I commenti dei miei genitori sono un paradosso. Loro sono il bastone che si lamenta delle ruote che non girano.
~IlRespirodeimieipassi©~

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@ilrespirodeimieipassi
I commenti dei miei genitori sono un paradosso. Loro sono il bastone che si lamenta delle ruote che non girano.
~IlRespirodeimieipassi©~
Promessa.
Promettimi che proverai a sorridere, Che lascerai andare, Che non scivolerai. Promettimi che non sarà paura, Che non tremerai, Che non sarai un guscio d'uovo. Promettimi di non vergognarti, Di affilare i tuoi coltelli, Di galleggiarti in superficie. Promettimi di non piangere, Di non temere il temporale In un giorno di sole. Promettilo, Promettilo a me A me che sono te. Promettiamolo a quest'Amore che ci dorme accanto, a un pianto lontano, ai sogni che abiteranno. Promettiamolo per una vita buona Nuova come il sole Promettiamolo di notte, ora che il buio fa il padrone. Basta una candela, basta l'alba, Promettimi la luce.
Autumn in Dolomites
Vorrei farvi vedere come vi vedono i miei occhi quando con un piccolo gesto potreste risparmiarmi ore spese a riparare i vostri casini, ore spese in cose che dovreste fare voi. Vorrei farvi vedere come vi vedono ogni volta quando credete di avermi fatta fessa e, quasi di nascosto, senza dirmelo non lo fate. Perché non lo fate mai. Vorrei sapere cosa pensate: se sopravvalutate il vostro tempo da pensionati o sottovalutate lo spreco del mio, studentessa universitaria in ritardo coi tempi. Per voi ha così poco significato il mio tempo perso dietro alle vostre faccende, come se avessi minuti da buttare, niente da fare. Buffo, perché siete sempre i primi quando si tratta di farmi sentire una merda e di umiliarmi volutamente riguardo al mio ritardo alla laurea. Vorrei farvi vedere come vi vedono i miei occhi: egoisti, ingrati, presuntuosi, stronzi. E no, oggi non mi risparmio perché questo non me lo merito. Nè voi, riguardo a questo, meritate moderazione o clemenza. Potreste fare così poco, basterebbe pochissimo. E invece preferite fregarvene, non ascoltare la mia rabbia nemmeno quando, piena fino all'orlo, scoppio in grida e lacrime. Non vale niente la mia frustrazione per voi, nemmeno un gesto semplice e facilissimo. Non è il vostro tempo che si consuma, dopotutto. Perché mai dovrebbe importarvi?
story of my life
“A volte si finisce ultimi per non calpestare né offendere
A volte ci si sente stupidi perché non si infrangono regole
A volte succede di accorgersi anche quando sembra impossibile
E in mezzo a una folla di numeri qualcuno c'è di uguale a te”
Il problema della società di oggi è che, prima di fare qualsiasi cosa, pochissimi si chiedono se sia giusta o sbagliata. La maggior parte delle persone pensa se quel qualcosa può far loro comodo, se può aumentare lo spessore dei loro portafogli, se può farli apparire migliori. Notate bene: non diventare, non essere. Apparire.
Zara.
Aspetto in fila per il camerino col mio ragazzo. Una ragazza esce da un salottino prova: capelli castani scuri, alta, gambe snelle e una tutina nera corta che le calza a pennello. Lei però non si vede bella, continua a specchiarsi. La signora dietro di me si spazientisce, ha fretta. Mi guardo riflessa nel vetro, con le mie cosce grosse e in mano questa maglia senza maniche che di sicuro non posso permettermi. La guardo e mi sento un rottame con la mia psoriasi, le doppie punte e i brufoli da ciclo. Così, nel pieno dello sconforto, mi volto e anche il mio ragazzo la sta guardando. Cerco di immaginare cosa sta pensando. Magari si sta chiedendo perché non sta con una così, con le gambe lunghe e affusolate, la pelle appena abbronzata e la consapevolezza di non essere bella. E mentre mi deprimevo con questi pensieri devo averlo fissato, lui nota il mio sguardo e si volta, mi fa cenno di guardarla e dice: "visto?! Anche lei ha la psoriasi". 💙
L’ennesima conferma : “Ok, lui è quello giusto.”
Non c’è compromesso se si ama davvero, non c’è difetto. Ci sono solo infinite possibilità di dimostrarci affetto, c’è solo l’Amore che moltiplica se stesso.
Il Respiro dei miei passi
A volte si fanno o dicono cose che, ripensandoci, ci rendiamo conto essere incredibilmente stupide, irresponsabili, sbagliate. Nell’attimo stesso in cui succedono non sembrano così gravi, si è trasportati dall’emozione del momento: una rabbia controllata meno di quanto si creda, da un’euforia travolgete, da una paura angosciante. Poi ci dormi su, ti chiedi come sia possibile che proprio tu, coi tuoi buoni propositi, sia finita in questa situazione.E così, oltre al rimorso, si fa strada la paura che, diciamolo, è una stronza ma ci fa crescere. Si perché mentre sei lì nel panico, angosciato dalla possibilità di un abbandono, di un giudizio, di una perdita o di un cambiamento, mentre sei lì che pensi e ripensi al momento in cui hai scazzato alla grande, ecco in quel preciso momento stai imparando. Stai imparando che cadere aiuta a ricordare il dolore dei lividi, che magari domani ci pensi due volte a dove metti i piedi. Stai imparando che la possibilità di un errore è un rito di passaggio, succede a tutti. Ci sono errori che puoi rimediare, con tempo ed impegno, con uno “scusa” sincero e poi ci sono quegli errori che non hanno una soluzione, deviano solo il cammino. E quelli devi accettarli, capire come conviverci, usarli per crescere. Sembra facile ma non lo è, non lo è per niente. Perché quando sei nel panico, con la paura che ti fa tremare e il sudore freddo che ti scivola sul viso, quando vorresti piangere ma non riesci a singhiozzare, quando ti seni un sasso eppure non si sa come ancora respiri, non puoi razionalizzare. Anche perché non servirebbe a niente, spesso la logica per quanto lineare e semplice perde contro un’emotività instabile. Forse per questo abbiamo l’istinto, per mettere il pilota automatico e lasciarci guidare mentre ci concediamo una sosta. Lasciamo il controllo. E’ questa la chiave, lasciarsi vivere. Non è facile per me, che faccio progetti per tutto, che cerco soluzioni a problemi irrisolvibili e futili, io che non mi fido che di me. Non è facile, scegliere il “che sarà, sarà”. Il mio cervello programma una possibilità remota, ne sceglie uno sviluppo tra mille, di solito il più gravoso. Calcolo la mia vita come i miei progetti di ingegneria: devo essere sempre in sicurezza, prepararmi a saper sostenere la peggior condizione di tensione. Sembra prudente mentre invece ti impedisce di vivere. Se ragioni così ti senti ogni giorno dentro un bersaglio, cerchi paure quando ti senti al sicuro perché non ti sembra possibile che niente minacci la tua serenità. E’ una gabbia e sono io che la creo, mi chiudo sotto la mia campana di vetro. Ma esagero, credo con presunzione di sapere come va a finire. Sono certa di considerare tutte le variabili. Invece non si può, le persone non sono numeri. Programmo in sicurezza dimenticandomi che quella è la peggiore delle ipotesi, un caso limite non il caso generale. La mia paura è un caso limite, un’esagerazione, un eccesso. Credo di vivere un incubo e invece forse è solo un sogno tra tanti. Magari mi sveglio.
Non fidatevi di chi non ama la neve.
~IlRespirodeimieipassi©~
Ci sono coppie come pezzi di puzzle incastrati male. Per un po’ tutti pensano di essere al posto giusto, alcuni addirittura credono nell’incastro perfetto. Finchè poi, una mattina, guardano il mondo dall’alto e scoprono di essere un pezzo di cielo in mezzo al verde di un albero.
L'insonnia. L'ansia. La paura. Le lacrime. La solitudine. La voglia di mollare. I miei pensieri che hanno ricominciato a farmi male. E ancora una volta sono schiava di me stessa.
(via smilingcansave)
È triste rendersi conto che non sai quanto tempo è passato dall'ultima volta in cui hai pensato "ah che bello! Finalmente a casa."
~IlRespirodeimieipassi©~
Suona la sveglia. Avrò dormito si e no un'oretta, mai veramente. La mente non si è mai spenta ma il corpo è caduto, è scivolato nel sonno. Mi sono addormentata con gli occhi bagnati, le lacrime sul viso a battezzare questa mia depressione. Apro gli occhi, lui scatta in piedi. Mi siedo sul letto dandogli la schiena. Mi sono ripromessa di resistere, non piangere fino a che non se ne va. Gli preparo un caffè, chiedo se vuole mangiare qualcosa. China un po' la testa, mi guarda con quegli occhi di bambino che vogliono qualcosa ma non osano chiedere, "posso mangiare una fetta al latte? Solo una.." Lo guardo mentre mangia quel rettangolo dolce sugli sgabelli in cucina e lo invidio: si accontenta con niente, basta una fetta al latte per farlo sorridere, per fargli respirare il cuore. Guardo quel bambinone che chiede il permesso, che mangia a piccoli morsi per far durare il momento. Dice che da piccolo, quando era grassotto, quella era la sua merendina preferita. Ad ogni morso un ricordo gli passa negli occhi chiusi per godersi al meglio i sapori. Sorride mentre si mangia l'infanzia. Poi si accorge del mio sguardo ceco, di queste lacrime tenute a freno. Si alza, si china su di me e mi bacia: sulle labbra, sugli occhi, sulla fronte. Vorrebbe portare via questo buio, aspirarlo con le labbra. Lo preoccupo, lo vedo. Quando glielo chiedo dice "un po'" e allora mi sento in colpa, sento quel peso che gli grava addosso. Lui se ne accorge, dice che è giusto che si preoccupi di me, che è naturale. Si veste, mi abbraccia e io resto attaccata a quel corpo grande e forte che ormai è la mia casa, a quelle spalle rotonde a cui mi aggrappo per restare in piedi. Allora mi stringe di nuovo, più forte di prima. "Ti amo tanto", mi dice, perché sa che è solo questo che mi tiene su, è solo questa la mia luce. Deve andare ma non vorrebbe, non mi vuole lasciare così. Non me lo dice lui, parlano gli occhi. Abbozzo un sorriso, gli dico che se non va fa tardi. Lo accompagno alla porta, come ogni volta. Ci salutiamo, si volta prima di salire in ascensore come per vedere se sto già crollando. Sa che resisto, mi vede dentro. Appoggio la mia mano al vetro dell'ascensore, i profili coincidono mentre la porta interna scorre e le divide. È il nostro rito, il nostro modo di dirci che ci teniamo sempre per mano, anche quando siamo lontani, separati. Lo guardo dalla finestra uscire dal garage con la sua moto rumorosa, alza lo sguardo, mi saluta. Alza di nuovo la mano al cielo, aperta, come a ricordarmi che non sono sola. Sembra un sole, quella mano, uno di quelli che i bambini disegnano agli angoli dei fogli. Sembrano raggi, sembra un fascio di luce. Alzo la mano, ho ricevuto il messaggio. Guardo quel pezzo di vita che si allontana nel buio. Avrei voluto urlargli di restare, di non lasciarmi sola, non oggi. Ma non è giusto, non è leale. Non posso sporcarlo col mio buio, lui deve restare luce. Torno in camera, spengo la luce e piango. Piango così, da sola, in silenzio. Piango perché non lotto più, mi sono arresa alla vita. Piango e mi bruciano gli occhi, mi fa male lo stomaco. Poi tutto si ferma, il cervello stacca la spina. Ho spento tutto, non sento niente. Sono morta, di nuovo. ~IlRespirodeimieipassi©-
Rimprovero gli orologi perchè scorrono così lentamente e subito dopo li odio per il tempo che passa.
~IlRespirodeimieipassi©~
Paura di sbagliare, paura di deludere i miei genitori, paura di fallire, paura dell'università, paura degli esami, paura del tempo, paura del futuro, paura di essere brutta, paura di non essere perfetta, paura di questa paura folle che concatenandosi mi opprime.