sebbene molti stage siano a tempo pieno, alcuni tirocini offrono una gestione più flessibile delle ore rispetto a un contratto lavorativo tradizionale. Gli stagisti possono trovare opportunità di stage che consentono di adattare il lavoro alle proprie esigenze, magari combinando studio e lavoro in modo più equilibrato. Sebbene esista tutta questa flessibilità, ricordiamo che se lo stagista partecipa a meno del 70% delle attività previste dal progetto formativo, il compenso scende proporzionalmente.
Flessibilità e apprendimento: Gli stage sono spesso meno rigidi rispetto a contratti a tempo pieno, permettendo un ambiente più flessibile e l'opportunità di imparare in modo più mirato, facendo esperienza diretta.
Acquisizione di competenze trasversali: Oltre alle competenze specifiche del settore, lo stage ti consente di sviluppare competenze trasversali, come la gestione del tempo, il lavoro di squadra, la comunicazione, e la risoluzione dei problemi.
Interruzione del rapporto meno burocratica: L’interruzione implica la cessazione anticipata del percorso formativo e può essere richiesta dallo stagista, dall'azienda ospitante o dall’ente promotore. Il tirocinante può interrompere lo stage in qualsiasi momento, senza necessità di preavviso, comunicando la sua decisione al tutor. L’azienda, invece, può interrompere il tirocinio solo in determinate circostanze, come comportamento negligente o condotta inammissibile da parte dello stagista, che rendono impossibile la prosecuzione dell’esperienza formativa.
Lo stagista ha il diritto di assentarsi dal lavoro, concordando preventivamente giorni e orari con il proprio tutor aziendale. In caso di malattia, il tirocinante non è obbligato a presentare alcun certificato medico per giustificare la sua assenza.
Ovviamente, i vantaggi possono variare a seconda del tipo di stage, dell'azienda e della durata, ma in generale rappresentano un passo importante per chi sta cercando di entrare nel mondo del lavoro.
Preparatevi a dire addio al classico portafoglio contenente banconote, carte di credito, patenti, carte d’identità e tutti ciò che di fisico che ci potete mettere al suo interno.
Volente o nolente, con i suoi pro e contro, è in arrivo l’it wallet”, tradotto come portafoglio elettronico o digitale che dir si voglia.
È fondamentalmente un applicazione da istallare sul proprio smartphone che prende il nome di “IO!” ed è disponibile sia per Android all’interno di Playstore all’indirizzo https://play.google.com/store/apps/details?id=it.pagopa.io.app&pli=1 che per iphone disponibile all’interno di Appstore all’indirizzo https://apps.apple.com/it/app/io/id1501681835
Ricordiamo che per poter scaricare l’app in questione, si deve essere muniti di una connessione, wireless o dati mobili, e un account google nel caso si scarichi da Playstore o un account apple per iphone nel caso si utilizzi Appstore.
Una volta eseguito un tap sul link vi ritroverete all’interno di Playstore o di Appstore, procedete tappando su installa, inizierà il processo di download e successivamente tappate su installa.
Una volta installata l’applicazione IO, apritela cliccando sulla relativa icona posta sul vostro Smartphone
E vi ritroverete una schermata come quella posta qui sotto, e avrete possibilità di verificare la vostra identità in due modi a seconda se siete in possesso di un identità digitale (SPID), oppure tramite la carta d’Identità Elettronica (C.I.E.)
Accesso tramite SPID
Cliccando sul tasto “Entra con SPID” vi ritroverete davanti una schermata come questa...
Entra con SPID
Continuate con l’accesso rapido
Selezionate il gestore con la quale avete sottoscritto la vostra identità digitale.
Se avete già installato sul vostro smartphon l’applicazione del gestore dello SPID, L’app di IO vi darà la possibilità di aprirla tappando sulla scritta cerchiata in rosso qui sotto.
Così facendo si avrà la possibilità di inserire semplicemente l’ID piuttosto che le credenziali di accesso nome utente e password.
Si aprirà così quindi sul vostro smartphon la vostra applicazione SPID(ID) che vi darà la possibilità di scegliere se negare l’autorizzazione a procedere oppure accettare inserendo l’ID.
1 - Inserite il vostro SPID ID di 6 caratteri
2 - Ed avrete accesso all’app IO
In alternativa potete inserire le credenziali nome utente e password
Con C.I.E.
1 – Entra con C.I.E.
2 – Digitate il P.I.N. di 8 cifre associato alla tua carta d’identità elettronica nel campo apposito. (le prime 4 cifre sono indicate nella documentazione che ti è stata consegnata insieme alla carta d’identità, mentre le altre 4 ti sono state inviate tramite posta.)
Quando richiesto, bisogna appoggiare la Carta di Identità Elettronica sul retro dello smartphone, nella parte alta del dispositivo dove è posizionato il chip NFC e fare click su 'Inizia'.
Una volta inserito il PIN, appoggiate la tua carta d’identità elettronica sulla parte posteriore dello smartphone e, non appena compare la schermata Autorizzi l’invio dei dati, fate tap su Autorizza e, selezionate l’opzione Accetta e continua se necessario, per accettare i termini e le condizioni.
GESTIONE DELL’APPLICAZIONE IO
Innanzitutto, seleziona la scheda Portafoglio in basso, per accedere alla gestione dei tuoi documenti e dei metodi di pagamento. Tramite il tasto Inizia che trovi in alto, puoi abilitare il percorso guidato per l’attivazione della funzionalità IT Wallet.
Dopo aver fatto tap sulla dicitura Inizia, leggi l’informativa riguardo a cos’è e come funziona IT Wallet e premi sul tasto Continua in basso. Fatto ciò, leggi l’informativa per la protezione dei dati personali e premi il pulsante Continua per dichiarare di aver letto e compreso il testo.
Come si inseriscono i documenti sul portafoglio digitale
Inserire i documenti sul wallet è molto facile e intuitivo.
Andate su portafoglio e tappate su aggiungi documento. Scegliete i documenti disponibili, quindi fate l’autenticazione Spid o Cie.
Per la patente serve un OK da parte della motorizzazione. L’app ci avviserà quando arriva. Poi confermate di volere la patente sull’app. Ce la troveremo già caricata, così come la tessera sanitaria. Dovremo solo dare conferma per vedercela poi sul portafoglio. Non dovremo insomma caricarla manualmente dalle foto del cellulare (come si pensava in precedenza).
L’app infatti dialoga con i sistemi informatici della PA per prendersi in automatico questi nostri documenti. A patto, chiaramente, che siano disponibili e validi.
Sulla parte destra vedrete tutti i vostri documenti inseriti
I vantaggi sono la comodità derivante dal non aver bisogno di portare con sé i documenti cartacei; la sicurezza visto che i documenti digitali sono protetti da furti o smarrimento e l’efficienza del sistema che semplifica l’accesso a servizi online e l’interazione con la pubblica amministrazione.
La parte pubblica dell’IT Wallet sarà gratuita per i cittadini. I costi per lo Stato saranno di 102 milioni di euro l’anno dal 2024 al 2026.
L’accesso all’app IO potrà avvenire tramite SPID o CIE, ma ci si aspetta che i servizi più “critici” saranno accessibili solo con CIE.
Quando l’App IO non funziona possono comparire alcuni messaggi di errore. I più frequenti sono “Servizi di pagamento in app e aggiunta metodi temporaneamente non disponibili”, ma anche “Autorizzazione negata, rivolgiti alla tua banca”, fino ad arrivare a “Non è stato possibile caricare i metodi di pagamento, riprova per piacere”.
La divulgazione dei propri dati sensibili è divenuta una pratica ormai talmente diffusa che spesso nemmeno più ci si sofferma a riflettere si quali possano esserne i potenziali pericoli. Tendiamo sempre più a fare acquisti online con una semplicità ed una fiducia tale che diamo per scontato che tutto possa andare bene, ma dagli acquisti su piattaforme affermate come Amazon o Ebay fino a quelle più interpersonali come subito.it, siamo veramente al sicuro con questo tipo di pratiche?
Nonostante i metodi più svariati forniti dalle aziende per quanto riguarda la protezione di dati sensibili, come codici di sblocco, autorizzazioni a pagamenti e notifiche varie, esistono potenziali rischi sulla divulgazione di quei particolari dati personali che potenzialmente potrebbero portare un qualsiasi malintenzionato ad arrivare a quelli più sensibili come password e dati di accesso.
Si tenga presente che per ogni contratto stipulato con qualsiasi esercizio congiunto di attività di raccolta del risparmio, detti comunemente banche, poste o ulteriori esercizi di deposito come Paypal, generalmente vengono associati oltre che i dati anagrafici, anche indirizzi email e numero di cellulare, che vengono legati ad un sistema di informazioni e sicurezza. Da questo contratto a sua volta vengono generati codici ed informazioni come per esempio iban, numero di conto corrente, PIN, CVV che identificano il rapporto tra l’istituto, voi ed i vostri depositi.
Tramite il possesso di questi dati esiste la reale probabilità di potersi impossessare di qualsiasi accesso, partendo anche da una semplice email possiamo innanzitutto arrivare a controllare con quali istituti di credito si hanno rapporti, tramite il semplice iban possiamo arrivare alla locazione ed il nome della banca, tramite un numero di cellulare possiamo arrivare a ricevere notifiche riguardanti i permessi di transizioni, dal codice fiscale possiamo risalire al luogo ed alla data di nascita arrivando anche al furto di identità con la possibilità di fare acquisti con i conti correnti altrui.
Presa da questo punto di vista potrebbe sembrare la trama di un film di spionaggio, ma la possibilità che tutto ciò possa accadere non è completamente da escludere, pertanto è sempre bene avere qualche accortezza nel procedere
Il codice fiscale
Il codice fiscale è uno strumento che permette di identificare la persona fisica e il soggetto diverso dalla persona fisica a cui è stato attribuito.
Soprattutto se in possesso anche del vostro numero di telefono, aprire conti bancari o richiedere prestiti a tuo nome. Registrarsi a servizi online e offline, facendosi passare per te
I numeri e le lettere del codice fiscale corrispondo a serie di informazioni precise:
Le prime 6 lettere sono relative al cognome e al nome del soggetto. Nello specifico, 3 per il cognome e 3 per il nome;
I successivi due numeri, ovvero il 7° e l’8° carattere, si riferiscono all’anno di nascita;
La lettera che segue corrisponde all’iniziale del mese in cui si è nati. In questo caso deve essere però utilizzata una specifica tabella di conversione: A = Gennaio, B, C, D, E, H, L, M, P, R, S, T = Dicembre;
Le altre due cifre corrispondo al giorno di nascita e se il soggetto è di sesso femminile questo numero deve essere aumentato di 40. Ad esempio, il 10° e l’11° carattere del codice fiscale di una donna nata il 6 del mese è 46;
Tra 12° al 15° carattere è riportata la sigla identificativa del Comune italiano o dello Stato estero di nascita. Ad esempio, nel codice fiscale di un cittadino italiano nato ha Ventimiglia sarà presente la sigla L741.
Se si è ha conoscenza di un codice fiscale è possibile inoltre ottenere importanti informazioni, utili ad esempio:
L’elenco degli immobili https://www.visureitalia.com/it/visure-catastali/35-visura-catastale-persona-fisica.html
I dati anagrafici https://codicefiscale.com/inverso/
Insomma una buona porzione di dati per un possibile furto d’identità.
L’indirizzo email
Da un indirizzo email in mano sbagliate il danno minore è di dare al potenziale malintenzionato la possibilità di inviare spam o email phishing, mase questo riuscisse ad ottenere l'accesso completo dell’account e-mail, potrà trovare buona parte delle informazioni personali sensibili o un modo per accedervi. Oggi, gli account e-mail contengono qualsiasi tipo di comunicazione, da quelle con amici e familiari ai messaggi di lavoro, personali e addirittura dei fornitori di servizi finanziari.
Da qui vi è la possibilità che il malintenzionato possa venire a conoscenza dei dati dei vostri conti correnti, con tanto di nomi, indirizzi e numeri conti correnti, un ulteriore buon passo per poter vedere il proprio conto in rosso.
Gli indirizzi e-mail ormai sono il punto di partenza per la maggior parte dei portali e dei moduli di accesso online, sia che si tratti di fare acquisti tramite un'applicazione mobile o di accedere a un sito Web per la prima volta (a volte vengono addirittura usati al posto del nome utente). In quanto punto d'ingresso all'account personale di un utente, hacker e altri malintenzionati possono implementare diversi scenari di frode con un indirizzo e-mail personale o professionale.
Si consiglia di utilizzare un indirizzo email dedicato e non quello che utilizzate spesso per amici, parenti o messi in rete a scopi pubblicitari, o in alternativa quando vi registrate a un siti Web o applicazioni sospette (o che non proviene da un provider verificato), dovreste usare un indirizzi e-mail Burner. Si tratta di account e-mail con informazioni false o molto poco identificative che possono essere violate senza timore di conseguenze negative. I moderni account e-mail sono semplici e veloci da chiudere, quindi potrete tenere attivi questi account a lungo o a breve termine. Tuttavia, tenete presente che gli account Burner non sono immuni al malware e da messaggi e-mail fraudolenti.
Per una maggiore sicurezza si provveda periodicamente alla rimozione e al backup delle posta del server e sul client come per esempio Microsoft Outlook, impostatelo in modo tale quando questo scarichi la vostra posta, automaticamente vi venga svuotato il server. Così facendo anche nel caso qualcuno riuscisse ad accedere alla vostra casella di posta elettronica, non troverebbe nulla.
Il numero di cellulare
Da un numero di telefono come dagli indirizzi email, principalmente si può ottenere semplicemente un ottimo vettore per lo spamming o per il phishing ma il vero potenziale di un hacker in possesso di un numero di telefono altrui è il cosiddetto “SIM swapping” ovvero la tecnica di attacco che consente di avere accesso al numero di telefono del legittimo proprietario e violare determinate tipologie di servizi online che usano proprio il numero di telefono come sistema di autenticazione ed è riferito all’atto di trasferire da una SIM card a un’altra questa corrispondenza con il nostro numero di telefono. In altre parole quella che viene chiamata clonazione della SIM.
Può capitare infatti anche che il malintenzionato ottenga una SIM senza che gli venga richiesto un documento di identità, difatti non è obbligatorio chiedere i documenti a chi vuole un cambio SIM. Gli stessi sono richiesti solo per un cambio di contratto o attivazione di nuovi servizi. Non ci sono controlli nemmeno se, per un cambio operatore, si dichiara SIM smarrita o falsa.
Una volta in possesso di una SIM clonata, se questa è legata ad un conto corrente o altro, sarà possibile ricevere notifiche, permessi e codici di sblocco. In questo frangente di tempo avrete l’occasione di notare una prolungata assenza di segnale sul vostro smartphone, che potrebbe durare anche una giornata intera, tempo necessario per potersi allarmare e chiedere spiegazioni al vostro gestore di telefonia.
Pertanto, come per l’indirizzo email, se proprio volete utilizzare il numero di telefono per i processi di autentificazione a due fattori che prevedano come modalità di ricezione del secondo fattore di autenticazione l’invio di un SMS, utilizzate un numero di telefono dedicato e non quello che utilizzate spesso per amici, parenti o messi in rete a scopi pubblicitari.
In alternativa è possibile ripiegare su altri sistemi come l’utilizzo di app di autenticazione (Google Authenticator e Authy sono solo due esempi tra le ottime possibilità esistenti in questo senso). I cyber criminali, infatti, non sono in grado di ottenere accesso a queste applicazioni, nemmeno nel caso in cui siano in possesso del nostro numero di telefono.
L’iban
La divulgazione del codice IBAN fondamentalmente non rappresenta nessuna minaccia se non che accreditare del denaro sul quel conto corrente. Bisogna però tenere presente che, nonostante non si possa risalire al nome dell’intestatario del conto corrente, è sempre possibile risalire all’ubicazione e il nome dell’istituto bancario nonché al numero del conto corrente, in quanto le ultime 12 cifre del codice lo rappresentano, https://it.iban.com/iban-checker un ottimo trampolino di lancio per un possibile hakeraggio del conto corrente soprattutto se il malintenzionato si impossessasse anche di qualche informazione citata in precedenza.
In conclusione, possiamo constatare che le informazioni private racchiuse all’interno di questi soli quattro semplici identificativi sono molteplici e possono dare accesso all’intera vita privata di ogni singolo individuo. Anche se le circostanze sopracitate sono remote, non si abbassi mai la guardia e non si prenda mai sottogamba l’eventualità che tutto ciò possa accadere, abbiate cura dei vostri dati non divulgateli se non strettamente necessario e se possibile utilizzate sempre identificativi univoci, sappiate separare i vostri contatti privati da quelli professionali.
Tenere i propri dati personali all’interno di un PC è l’errore più grande che si possa fare, anche se i vostri file sono protetti da password, sappiate che la migliore protezione è semplicemente quella di non fare entrare in contatto i vostri documenti con la rete.
Superate la svogliatezza ed imparate a tenere tutti i vostri dati personali in una unità flash USB lontano dalla rete
Esistono fondamentalmente due correnti di pensiero su come vivere, esistono individui che lavorano per non farsi mancare niente, rimanere al passo con la moda e poter usufruire di tutti i servizi e le comodità che il progresso offre e individui che non hanno grandi interessi per tutto quel che riguarda il superfluo e desiderano vivere con lo stretto indispensabile per non rientrare nel giro di quel sistema che obbliga a vivere per lavorare.
Se fate parte di quest’ultima corrente di pensiero sappiate che esistono varie strade per vivere bene senza uscire dalla legalità, una di queste consiste oltre a quello dell’autoproduzione, di poter guadagnare qualche soldo nei casi di estrema necessità, senza però venire estorti dalle tasse o comunque pagandone una percentuale inferiore.
Questo è l’esempio di Paul e Linda una giovane coppia che da qualche hanno deciso di andare a vivere assieme, lui 23enne occupato in un azienda aereoportuale come data entry, lei 22enne iscritta all’università in economia e commercio. Nonostante un solo impego decidono di andare a vivere assieme in affitto, in una cittadina nei pressi di Parma con la speranza una volta finiti gli studi, di esaudire il sogno di poter comperare casa.
Ma la vita purtroppo non è come nelle favole, il solo volersi bene non è sufficiente per poter vivere. Paul nel 2022 perde il lavoro e da allora cominciarono i veri problemi. Linda inizialmente decide di lasciare l’università per poter contribuire alle spese domestiche con la speranza di riprendere il percorso universitario in futuro, e riesce a trovare un impiego come addetta alle pulizie, mentre Paul con il tempo riesce a trovare un impiego come vivaista.
Il contratto di collaborazione di Paul arriva ad una scadenza e non viene più rinnovato, e la situazione si inverte, si ritrovano con la sola entrata di Linda.
Nel frattempo la giovane coppia comincia ad entrare in crisi esistenziale, non sono più sicuri di voler costruire quel futuro che hanno sempre sognato e si accorgono che molti desideri alla quale aspiravano erano disideri superflui, avrebbero potuto comunque vivere una vita felice solo con lo stretto indispensabile per vivere.
Cominciarono a sviluppare l’interesse e la passione per quell’arte di potersi creare in piena autonomia gran parte di quello che realmente necessitavano per vivere
Cominciarono così a tagliare il più possibile le spese superflue, autoproducendosi parte di cibo, prodotti per la pulizia, piccoli attrezzi utili per la vita di tutti i giorni come ad esempio posate, piccoli elettrodomestici, attrezzi per il lavoro, fino ad arrivare a costruirsi anche piccoli arredi per la casa come lampade e mobili.
Era un successo, la maggior parte di beni di cui necessitavano riuscivano a produrseli da soli perfettamente funzionanti e con design personalizzati, tanto che la curiosità e l’ammirazione di amici e parenti verso tutto ciò, spinsero Paul e Linda a pensare che quell’interesse potesse essere portato anche al di fuori della cerchia famigliare arrivando anche a poter vendere quello che autoproducevano, senza dover necessariamente avvalersi di una partita IVA, semplicemente per arrotondare non in modo eccessivo le proprie entrate. Pensarono così all’idea di esporre il tutto all0interno dei cosiddetti mercatini per hobbisti, che vengono organizzati all’interno dei comuni i vari periodi dell’anno. Un ottima idea per poter guadagnare qualcosa, avrebbero preso due piccioni con una fava come si suol dire, costruire per se stessi risparmiando sugli acquisti e nel frattempo guadagnare sulle vendite.
Arrivati a questo punto della storia, facciamo chiarezza e puntiamo il focus su come la giovane coppia sia riuscita nell’intento e vediamo quali sono le caratteristiche per poter intraprendere una simile attività rimanendo all’interno della legalità.
Questo processo di vendita può essere intrapreso anche senza aprire una partita IVA, semplicemente se rispettati i seguenti requisiti:
I venditori occasionali, cosiddetti hobbisti, sono tutti quei soggetti che vendono, in via del tutto occasionale (per non più di diciotto volte all'anno), beni di modico valore all’interno dei mercatini del collezionismo, dell'usato, dell'antiquariato e dell'oggettistica varia, che si svolgono sul territorio o in alcune occasioni all’interno di marketplace dell’usato come Amazon eatsy o Ebay.
Il venditore occasionale può vendere beni di sua proprietà o collezionati o realizzati mediante la propria abilità ed aventi un prezzo di vendita non superiore a centocinquanta euro ciascuno, mentre non può vendere generi alimentari.
Il venditore occasionale può vendere beni per un totale complessivo di non più di 5000 Euro l’anno.
Le vendite occasionali fisiche
La vendita occasionale non costituisce attività di commercio, il tesserino degli hobbisti previsto per legge ha una validità che parte da un minimo di 1anno, fino al raggiungimento della soglia delle 18 partecipazioni ai mercatini.
Se non sei titolare di Partita IVA, puoi vendere direttamente i tuoi prodotti nei mercatini.
Per farlo, hai bisogno di alcuni documenti:
Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà: una dichiarazione da presentare al comune, nella quale dichiari di voler svolgere attività di esposizione e vendita oggetti. Non esiste un modello standard ma puoi chiedere informazioni a chi organizza il mercatino o direttamente in comune.
Tesserino degli hobbisti: se richiesto dalla regione. Diverse normative locali lo hanno obbligatorio per permetterti di vendere ai mercatini. Anche in questo caso puoi avere informazioni più dettagliate consultando direttamente il tuo comune o il comune in cui si svolgerà il mercatino.
Altri eventuali documenti richiesti dall’amministrazione locale.
Utilizzando questi canali di vendita puoi vendere oggetti fatti a mano senza avere la Partita IVA a patto che si tratti di vendita occasionale e non professionale.
Se non hai la Partita IVA, non puoi creare il tuo negozio e-commerce nè vendere su Amazon o simili perchè questo tipo di vendita è identificato come non occasionale, ma potresti sempre vendere i tuoi prodotti occasionalmente come dei semplici beni usati.
Le vendite occasionali online
La vendita online occasionale è caratterizzata dalla sporadicità ed occasionalità delle transazioni, come ad esempio quelle effettuate dagli hobbisti, i quali sono operatori non professionali che vendono, espongono, barattano o propongono sporadicamente ed occasionalmente, oggetti di modico valore realizzati a mano. In tal caso non è necessario aprire una Partita Iva ed i proventi rientrano all’interno dei redditi diversi.
Per essere considerata occasionale, l’attività deve essere effettuata in modo sporadico, non vi deve essere organizzazione, pubblicità e non deve essere svolta con continuità nel tempo.
Un’attività occasionale non può avere un sito di vendita online.È ben chiaro infatti che organizzare un sito E-Commerce per vendere online non è una attività non organizzata, inoltre, non può essere supportata da nessuna attività di promozione.
Gestori di piattaforme digitali fiscalmente residenti in Italia (ma anche alcuni gestori residenti extra-UE) hanno l’obbligo di comunicare i dati relativi alle vendite di beni e sulle prestazioni di servizi effettuate dagli utenti attraverso le proprie piattaforme.
Questi dati confluiscono in una banca dati a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, che potrà utilizzare ai fini di accertamento. A questo punto, l’Amministrazione finanziaria andrà a scambiare queste informazioni con le autorità degli altri paesi UE. Il criterio di condivisione di questi dati è la residenza fiscale del venditore. In questo modo, ad esempio, qualora un operatore persona fisica residente in Italia, concluda una vendita di beni online grazie ad un marketplace residente in Irlanda, l’Amministrazione finanziaria Irlandese riceverà l’informazione dal gestore del portale, per poi scambiarla con le autorità italiane. In questo modo le amministrazioni avranno a disposizione maggiori dati per andare ad accertare situazioni di frode legate ad operazioni elettroniche effettuate con portali non residenti.
Il canone Rai ancora oggi risulta essere una delle tasse maggiormente odiate dagli italiani che da ormai molti decenni si ritrovano a dover pagare un prodotto non sempre desiderato come l’emittente televisiva di stato.
Una tassa posta su un prodotto italiano esportato anche all’estero, ma di cui solo il cittadino italiano è tenuto a pagare.
Diventata una vera e propria estorsione dopo Luglio 2016, quando il governo Renzi introdusse la riscossione di tale tassa all’interno della bolletta di un servizio energetico indispensabile per i cittadini, l’italiano si è ritrovato senza via di scampo nel dover acquistare un prodotto non voluto, nonostante la contrarietà della comunità europea, che considera il metodo di riscossione illegittimo, https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2022-003166_IT.html
Benché l’era digitale permetta di escludere la visione delle proprie trasmissioni a chi non desiderasse il servizio, lo stato italiano puntando sulla presunzione di possesso di un apparecchio ricevente, continua tutt’ora imperterrito a porre l’obbligo di acquisto, applicando una riduzione della tassa, allo scopo di calmare gli animi degli scontenti del metodo.
Solo In caso di possesso di apparecchi radio o tv nei condomini o nei locali della propria attività, il canone tv speciale, cioè per gli esercizi condominiali e pubblici, si ha la possibilità di continuare con il tradizionale sistema di pagamento.
Nonostante esistano varie circostanze ai limiti dell’assurdo che ne permettano l’esenzione,
Ultrasettantacinquenni con reddito basso (ultrasettantacinquenni con reddito non superiore a 8.000 euro)
Diplomatici e militari stranieri
Cittadini intestatari di utenza elettrica residenziale che non detengono la tv (e nemmeno smartphone o tablet)
Esiste un potenziale escamotage per poter diventare invisibili agli archivi dell’ente gestore di energia che si occupa della riscossione di tale tassa, ovvero sfruttare quel regolamento che permette agli intestatari di una seconda fornitura energetica di non pagare il canone
Per esempio:
Se degli ipotetici inquilini residenti in un appartamento avessero il contratto della fornitura di energia intestato al proprietario di casa, questi automaticamente risulterebbero invisibili sulla lista degli abbonati. Dall’altro lato il proprietario di casa, non ha l’obbligo di adempimento per il canone nella proprietà nel quale non risiede, dal momento che già viene pagato nella proprietà di residenza.
Un modo quindi per ritornare a diventare potenzialmente invisibili e sparire dalla lista dell’elenco abbonati in possesso dei gestori di energia, è quello della condivisione di un servizio energetico.
Più nello specifico, intestare l’utenza di energia ad un parente fidato, magari accontentandosi anche di dividere le spese di un abbonamento canone Rai in due, pagandone solo la metà. Se poi questo risulti anche un parente disponibile, si avrebbe la possibilità di non pagare proprio nulla.
Ancora una volta, l’oro si conferma uno dei migliori investimenti che si possano fare. Ogni qualvolta vi è aria di una crisi economica, ecco che ci si butta sull’oro, facendone così impennare il valore.
Negli ultimi 10 anni il suo valore è accresciuto del 127% facendolo rimanere il bene più stimato e sicuro nella quale investire in momenti di forte dubbio.
ETF, obbligazioni, azioni, criptovalute, Trading Online e Trading Automatico, difficilmente riescono ad avere questo effetto sicurezza sugli investitori, anche perché fanno parte di quegli investimenti la cui gestione risulta più complicata e i risultati sono spesso altalenanti e difficili da comprendere, con il risultato che molto spesso si perdono soldi. Una grande differenza invece la si trova nelle materie prime, in particolar modo sui metalli e ancor di più sull’oro, che risulta essere un investimento nella quale non vi è necessariamente bisogno di consulenti, risulta molto più semplice gestire il proprio mercato e sono sostanzialmente sempre in positivo con l’andare del tempo e pertanto sono considerati investimenti a basso rischio. Fanno parte della categoria di quei beni che aumentano di valore decennio dopo decennio, come del resto il petrolio, avete mai visto il petrolio avere un valore inferiore a quello del decennio precedente?
Le uniche note negative che tale investimento potrebbe comportare, sono una serie di difficoltà per quanto riguarda la garanzia della sua autenticità, la conservazione e la vendita. Se si preferisce evitare di incorrere in questi problemi, la soluzione potrebbe essere proprio quella di investire comperando direttamente oro fisico piuttosto che azioni. Tenete però sempre presente, che investire in fondi o direttamente in azioni è rischioso e potrebbe fruttare meno denaro di quanto tu ne abbia speso, o addirittura potresti perdere tutto il capitale investito.
L'Investimento in Oro: Un Rifugio Sicuro in Tempi di Incertezza Economica
Nel panorama degli investimenti finanziari, l'oro da secoli rappresenta un simbolo di valore intrinseco e sicurezza. Da moneta di scambio antica a riserva di valore moderna, l'oro continua a suscitare l'interesse degli investitori come una forma di protezione contro l'incertezza economica e l'inflazione. Questo articolo esplora i motivi dietro l'attrattiva dell'oro come investimento, le sue dinamiche di mercato e considerazioni pratiche per gli investitori contemporanei.
M il valore dell'oro tende ad aumentare anche in una varietà di circostanze, spesso legate a situazioni di incertezza economica, instabilità geopolitica e condizioni di mercato. Ecco alcune delle principali occasioni in cui il prezzo dell'oro può salire:
Incertezza Economica e Recessione
Crisi Economiche: Durante periodi di recessione economica o crisi finanziarie, gli investitori tendono a cercare rifugio in asset sicuri come l'oro. Ad esempio, durante la crisi finanziaria del 2008 e la pandemia di COVID-19 nel 2020, i prezzi dell'oro sono aumentati significativamente.
Crolli del Mercato Azionario: Un forte calo dei mercati azionari può spingere gli investitori verso l'oro come bene rifugio.
2. Inflazione e Politiche Monetarie
Alta Inflazione: Quando i tassi di inflazione sono elevati, il potere d'acquisto delle valute diminuisce. L'oro, che tende a mantenere il suo valore nel tempo, diventa una scelta attraente per proteggersi dall'inflazione.
Tassi di Interesse Bassi: Politiche monetarie accomodanti, come tassi di interesse molto bassi o negativi, rendono meno attraenti i rendimenti su altre forme di investimento, come i titoli di stato, rendendo l'oro una scelta più interessante.
3. Instabilità Geopolitica
Conflitti e Tensioni Internazionali: Tensioni geopolitiche, guerre, e disordini civili possono aumentare la domanda di oro. Gli investitori lo vedono come un bene rifugio sicuro durante periodi di instabilità politica.
Sanzioni e Restrizioni Commerciali: Le sanzioni economiche e le restrizioni commerciali possono anche spingere gli investitori verso l'oro per proteggere il valore dei loro investimenti.
4. Fluttuazioni del Dollaro Statunitense
Dollaro Debole: Poiché l'oro è quotato in dollari statunitensi, un indebolimento del dollaro rende l'oro più economico per gli investitori che utilizzano altre valute, aumentando così la domanda e il prezzo dell'oro.
Politiche della Federal Reserve: Le decisioni della Federal Reserve riguardo ai tassi di interesse e altre politiche monetarie possono influenzare il valore del dollaro e, di conseguenza, il prezzo dell'oro.
5. Domanda di Investimento e Speculazione
Aumento della Domanda di ETF sull'Oro: I fondi negoziati in borsa (ETF) che investono in oro possono aumentare la domanda del metallo prezioso. Quando questi fondi acquistano oro per sostenere i loro prodotti, il prezzo tende a salire.
Attività Speculativa: Gli investitori speculativi possono influenzare i prezzi dell'oro acquistando grandi quantità in previsione di un aumento dei prezzi.
6. Domanda di Gioielleria e Settore Industriale
Gioielleria: Un aumento della domanda di gioielli in oro, specialmente in mercati chiave come India e Cina, può contribuire a far salire i prezzi.
Uso Industriale: Sebbene meno rilevante rispetto ad altri fattori, la domanda di oro per usi industriali, come nell'elettronica, può influenzare i prezzi.
7. Eventi Improvvisi e Rari
Disastri Naturali: Eventi come terremoti, uragani o pandemie possono spingere gli investitori a cercare rifugio in beni sicuri come l'oro.
Cambiamenti Normativi: Modifiche alle leggi o alle normative che influenzano l'estrazione o la vendita di oro possono influenzare la sua disponibilità e, quindi, il prezzo.
In sintesi, il valore dell'oro aumenta in risposta a una serie di fattori legati all'incertezza economica, all'instabilità geopolitica, alle politiche monetarie, e alla domanda degli investitori. L'oro è visto come un bene rifugio sicuro, e la sua domanda tende a crescere in periodi di incertezza o crisi.
Quando si considera l'oro come parte di un portafoglio di investimenti, ci sono diverse modalità attraverso cui gli investitori possono accedere a questo mercato:
Oro Fisico: Acquisto di lingotti d'oro o monete da rivenditori autorizzati o istituzioni finanziarie.
ETF sull'Oro: Fondi negoziati in borsa che tracciano il prezzo dell'oro fisico.
Futures e Opzioni: Strumenti derivati utilizzati per scommettere sul movimento dei prezzi dell'oro.
Aziende Minerarie Aurifere: Investimenti in società che estraggono e producono oro.
Se avete quindi del denaro da parte e siete indecisi sul tipo di investimento, sappiate che investire in oro fisico potrebbe essere un ottima opzione dal momento che una di queste condizioni sopracitate, soprattutto le crisi economiche, si verificano molto spesso negli ultimi decenni.
ECCO ALCUNI CONSIGLI PRATITI SU COME MUOVERSI IN QUESTO TIPO DI INVESTIMENTO
1 - Prima di metterti alla ricerca di un compratore/Venditore di oro, ricorda sempre…
Contatta solo negozi iscritti al Registro dei Compro oro, con una particolare preferenza per i Banchi Metalli come che hanno delle caratteristiche che li rendono assolutamente più sicuri e affidabili.
Controlla sempre di persona pesatura e quotazione dell’oro a casa, considerando l’eventuale presenza di altri metalli e pietre preziose e chiedi sempre che la pesatura in negozio o in ufficio venga fatta davanti a te.
Richiedi una copia dell’operazione di acquisto/vendita.
Per la registrazione dell’operazione dovrai presentare documento di identità e codice fiscale. Diffida da chi non li richiede.
L’unica spesa ammissibile in ogni transazione è di 2€, il costo della marca da bollo da applicare sul documento di registrazione dell’operazione. Tutte le altre spese, se non riguardano tue richieste particolari, sono da considerarsi non regolari.
2 - Scopri come riconoscere i carati dell'oro per calcolarne valore e prezzo
L’oro è un metallo tenero e per assicurarne la durata è necessario associarlo ad altri metalli capaci di attribuirgli la giusta durezza.
Ciò che si ottiene dalla fusione dell’oro con altri metalli viene chiamato "Lega".
Esistono leghe differenti, con caratteristiche e proprietà peculiari a seconda dei metalli impiegati oltre all’oro ed alla quantità d’oro utilizzata.
I lingotti d'oro sono in oro puro (quindi tutto oro), quello utilizzato per la produzione di gioielli è sempre in lega.
Il rapporto tra la quantità di oro e quella degli altri metalli ad esso coniugati viene definita "Titolo".
Viene espresso in millesimi o percentuale o carati, rapportato ai grammi di oro puro presente nella lega.
Ad esempio:
Titolo “900‰” significa che l’oggetto ha 90% di oro puro e 10% di altri metalli.
Titolo “750‰” significa che l’oggetto significa che l’oggetto ha 75% di oro puro e 25% di altri metalli.
La legge italiana richiede che il produttore applichi su ogni oggetto due marchi: uno rappresentante il titolo della lega e l'altro il marchio di identificazione del fabbricante stesso assegnato al produttore dall'ufficio metrico.
3 - Come calcolare il prezzo dell’oro usato
La base di partenza da cui partire è il prezzo dell’oro spot pubblicato due volte al giorno e facilmente reperibile su qualsiasi piattaforma. Il prezzo spot dell’oro (ad esempio 57€) si riferisce all’oro puro 24 carati. In base a questa cifra vanno fatti alcuni calcoli.
Parti dalla caratura del tuo oggetto in oro. Possiedi un oggetto in oro 18 carati? Contiene il 75% di oro puro. Quindi ogni grammo d’oro del tuo oggetto avrà un valore pari al 75% del prezzo dell’oro spot. Invece di 57€, varrà 42,75€. Lo stesso calcolo andrà fatto per l’oro 14 e 9 carati.
Calcola il guadagno del tuo compratore. Ogni compratore a cui hai deciso di vendere il tuo oro deve avere un guadagno dall’eventuale vendita da parte sua di quello stesso oro, quindi ti offrirà un prezzo inferiore rispetto al prezzo spot di mercato, di circa il 6% inferiore rispetto al prezzo spot.
4 - Dove reperire e rivendere l’oro
È sempre bene ricordare che sono abilitati a vendere lingotti d’oro i negozi di banco metallo, le banche (e su tutte ricordiamo che lavorano lingotti d’oro la Nuova Banca Etruria e la Banca Popolare di Vicenza (che hanno la loro sede proprio nelle due “città dell’oro” Italiane), i compro oro (oramai diffusi in tutte le nostre città), numismatici, orefici e ultimamente anche numerosi siti online, che oltre a vendere i lingotti consentono anche di custodirli sia in Italia e sia all’estero. A titolo informativo, vorrei ricordarvi che chiunque svolga l'attività di commercio di oro senza averne dato comunicazione alla Banca d'Italia, ovvero in assenza dei requisiti richiesti, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa fino a 10.000 euro. Infine, ricordiamo che l’acquisto e la vendita di oro sotto forma di lingotti non è soggetto a IVA.
Dando comunque un occhiata in rete, è possibile trovare parecchi siti dove poter vendere ed acquistare oro, senza stare a descriverne uno per uno, riporto qui sotto una lista in base all’affidabilità.
NEGOZIO:
GOLDAVENUE.com: il tuo accesso esclusivo al mondo dei metalli preziosi. Società svizzera al 100%. Acquisto di oro fisico su GOLD AVENUE®, cu
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5 – Metodologie casalinghe per riconoscere l’oro
Se l’oro in questione è privo di punzonatura, esistono varie metodologie per capire a grandi linee se siamo di fronte a oro vero oppure un falso.
Il test del morso: Se avete davanti un oggetto che ritenete sia d’oro e volete sapere se è vero, potete provare a dargli un morso, perché l’oro puro essendo una lega morbida tende a lasciare impresso il segno dei denti.
Test della calamita: Il test della calamita o magnete è uno dei metodi più semplici e pratici per riconoscere l'oro bianco o giallo a casa. È veloce e facile da eseguire, grazie alla portabilità di un magnete comune. Questo test è particolarmente utile quando si acquistano lingotti o gioielli. Poiché l'oro vero non è magnetico, il magnete non attirerà alcun oggetto di oro puro. Per eseguire il test, basta utilizzare un magnete ad alta resistenza, facilmente reperibile in un negozio di ferramenta. Avvicinate il magnete all'oggetto d'oro in questione. Se il metallo è autentico, il magnete non produrrà alcuna reazione, poiché l'oro è un metallo non ferroso.
Test del piatto di ceramica: Procurati un piatto di ceramica non smaltato. Trova una superficie piana, come un piano di lavoro o un tavolo, su cui posizionarlo. Prendi saldamente l'oggetto d'oro tra le mani. Con attenzione, raschia delicatamente l'oggetto lungo la superficie del piatto di ceramica.
Ora, guarda attentamente: se compare una linea nera o una striscia, significa che l'oggetto non è oro o che è semplicemente placcato in oro.
Il test dell’acido: L’oro è un materiale chimicamente inerte, ciò significa che non reagisce a nessun fattore ambientale. Quindi, se si notano segni di scolorimento sull'oggetto, significa che si tratta di oro falso o placcato in oro. Questo vale soprattutto se si rilevano altri metalli sotto le aree decolorate. Per una valutazione più precisa viene impiegato l’acido nitrico, liquido altamente corrosivo. Tuttavia non corrode l’oro: quindi, se l’oggetto in questione non si rovina neppure a contatto con esso, è probabile sia oro puro.
Se al contrario diventa verdastro e sembra friggere, significa che non è oro vero oppure, se l’oggetto si copre di una patina biancastra, potrebbe essere argento ricoperto d’oro.
Se invece ancora si macchia, potrebbe essere un oggetto con basso contenuto d’oro.
Tuttavia, nonostante questi primi test, il metodo migliore per capire se il vostro oro è autentico o meno è quello di portarlo da un gioielliere professionista che utilizzerà metodi più elaborati come il loupe, un tester elettronico per l'oro o la fluorescenza a raggi X. Nel complesso, questi test casalinghi sono buone indicazioni per capire se il vostro oggetto d'oro è autentico.
In conclusione, l'investimento in oro continua a essere una scelta popolare tra gli investitori che cercano stabilità e diversificazione del portafoglio. Come rifugio sicuro in tempi di incertezza economica, l'oro offre una via per proteggere il capitale e preservare il potere d'acquisto nel lungo periodo.
I buoni pasto da non confondere con ‘indennità di mensa, tutt’ora sono la soluzione per la pausa pranzo più utilizzata in Italia grazie alla sua convenienza e semplicità di utilizzo. Vengono introdotti per la prima volta in Italia nel 1976 in versione cartacea e, nel 1994 in forma digitale e, secondo i dati in nostro possesso (https://www.google.it/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.commercialistatelematico.com/documents%3Fdocument_id%3D117759&ved=2ahUKEwjgnbXh5L-GAxUhg_0HHeg2AWQQFnoECCUQAQ&usg=AOvVaw2mZczsYuRA9RF_wxgdwJKT ) il buono pasto viene utilizzato dal 40% dei lavoratori di cui, nel 70% viene speso per mangiare fuori di casa e nel restante 30% vengono impiegati nella grande distribuzione per la spesa alimentare familiare di tutti i giorni.
Ma come mai i buoni pasto sono così vantaggiosi per le aziende? E perché?
I buoni pasto o Ticket scelti come benefit aziendale, permettono innanzitutto di poter assicurare un pasto ai dipendenti senza dover gestire una mensa interna, rappresentano una soddisfazione tra i dipendenti che apprezzano particolarmente questi ticket e pertanto, le aziende non risentono di malumori interni, su questi buoni pasto dati ai dipendenti, le aziende hanno la possibilità di detrarre il 100% di I.V.A. con un aliquota agevolata al 4% e.
Esempio comparativo con valore erogato 5,29 euro:
INDENNITA' DI MENSA PAGATA IN BUSTA
Netto percepito 3,52 euro
Costo azienda 6,98 euro
BUONI PASTO
Netto percepito 5,29 euro
Costo azienda 5,29 euro
Esempio di spesa annua di una azienda che assegna la somma di 5,29 Euro al giorno per 220 giorni lavorativi a un lavoratore del terziario con un reddito lordo non superiore a 15.000 euro annui:
COSTO PER INDENNITA’ DI MENSA IN BUSTA PAGA:
Importo netto annuo 1.163,80 euro
Irpef lavoro dipendente 347,63 euro
Inps carico dipendente 8,89% 147,48 euro
Inps carico azienda 28,98 % 497,34 euro
COSTO TOTALE AZIENDA 2.156,25 euro
COSTO PER ACQUISTO DI BUONI PASTO:
Importo 1.163,80 euro
Vediamo più da vicino dove l’azienda risparmia
Fondamentalmente i buoni pasto non sono considerati dallo stato un reddito, come lo può essere l’indennità di mensa, in quanto soggetti a una disciplina fiscale di favore, e pertanto su questa parte di salario che il dipendente percepisce sotto forma di ticket, il datore di lavoro non è tenuto, né al versamento dei contributi pensione, né tantomeno al versamento di quella parte del T.F.R. che il dipendente dovrebbe accumulare mese dopo mese, se non ché solo sulla parte che eccede il valore soglia dei buoni stessi.
Questo solo fino a che i buoni pasto non superano il valore soglia di 7 Euro se elettronici e 5,29 Euro se cartacei.
Se i buoni invece, hanno un valore superiore a queste cifre indicate, l’imponibile IRPER ai fini dei contributi previdenziali è pari alla differenza tra valore facciale ed il valore soglia.
Se ad esempio si dovessero ricevere dei buoni pasto elettronici con un valore facciale pari a 10 Euro per ogni giorno lavorativo, di questi soltanto 3 Euro saranno soggetti a tassazione in busta paga.
Nel complesso le aziende traggono doppio vantaggio nell’utilizzo dei buoni pasto, prima dall’I.V.A. dovuta allo stato e detratta e, in secondo luogo, risparmiano sui contributi dovuti al dipendente.
Tutto ciò potrebbe fare la felicità di tutti quei dipendenti che hanno la percezione di non pagare tasse su parte dello stipendio, senza però rendersi conto che un vantaggio vero e proprio lo si può ottenere solo ed esclusivamente se i buoni pasto sono un extra dello stipendio e non parte pertanto, per stabilirne la vera convenienza del dipendente, è importante definire prima l’importo dello stipendio, e solo successivamente stabilirne i vantaggi nel ricevere i buoni pasto.
Si stava meglio quando si stava peggio, quando non c’era niente e c’era tutto, quando ci si divertiva con poco, quando esisteva il rispetto per le persone e si poteva giocare liberamente nelle strade, liberi da un cattivo utilizzo di smartphone e da una società dove diventa sempre più importante l’apparire piuttosto che l’essere.
Quanti ricordi appartenenti a generazioni che hanno goduto del benestare economico e sociale creato dai predecessori, generazioni decantatori di cotanta stima del passato, i primi a ricordare e primi a dimenticare, primi ad avviare quel processo di decadenza, che tutt’oggi ci schiaccia come mosche, generazione che ha goduto delle gesta delle generazioni precedenti e che tutt’ora predicano bene e razzolano male, generazioni che avrebbero dovuto cambiare il mondo e che invece ci hanno guidato verso lo sfascio.
Generazione dopo generazione abbiamo preso quella folle abitudine di predicare di come di stava meglio negli anni passati e nello stesso tempo complici di un cambiamento che tanto ripudiamo.
Quante volte abbiamo sentito da nonni e genitori l’insulsa (per quanto veritiera) frase “Io alla tua età già lavoravo”, senza riflette sul fatto che proprio grazie a queste generazioni di “frasologi” nonché precoci lavoratori, ci ritroveremo ancora a lavorare quando avremo raggiunto l’età pensionabile di queste generazioni di pensionati che non fanno altro che predicare bene e razzolare male.
Ma com’è stato possibile arrivare fino a questo punto
Senza nemmeno rendersene conto sono proprio questa generazione di mezzo che ha dato inizio un lento processo di decadenza.
Con l’avanzare generazionale si tende sempre più ad ammorbidirsi e afflosciarsi, aprendosi un varco in mezzo alla superficialità che domina l'era moderna, e che non ci rappresenta più.
Le generazioni passate hanno creduto ai nuovi onesti, a chi doveva liberarci da quella corruzione e così da coerenti onesti educati e presi da esempio, abbiamo fatto nuovi bugiardi e venditori di fumo che hanno messo le radici nei terreni più importanti ci siamo cascati come piselli e pensare che le vecchie generazioni sono state anche le ultime ad avere attraversato la leva obbligatoria, un lungo anno che nella sua inutilità bellica, avrebbe avuto il compito di formare il carattere.
Generazione dopo generazione abbiamo fallito come genitori e come figli, i nostri genitori hanno fatto la rivoluzione, hanno goduto delle conquiste fatte per poi sentirsi in dovere di dimenticare tutto, quindi dopo di loro non si è combinato più nulla.
Più le generazioni avanzavano, più diventavano amici dei propri figli piuttosto che educatori, per questo non hanno saputo essere severi come la generazione precedente e alla fine sono stati fatti solo danni.
L’educazione basata sui divieti e sulle punizioni è stata bandita, quando invece c'era ancora bisogno di genitori autorevoli, sono i giovani che non hanno fatto il 68 non hanno attraversato gli anni di piombo non hanno mai usato un telefono a gettoni, le moderne generazioni si erano promesse di dare ai nostri figli tutto ciò che non hanno mai avuto.
Ci ostiniamo tutt’ora a percorrere strade dissestate, che generazione dopo generazione siamo riusciti a rovinare, pretendiamo rispetto ma non lo insegniamo, pretendiamo lavoro e non lo creiamo, possediamo nuove tecnologie e tendiamo ad avere ancora un sistema arretrato, siamo diventati una società superficiale, che fonda le proprie radici sulle comodità, nello svago e nel pettegolezzo, puntando sempre il dito verso gli altri e mai contro se stessi, nascondendo i propri difetti ed esaltando quelli del prossimo, pratica che non darà mai la possibilità di migliorarci intraprendendo un percorso di autocritica che possa portare a vivere meglio.
Impariamo a guardarci ogni tanto allo specchio e fare un resoconto di come ci stiamo comportando, impariamo a diventare un po’ più obiettivi e soprattutto costruttivi con noi stessi, impariamo a capire ciò che è giusto e ciò che potrebbe portarci alla rovina, altrimenti errore dopo errore, generazione dopo generazione, potremo trovarci a raggiungere l’estinzione dei buoni propositi e del benessere della propria persona.
Una delle priorità della maggior parte degli individui, è indiscutibilmente la possibilità di poter riuscire a risparmiare, con la prospettiva di accantonare nel tempo una parte di denaro utile ad affrontare imprevisti, avversità, investimenti o in altri casi ancora, di poter permettersi qualche sfizio che possa favorire il benessere della propria persona.
Questa pratica del risparmio, di primo acchito potrebbe sembrare alquanto difficile da mettere in atto di questi tempi, soprattutto se si pensa a quanto sono aumentate le spese oggi giorno, e di conseguenza, una delle scuse più diffuse nel rinunciare ad una pratica che punti al risparmio, è quella di essere convinti di non poterselo permettere a causa di queste troppe spese in relazione alle entrate.
Non riesco a risparmiare
In realtà con un po’ di buona volontà, è possibile capire come entrare nel meccanismo senza che ciò possa pesare troppo sul proprio stile di vita. Indubbiamente una fase importante nell’avviare una pratica che punti al risparmio è quella di poter avere delle entrate costanti, del resto una delle prime regole fondamentali, è che il risparmio deve sempre essere accorpato da una buona quantità di entrate mensili, se non avessimo delle entrate non avremo denaro a sufficienza per poter avere dei risparmi, ma da questo a credere di non poter riuscire a risparmiare, rimane in realtà semplicemente un pretesto o una sorta di alibi, per non intraprendere un percorso di sacrifici che inizialmente potrebbe risultare pesante ma che con l’andare del tempo stabilizzeranno il proprio stile di vita in relazione ai propri guadagni.
Del resto, l’essere umano è da sempre dotato di istinto di sopravvivenza, non che bravo nell’arte dell’arrangiarsi, tanto è vero che qualsiasi individuo, nel momento stesso in cui si dovesse trovare di fronte ad un imprevisto economico obbligatorio o un (IN)aspettato aumento di qualche servizio, riesce a riadattare in automatico il rapporto entrate uscite, tendendo a stringere la cinghia e ad andare avanti con quello che possiede.
Per avere un esempio ancora più lampante lo troviamo quando ci troviamo di fronte ad un aumento delle bollette delle varie utenze, o all’aumento delle accise sui carburanti. Nonostante le entrate siano sempre le stesse, per la maggiore tendiamo forzatamente a riadattare di volta in volta le proprie entrate alle spese.
Questo riadattamento forzato lo si dovrebbe trasformare in un riadattamento volontario, nella quale dovremo essere noi stessi a porci dei limiti sulle spese ancor prima che qualcuno ci costringa a farlo.
Privarsi di parte delle proprie entrate per incominciare a vivere al meglio
Paradossalmente il miglior modo per poter cominciare a risparmiare è quello di privarsi immediatamente di una parte delle entrate mensili, in modo tale da poter gestirne la rimanenza.
Dobbiamo abituarci a non considerare più parte di quello stipendio, e fare conto solamente su quello che rimane.
In fin dei conti il nostro istinto ci porta a spendere una quantità maggiore di denaro in relazione a quanto ne possediamo, più ne abbiamo più ne spendiamo, al contrario se facessimo affidamento solo su una parte di esso, avremo la possibilità di poterlo gestire in relazione a quanto avremo a disposizione.
Un piano di risparmio adatto alle proprie esigenze
Il metodo proposto, utilizzato per il controllo e la gestione dei risparmi offre una prospettiva a 360 gradi, in quanto potrà permettervi di capire quanto spendere per ogni settore dedicato ed allo stesso tempo tenere sempre sott’occhio le spese con una particolare attenzione a quello che potrete permettervi di spendere.
Per poter raggiungere tale obiettivo, servono inizialmente due parametri:
Il totale netto della retribuzione mensile (più eventuali altre entrate mensili sia che esse siano occasionali oppure continuative)
E l’importo totale delle spese fisse mensili, queste possono essere, le rate di un mutuo, l’affitto, le rate dell’auto e qualsiasi altro bene acquistato a rate mensili che durano un intero anno. (Insomma, tutte quelle spese nella quale si ha l’obbligo di pagare mensilmente)
Se per esempio, percepissimo 1500 euro mensili, e fossimo coscienti del fatto che ogni mese avremo una spesa mensile fissa di 600 euro per l’affitto di casa, ed una rata fissa mensile di 200 euro per l’acquisto di un auto, avremo 1500 – 600 - 200 = 900 euro. Questa differenza tra le entrate totali mensili, e la somma di tutte queste spese mensili fisse, la chiameremo “disponibilità”.
Ora che abbiamo calcolato le nostre disponibilità mensili, non dovremo fare altro che suddividerla in percentuali, così divise:
Una quota di percentuale di denaro dedicata all’alimentazione (spese alimentari 50%)
Una quota di percentuale di denaro dedicata alle utenze domestiche che vanno dal consumo di gas, all’acqua, spese di corrente elettrica, utenze telefoniche (bollette 25%)
Una quota di percentuale per eventuali vizi e sfizi non strettamente necessari come ad esempio cene al ristorante, sigarette, abbonamenti ecc. (svago 17%)
Una quota di percentuale per le spese annuali obbligatorie come ad esempio bollo e assicurazione auto (Spese annuali 5%) da accantonare immediatamente non appena arriva lo stipendio.
Una quota di percentuale per un fondo cassa per eventuali emergenze ed imprevisti (Risparmi 3%) da accantonare immediatamente non appena arriva lo stipendio.
Queste percentuali sono puramente indicative in quanto si avrà la possibilità di modificarle in base alle proprie esigenze, se per esempio non siete quasi mai a casa per motivi di lavoro, le vostre spese sulle bollette saranno inferiori e di conseguenza avreste la possibilità di abbassare questa quota espressa in percentuali ponendo la differenza a disposizione per qualche altro settore che ritenete più oneroso come per esempio le spese annuali.
Gli andamenti di tutte le entrate e le uscite mensili possono essere monitorati in tempo reale programmando un semplice foglio di Excel di cui la relativa programmazione la potrete trovare a fine articolo oppure nel dettaglio all’interno del video articolo al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=gKbS9-TpOnU&t=34s
Osservando le varie voci della tabella, si avrà la possibilità di cominciare ad intraprendere un piano di rinunce mensili delle spese variabili, in particolar modo quelle all’interno della cella svago, notando le voci nella quale si eccede prendendo di volta in volta provvedimenti.
In questo modo sarà possibile decidere mese per mese, se rinunciare a quel tipo di svago oppure ridurli tutti contemporaneamente.
Se per esempio abbiamo l’abitudine del caffè ogni mattina, potremmo decidere di rinunciare un mese, per poi riprendere il mese successivo, nel mentre si decida di rinunciare a qualcos’altro sempre inerente alle spese riguardanti lo svago.
PROGRAMMAZIONE DEL FOGLIO DI EXCEL
Inizialmente, all’interno delle celle C19, C20, C21, C22 e C23 dovete impostare il valore in percentuale di quella parte di disponibilità mensile da dedicare alle varie voci, in questo caso abbiamo assegnato alla cella C19, alla voce SPESE ALIMENTARI la percentuale del 50 %, alla cella C20, alla voce BOLLETTE la percentuale del 25 %, alla cella C21, alla voce SVAGO la percentuale del 17 %, alla cella C22, alla voce SPESE ANNUALI la percentuale del 5 % e alla cella C23, alla voce RISPARMI la percentuale del 3%. Vorrei ribadire che queste percentuali non sono standard ma semplicemente indicative in quanto ognuno di voi, con il tempo potrà disporre a proprio piacimento a seconda dei propri bisogni.
All’interno della colonna B (Cella ENTRATE), in corrispondenza con la riga corrispondente alle voci stipendio, vengono inserite le entrate del mese. La stessa cosa all’interno della colonna C (Cella SPESE FISSE) in corrispondenza delle righe corrispondenti alle voci affitto, rate macchina e telefono), vengono inserite tutte le spese fisse di quel mese. Sotto la colonna E (DISPONIBILITÀ SPESE ALIMENTARI), nelle varie righe vengono inserire di volta in volta tutte quelle spese che riguardano gli alimentari, tutto ciò che riguarda la cucina. Sotto la colonna F, (DISPONIBILITÀ BOLLETTE) in ogni riga in corrispondenza delle voci di tutte quelle utenze riportate nella colonna G (VOCE) vengono inserite tutte le spese inerenti. La stessa cosa avviene sotto la colonna H (DISPONIBILITÀ VARIE ED EVENTUALI) in corrispondenza delle voci riportate all’interno della colonna J vengono segnate tutte le spese ad esse relative.
All’interno delle celle rispettivamente J14 e E14 vengono riportate in automatico a seconda della percentuale decisa, la cifra mensile da accantonare annualmente per le spese annuali e la cifra di quello che abbiamo messo nel salvadanaio quel mese.
Nella cella H18, in corrispondenza della voce BUDGET NETTO MENSILE (Cella F18) viene riportato in automatico il netto che abbiamo a disposizione in totale mentre, nella cella H20 in corrispondenza della voce AVANZO MENSILE (Cella F20) viene riportato in automatico il netto totale di quello che ancora possiamo spendere in quel mese corrente.
Nelle celle E15, F15, H15 viene mostrato in automatico quello che ci rimane a disposizione da spendere voce per voce, ed eventualmente se sforiamo se ci troviamo con un segno negativo (-).
PROGRAMMAZIONE DEL FOGLIO DI CALCOLO
Ora passiamo alla programmazione del foglio di calcolo, per semplicità vi descriverò in quali celle incollare le formule.
Nella cella E3 immettere la formula =(H18/100*C19)
Nella cella F3 immettere la formula =(H18/100*C20)
Nella cella H3 immettere la formula =(H18/100*C21)
Nella cella J3 immettere la formula =(H18/100*C22)
Nella cella K3 immettere la formula =(H18/100*C23)
Nella cella B3 immettere la formula =SOMMA(B4:B13)
Nella cella C14 immettere la formula =SOMMA(C4:C13)
Nella cella E14 immettere la formula =SOMMA(E4:E12)
Nella cella F14 immettere la formula =SOMMA(F4:F13)
Nella cella H14 immettere la formula =SOMMA(H4:H13)
Nella cella J14 immettere la formula =(H18/100*5)
Nella cella K14 immettere la formula =(H18/100*3)
Nella cella E15 immettere la formula =(E3-E14)
Nella cella F15 immettere la formula =(F3-F14)
Nella cella H15 immettere la formula =(H3-H14)
Nella cella H18 immettere la formula =(B14-C14)
Nella cella H20 immettere la formula =(B14-C14-E14-F14-H14-J3-K3)
Nella cella C24 immettere la formula =SOMMA(C19:C23)
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. Non vi è miglior citazione per intraprendere il capitolo “perdere il lavoro”, nel mezzo del cammino di un percorso lavorativo, ci si ritrova in un momento oscuro, dove si perdono le certezze di un futuro in seguito alla perdita del proprio lavoro, che sia dovuto a cause indirette alla nostra persona o che siano da imputare a noi stessi.
L’incubo peggiore della maggior parte delle persone è quella di non avere più una forma di sostentamento su cui vivere e, quando questo diventa realtà, a primo impatto il colpo è durissimo, soprattutto per chi ha un età avanzata, una famiglia sulle spalle o magari dei debiti.
Come primo sintomo inizia a salire l’ansia, ci si sente, frustrati sconvolti, disorientati e non nego anche abbastanza arrabbiati, soprattutto quando il motivo del licenziamento non dipende direttamente dal dipendente, e si inizia a porsi domande tra le quali “cosa ci aspetta per il futuro?”. Solo in un secondo momento si comincia a realizzare la necessità di capire come risolvere il problema.
La riflessione
Prima di cadere nella depressione più totale e quindi farsi prendere dall’ansia, si provi per un attimo a pensare a tutte quelle persone che vorrebbero inseguire e realizzare i propri sogni cambiando vita e professione, ma vengono fermati dalla stabilità di un lavoro fisso e da uno stipendio allettante.
Ecco, nella fase di licenziamento, ci si trova nelle condizioni di aver superato, anche se involontariamente, questo ostacolo, e non si è più soggetti a vincoli di questo tipo. Ci si ritrova costretti a dover decidere se mettersi alla ricerca di un altro lavoro (a seconda delle disposizioni) oppure cominciare a mettere in atto quel processo che possa portare alla realizzazione dei propri sogni.
Prendiamo per un attimo in considerazione tutte quelle persone che per un motivo o per un altro sono riusciti a cambiare professione e quindi vita; a differenza di tutti coloro che non hanno coraggio di cambiare, una delle classiche affermazioni è sempre stata: perché non l’ho fatto prima.
Non in tutti i casi un licenziamento è sempre e solo sinonimo di disperazione, capita per i più virtuosi che la notizia venga presa principalmente come una sfida per un cambiamento ed un’occasione per migliorarsi.
Un involontaria perdita del lavoro in taluni casi, potrebbe tranquillamente trasformarsi in un ottima occasione per poter rivoluzionare completamente la propria vita.
Le testimonianze
Non sono racconti di fantascienza, in passato molta gente ha superato le varie crisi rimboccandosi le maniche e reinventandosi, “ce lo raccontano Giulia, Matteo, Anna, Andrea e Silvia, che hanno saputo rinascere come fenici dalle ceneri della disoccupazione. La prima reazione, confermano, è sempre quella di cadere. Accade tuttavia che durante la discesa qualcosa in noi si smuova, facendosi spazio tra lo sconforto e spingendoci a rialzare il capo. Chiamatelo come volete: spirito di sopravvivenza, perseveranza, intelligenza. Il risultato è sempre lo stesso: si scopre una nuova forza, si riparte e magari si trova finalmente il coraggio di puntare sulle proprie passioni o realizzare quell’idea dimenticata nel cassetto. In giapponese, come del resto in greco antico, la parola crisi significa anche opportunità. «Ho imparato che il cambiamento va accolto e lasciato fluire», racconta Silvia Berra, ex psicologa in ambito risorse umane che dopo essere stata licenziata oggi si ritrova più realizzata di prima grazie al proprio laboratorio creativo Colors Lab. «Alcune cose vanno lasciate andare per raggiungerne altre», fa da eco Anna Marelli, prima architetto e ora artigiana di prodotti e gioielli in ceramica decorata e argilla. Stesso discorso per Matteo Marinai, che dopo aver perso l’impiego da cuoco si è reinventato chef a domicilio. «Mi sono detto: se devo rischiare, tanto vale che rischi per conto mio», spiega con orgoglioso accento toscano. E che dire di Andrea Capuzzo, che insieme ad altri 4 ex-dipendenti ha ricostruito ex novo l’azienda che li aveva lasciati a spasso?
Non stiamo parlando di persone che si sono arricchite dall’oggi al domani o che hanno avuto la rivelazione della vita. Il mito del grande sogno americano lo lasciamo ai cineasti di Hollywood. Quelle che vi raccontiamo sono tutte storie made in Italy di guerrieri della quotidianità, che ancora oggi combattono tutti i giorni con costanza per difendere il loro piccolo spazio di felicità.”
“Fonte Vanity Fair”
Queste sono solo alcune delle testimonianze di chi è riuscito a reinventarsi un lavoro, ma volendo ulteriori testimonianze, è possibile fare una ricerca sul web digitando “testimonianze reinventarsi un lavoro” ed ecco parte dei risultati della ricerca:
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La pandemia ha spinto molte persone ad aprire gli occhi e rivedere le proprie scelte di vita. Ecco le storie di chi ha messo tutto in discus
Il piano di bilancio di temporanea sopravvivenza
La prima cosa da fare sarà quella di mantenere la calma e calcolare approssimativamente il tempo che si avrà a disposizione per poter risollevarsi.
Nella maggior parte dei casi il licenziamento viene preceduto da un preavviso e, nonostante la fase di frustrazione, la prima cosa intelligente da fare è quella di sfruttarlo per farsi un idea del tempo immediatamente successivo alla cessazione del lavoro, calcolando il tempo di “sopravvivenza” a propria disposizione prima di trovarsi completamente con il c**o per terra.
Pianificare dunque il tempo a nostra disposizione è una prima fase fondamentale e deve prendere in considerazione vari fattori tra i quali:
La propria giacenza bancaria
L’ammontare del trattamento di fine rapporto
Una possibile buona uscita
Gli ammortizzatori sociali come l’assegno di disoccupazione
In base a questi fattori si dovrà stabilire per quanto tempo ancor potremmo usufruire di una somma di denaro mensile pari al proprio stipendio che veniva erogato prima della perdita del lavoro che possa permettere lo sviluppo di un percorso di reinserimento nel mondo del lavoro.
Facendo una somma tra una giacenza bancaria, un trattamento di fine rapporto, un eventuale buona uscita ed importo mensile del possibile assegno di disoccupazione, sarà possibile stabilire quanto tempo si avrà a disposizione per la riorganizzazione della propria vita.
Se ad esempio, al pari del proprio ex stipendio di 1500 Euro avessimo:
TFR 10000 Euro
Giacenza bancaria 5000 Euro
Buona uscita 1000 Euro
Si avrebbe un totale di 16000 Euro, con un ipotetico assegno di disoccupazione di 900 Euro mensili per un anno.
Volendo continuare a percepire un entrata mensile pari al proprio ex stipendio di 1500 Euro mensili, si dovrebbero aggiungere all’assegno di disoccupazione di 900 Euro, la cifra di 600 Euro da estrapolare ogni mese dalla somma di tutte le risorse che abbiamo a nostra disposizione ovvero 16000 Euro quindi, 16000/600 = 26,66 mesi circa ovvero 2 anni circa. Considerando che l’assegno di disoccupazione mediamente è di un anno, e diminuisce con il tempo.
Una seconda fase da affrontare, è quella di cominciare a pensare in ad un taglio delle spese (soprattutto quelle superflue) e successivamente, ad un piano di spese intelligenti dove quello che necessita di essere comperato deve essere fatto in modo intelligente.
Se questo non fosse sufficiente, per implementare ancora di più il tempo di sopravvivenza e di riorganizzazione, sarà possibile mettere in vendita tutto il superfluo che si ha per casa, come per esempio l’usato o, se si ritiene necessario, anche tutti quei beni preziosi come l’oro.
In oltre, varrebbe anche la pena di prendersi informarsi sulla presenza di possibili altre sovvenzioni o sgravi fiscali, come per esempio il diritto agli sgravi sulle utenze domestiche per i possessori di un ISEE a basso reddito, che volta per volta vengono messi a disposizione dallo stato.
Non tutto il male vien per nuocere
(Si chiude una porta si spalanca un portone)
Uno dei primi consigli che mi sento di dare a livello psicologico, è quello di accettare il cambiamento, cambiare il proprio senso della realtà e riuscire a intraprendere un cambio di abitudini cercando di schiarirsi le idee su quello che si vuole e si deve fare giorno per giorno per poter così riuscire ad intraprendere una nuova routine.
Quando si parla di senso della realtà, si intende che questa è relativa, e può essere trasformata in qualsiasi momento.
Le possibili strade verso un cambiamento sono tre, tutte che portano ad una risoluzione di cambiamento e dipendono anche dall’età anagrafica posseduta.
Si hanno quindi 3 possibili vie da percorrere:
Mettersi alla ricerca dello stesso lavoro (data l’esperienza nel settore)
Cambiare totalmente settore rispetto alle proprie competenze lavorative
La ricerca di nuove fonti di guadagno indipendenti
Mettersi alla ricerca dello stesso impiego (data l’esperienza nel settore)
Se si è sempre stati convinti e soddisfatti della professione fino ad ora svolta, il problema potrebbe essere minore rispetto alla scelta di reinventarsi cambiare settore.
Se potenzialmente da un lato potreste avere un età avanzata in cui le probabilità di una nuova assunzione potrebbero risultare minori, dall’altra potreste sempre contare su un esperienza decennale o addirittura pluridecennale che sopprimerebbe l’handicap dell’età.
Si faccia conto che ripartire da zero, significa anche che nessuno conosce quei vostri piccoli difetti che potrebbero penalizzarvi anche in una possibile futura locazione di lavoro pertanto, non vi è occasione migliore per cominciare a lavorarci sopra per correggerli e, nello stesso tempo, migliorare i vostri pregi migliorando anche le qualità lavorative in possesso con qualche corso di aggiornamento oppure in modalità del tutto autodidatta.
Dal momento che sarete costretti cambiare azienda, fatelo nel miglior modo possibile, cercate luoghi di lavoro nelle vicinanze, sopprimendo così i costi di trasporto e risparmiando sul tempo di percorrenza.
Cambiare totalmente settore rispetto alle proprie competenze lavorative
Un'altra possibile alternativa, se l’età e/o le energie lo permettono, è di rimettersi in gioco reinserendosi in un percorso di formazione lavorativa differente da quella precedente, cercando la strada per reinserirsi all’interno di un nuovo settore.
In base alle condizioni sociali in cui ci si trova, esiste la possibilità di frequentare corsi formativi gratuiti per disoccupati, atti al reinserimento nel mondo del lavoro.
Ogni Regione d’Italia mette a disposizione (a seconda delle proprie risorse) dei corsi gratuiti per disoccupati che, con un po’ di impegno e di buona volontà, offrono la possibilità di cambiare professione. Ovviamente questo tipo di percorso diventa un tantino complicato per persone in età avanzata, in quanto le aziende difficilmente sono disposte ad assumere personale con poca esperienza ed età avanzata.
Le informazioni necessarie per poter accedere a questo tipo di percorsi potrete trovarli all’interno del sito del centro di formazione https://www.centrocfa.com/disoccupati-over-30-della-lombardia-nuovo-calendario-corsi-gratuiti/
La ricerca di nuove fonti di guadagno indipendenti
Come terza ed ultima opzione (soprattutto per soggetti di avanzata età che potrebbero anche ritrovarsi obbligati) rimane quella di mettersi in gioco staccandosi completamente dal lavoro dipendente, imboccando strade completamente differenti dai soliti canoni di lavoro, come per l’appunto una professione da Freelancer, imparando a gestire il proprio tempo ed i propri affari.
Una prima soluzione, sempre che la vostra ex professione sia sempre stata il sogno della vostra vita, è quella di sfruttare l’esperienza acquisita a proprio vantaggio, continuando a svolgere il proprio lavoro ma in piena autonomia. Tramite le competenze acquisite durante la vostra carriera professionale, con una piccola dose di capacità imprenditoriali, acquisibili con un po’ di impegno, buona volontà e con dei corsi, potreste avere l’occasione di continuare a svolgere il vostro lavoro in totale autonomia senza più che nessuno vi dia delle direttive che magari non avete nemmeno mai condiviso.
Una seconda alternativa nell’intraprendere una nuova attività da zero, è quella di dare agio alle proprie passioni. Sfruttare e sviluppare al meglio una propria passione risulta già da tempo una soluzione vincente per chi vorrebbe seriamente cambiare vita e gestire da soli il proprio lavoro decidendone orari e tabelle di marcia.
Anche in questi due ultimi casi, non solo è possibile un apprendimento da autodidatta per migliorare ancora di più le proprie capacità ma, è anche possibile appoggiarsi a tutte quelle risorse Regionali come i corsi gratuiti per disoccupati che, potrebbero permettervi di imparare qualcosa nella gestione di un azienda.
A questo punto, se siete veramente convinti di ciò che volete, avrete a disposizione un tetto massimo a livello temporale, nella quale dovrete cominciare a stabilire un programma ed una tabella di marcia che vi porti alla realizzazione del progetto di emersione. Una tabella di marcia che vi pianifichi passo per passo l’acquisizione di competenze che vadano da quelle tecniche a quelle organizzative che vi permettano di completare una lista di azioni che portino alla vostra meta.
Avete mai avuto modo di riflettere sul percorso di una classica banconota in carta e di quello relativo alla controparte, ovvero il pagamento elettronico bancario, in un lungo periodo di scambio?
Molto probabilmente, molti di voi non si renderanno conto che inflazione a parte, il valore di una banconota, rimane costante nel tempo a differenza di un pagamento elettronico, che tende a sgretolarsi facendo perdere pezzi al reale valore dell’importo dovuto.
Per poter capire meglio il concetto, ed entrare nel dettaglio, raccontiamo la storia di Valerio, personaggio di fantasia, che ritrovandosi in tasca una banconota da 50 € decide di recarsi al ristorante per la cena.
A sua volta il ristoratore utilizzerà questi 50€ guadagnati, per pagare il conto della lavanderia.
Successivamente, sempre con questi 50 euro, il proprietario della lavanderia pagherà il taglio di capelli dal parrucchiere, ed in seguito, questo, utilizzerà i 50€ alla cassa al supermercato per fare la spesa.
Dopo un importo illimitato di pagamenti, il valore della banconota da 50 euro (inflazione a parte) rimarrà lo stesso, ha compiuto lo scopo per tutti coloro che l'hanno utilizzata come mezzo di pagamento.
Ma cosa accadrebbe se Valerio al ristorante pagasse con la carta di credito anziché in contanti?
Il costo del pagamento digitale fatturato al proprietario del ristorante, comprese le spese di transazione, è in media del 2,5%, che poi diventa 1,25€ per ogni altra transazione di pagamento. (Questo significa che ogni prossima transazione di pagamento verrà applicata una tariffa di 1,25€)
A loro volta, gli stessi costi verranno applicati al proprietario del ristorante se anche questi pagherà digitalmente il conto della lavanderia, quindi al proprietario della lavanderia che pagherà digitalmente il parrucchiere, e a questi se pagheranno il conto della spesa al supermercato sempre in formato digitale.
Quindi, dopo le prime 36 transazioni, di questi 50 € resteranno solo 5 €, e i restanti 45 € saranno finiti nelle casse della Banca facendo così sgretolare il reale valore della controparte del contante, il pagamento elettronico digitale, provocando un impoverimento all’economia reale a favore della finanza.
Ogni operazione di pagamento digitale successiva all’altra, provocherà quindi l’inizio di uno sgretolamento del reale valore della moneta, ogni pagamento ricevuto comincerà a perdere pezzi in successione ad altri.
L’inconveniente di agire in negativo sul potere d’acquisto di un intera popolazione, sono quindi il conto da pagare per la comodità dei servizi di pagamento digitale offerti dalle banche.
Secondo una stima fatta da "Il Sole 24 Ore", le commissioni POS, hanno in questo momento un costo medio per l'esercente che può andare dall' 0,7% per le transazioni fatte con circuito Bancomat, all' 1,2% per quelle fatte con carta di credito.
Consideriamo tutto ciò come l’inizio di un percorso volto al cambiamento, dettato da spunti, riflessioni e conclusioni sullo standard di vita che adottiamo con il passare del tempo.
Da qui comincia un viaggio verso un cambiamento, in cui vivere è piacevole e guadagnarsi da vivere diventa un processo armonioso.