Il momento in cui tutte le parole dette e quelle non dette vanificano nel silenzio di un impercettibile addio.
L’arrivederci della promessa di quei due sognatori si dissolse come quella stella che percepiamo in eterno, ma ormai scomparsa anni luce

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@ilsagittario
Il momento in cui tutte le parole dette e quelle non dette vanificano nel silenzio di un impercettibile addio.
L’arrivederci della promessa di quei due sognatori si dissolse come quella stella che percepiamo in eterno, ma ormai scomparsa anni luce
Ho fatto ad un’altra persona ciò che è stato fatto a me.
È dilaniante.
Come se qualcuno avesse tirato fuori dal mio petto quella lama che è stata messa lí tanto tempo fa.
Io l’ho estratta.
Sopra quella lama c’erano ancora i miei resti.
L’ho conficcata nel petto di un’altra persona per poi riprendermi quello che è da sempre, solo il mio fardello.
Troppo spesso mi manca un respiro, uguale al tuo viso annebbiato.
Troppo spesso confondo le parole, differenza fra cosa vorrei dire a te e cosa dico agli altri.
Troppo spesso mi pento, uguale a ciò che sono con ciò che non ho avuto mai il coraggio di essere.
Troppo spesso fantastico sul futuro, differente da quello che chiunque potrebbe immaginare, ma uguale a ciò che tutti potremmo mai sperare.
Mandami foto in cui sorridi o audio dove ridi, perché quasi mi commuovo da quanta bellezza emani… sei arte
Un monet
Un girasole
Il mare
Il vento d’estate
Un tramonto su una collina vista mare
-La mia persona rara
Nell’incavo degli occhi di un teschio mi illudevo di vedere un angelo attraverso l’iride di uno spirito.
Bellezza eterna segregata in uno scrigno di velluto rosso, macchiato dal patto di sangue col diavolo al fine di mascherare alla perfezione il cuore scarno di un corpo con un unico ed ultimo battito, quello di un umano che sulla sua carne non ha mai provato la vera carezza dell’amore.
È nata così, da dentro
È esplosa così, da sola
È fuggita così, d'un fiato
È fatta così, d'istanti
La mia felicità
Il silenzio mi parla di te.
Siamo distratti
La verità è che siamo distratti, ci distraiamo.
La maschera della distrazione è bella quasi quanto quella della programmazione: “programmo morbosamente la mia vita, per far sì che non abbia nemmeno un minuto libero.” Tradotto? Mi distraggo. Esco mi distraggo, studio mi distraggo, mi alleno mi distraggo.
Ora la domanda non è quella “da cosa mi distraggo”, perché Freud a questo punto resusciterebbe solo per darmi uno schiaffo dai troppi pensieri che affollano la mia mente.
L’analisi va fatta sul modo e sul perché ci distraiamo.
Costruisco intorno a me una figura totalmente finta, nella quale mi ci butto dentro solo perché apparentemente bisogna mostrare al mondo che nonostante tutto lo schifo tu stai bene, altra maschera della società. E per un certo periodo funziona anche, ma poi arrivi ad un incrocio fra l’autoconvinzione di star bene e l’auto confusione che ti sei generata dalla finzione di star bene, che per i meno intenditori vuol dire, guardi te stessa stare bene, ma sai che quello stare “bene” non è reale, ecco perché sei confusa. Stai male o bene? E se sto bene perché devo costruirmi la figura della distrazione? E se sto male perché non lo affronto invece di distrarmi ?
Ecco io non sono Freud ,anche se in questo momento vorrei esserlo, ma credo che la figura della distrazione sia il primo livello che la nostra testa percorre per star bene. Tendenzialmente fuggiamo dal dolore, e lo facciamo nel solo modo che ci fa smettere di pensare. Il problema è che fuggire dal dolore non risolve il problema, ne risolve una parte, perché esso rimane sempre lì ma entra in gioco un suo acerrimo nemico, il tempo. Il tempo indebolisce il dolore, quindi noi nella nostra distrazione siamo accompagnati dal pensiero che il tempo poi ci aiuti a superare il “dolore”. Ma a me questo non basta.
Abbiamo risposto al perché, ora rispondiamo al “modo”, anche qui la nostra mente fa il secondo click e ci dice che bisogna circondarsi di persone positive che ci facciano stare “bene”, il che anche qui non è del tutto sbagliato. Cosa è sbagliato?, il fatto che tendenzialmente il primo passo per stare bene bisogna cercarlo in noi stessi e non negli altri e che coloro di cui ci circondiamo, sono solo appendici da aggiungere quando effettivamente stiamo bene.
Ecco perché sentiamo il “bisogno” di stare bene con gli altri, un po’ perché effettivamente è così e un po’ perché siamo consapevoli che con chi ci fa stare bene non possiamo mostrare sempre il nostro buio.
Sommariamente parlando, noi distraendoci ci ritagliamo i nostri momenti in cui stiamo bene ma quando siamo soli la nostra mente ci ricorda che effettivamente i nostri piccoli traumi sono sempre lì, ecco perché spinti dalla forza del distrarci, ed ecco perché ci sentiamo confusi.
Navighiamo in un oblio di “sto bene”, “non sto bene”, perché ancora non abbiamo trovato in noi la risposta per star bene anche senza bisogno di qualcun altro, o semplicemente senza bisogno di distrarci, perdendoci sempre nel bicchiere d’acqua che affoga i nostri pensieri.
I pensieri aprono il lucchetto della distrazione e ci chiudono nella stanza dello “sto male”, ma quello stare male in realtà è sostanzialmente temporaneo e il pensiero stesso che quel momento è temporaneo ci aiuta a viverlo meglio.
In conclusione il nostro “stare male”, va rimpicciolito e contestualizzato al fatto che qualche ora dopo saremo già presi dal prosieguo della nostra vita e che quindi tutto il potere che diamo al nostro dolore è autoalimentato da noi stessi e se lo autoalimentiamo, possiamo imparare anche a spegnerlo e la distrazione è solo il concetto dietro il quale ci nascondiamo per non ammettere che fondamentalmente l’unica cosa che stiamo facendo è andare avanti, perché? Perché non stiamo ancora “bene” del tutto.
L'acustica del mio bagno fa risuonare quella melodia come se fosse in eco, accompagnata dall'acqua bollente che scorre a rallentatore su ogni parte del mio corpo.
Dopo l'ultimo rintocco di chitarra, rompe il suono la voce di Ed.
Sono calma, mi culla, mi protegge.
Le sue parole le conosco a memoria da ormai dieci anni ma in quell'istante è come se per l'ennesima volta me la stesse cantando come se fosse la prima. E mi fa ancora emozionare come se l'avesse scritta davvero solo per me, e non mi fa piangere piu', perché ormai so benissimo quale significato attribuirle.
Un potere immenso rinchiuso in quelle parole con la forza balenante di far vibrare la tua mente al punto da non riuscire più' a farti vedere te stesso oltre le sole e semplici parole che ti sta dicendo.
Alla fine la voce di Ed si arrabbia, urla, ogni cosa attorno a me trema, in quell'impercettibile istante che ti fa capire che tutto finisce, anche la rabbia, e smetterai di gridare, e smetterai di piangere, e smetterai di provare dolore, e smetterai un giorno di chiedere
" Dammi amore."
Io non sto cercando il mio Joker, io sono Joker.
Sto cercando qualcuno che sappia gestire l’ingestibile,
Qualcuno che sappia amare tutto ciò che fino a quel momento ha sempre odiato,
Qualcuno che sappia entrare nella testa di chi ha troppo disgusto persino di entrarci da solo,
Qualcuno che guardi il mondo attraverso gli occhi di chi sa che non vale più la pena credere che, un mondo esista ancora.
Se non provi felicità non saprai mai cos’è la tristezza,
se non sai cos’è la tristezza non conoscerai mai il dolore,
se non conosci il dolore non potrai mai amare
e il non aver mai amato sarà sempre meglio di provare amore
perché una volta provato amore, dipenderai dalla felicità di qualcun’altro.
Scelte
noi viviamo facendo delle scelte, sono queste che guideranno il nostro futuro e ci scaraventeranno addosso le loro inesorabili conseguenze.
Scelte..
Scegliere chi o cosa mettere al primo posto,
scegliere se vale la pena mettere noi al secondo posto,
scegliere di accettare, perdonare, lottare, farsi male,
scegliere di rischiare il tutto e per tutto, fare all in e mettere su quel tavolo da gioco tutta la nostra vita,
scegliere di affidarsi al caso,
perché quando scegliamo in realtà stiamo giocando a poker; non saprai mai se quella scelta sarà la scelta giusta finché non punti tutto, e solo dopo che ti trovi davanti al fatto compiuto, saprai se avrai vinto o perso.
Se vinci capirai che quella sarà stata la scelta migliore della tua vita, anche se ci vorrà tempo per metabolizzarla e concretizzarla.
Ma se perdi...bhè nel caso del poker ti ritroveresti in banca rotta, nel caso della vita ti sentiresti lo stesso povero.
Povero di speranze, quelle stesse speranze che ti hanno spinto a fidarti di quella scelta, povero di sogni perché non avrai più' la forza per farne di nuovi.
Povero di certezze , perché te le ha strappate via la sconfitta, povero di fiducia che ti farà vacillare sia su te stesso che sugli altri.
Povero di amore, perché ne perdi un pezzetto ogni qual volta farai una scelta sbagliata, povero nel credere; credere nel futuro, credere che ci sia per te un futuro.
Questa povertà interiore ti segnerà al punto da farti credere che tu stesso, non meriti più' di poter scegliere cosa fare della tua vita.
E poi? Poi si sceglie,
si sceglie se lasciarsi affondare dal fallimento, o si sceglie di prendere lezione da quella scelta sbagliata, così da poter crescere sempre di più', ogni qual volta la vita ci presenterà quella successiva.
Io mi sono innamorata di te perché dentro ogni nostro sguardo, bacio, carezza si celava il peso di non sapere assolutamente nulla di quello che sarebbe successo qualche secondo dopo. L’ignoto , il vuoto; eufemismi per dire che l’imprevedibilità di una persona stravolge tutto ciò che eri convito di conoscere sulla vita e sull’amore.
Non sento più.
Corro, in moto con un mio amico e non sento più. Il freddo, l'aria che mi manca, il tremore alle gambe, i muscoli tirare, per cinque decimi di secondo ho smesso di sentire ogni cosa. Era come se io non fossi più in quel punto, era come se la mia persona mi stesse dicendo che io lì non dovevo starci, che non volevo starci.
Era come se il non sentire mi stesse facendo ascoltare ciò che io volevo davvero, così poi...realizzai che dovevo andarmelo a prendere.
Ho smesso di “sopravvivere” sentendo quella realtà colma di debolezze umane per ascoltare quella che un giorno forse... chiamerò vita.
E se succede che…
La mente è la nostra più grande bomba nucleare, i dubbi sono la polvere da sparo.
Non puoi controllarla e soprattutto non sai quando esploderà, l’unica cosa che sai è che quando accadrà, devasterà la tua intera esistenza. Che rimarrà?
Cenere, lapilli, polvere, fumo negli occhi che ti fa piangere ma a quel punto piangere non servirà piu’ a nulla, perché non potrai farci nulla… sei esplosa.
Ha trascinato con se tutto ciò che ti tormentava da anni, traumi,paure,confusione,pensieri,solitudine,ansie,mancanze,incertezze,rimpianti e rimorsi e li ha fatti implodere nella tua testa senza minimamente pensare alle conseguenze, semplicemente succede.
Raccogliere i pezzi di un’intera vita è difficile, ricomporli è quasi impossibile ma l’alternativa sarebbe lasciarli lì persi nel loro caos senza senso, e allora che si fa?
Ci si mette alla prova, si tentenna ma poi si arriva ad una soluzione, quella che sul momento reputiamo la più sensata anche se la nostra mente un senso non ce l’ha più.
Succede che ti sentirai crollare,
Succede che avrai paura,
Succede che sarai fragile,
Succede che sarai instabile,
Succede che ti sentirai sola,
Succede che non troverai più un ordine,
Succede che a volte non saprai proprio da dove cominciare,
Succede che non vedrai più la fine,
Succede che vacillerai,
Succede che ti pentirai,
Succede che piangerai,
ma poi succede che la supererai. Perché ti renderai conto che era la cosa giusta anche se la più dolorosa, quella che dopo ti farà vedere l’orizzonte con dietro tutto il paesaggio chiaro, limpido, senza ombre o nebbia. Succede che proverai quel senso di crescita che ti travolgerà l’anima così di punto in bianco, facendoti rendere conto di cosa realmente hai davvero necessità nella tua vita e di cosa invece puoi farne a meno, perché diventa finto, superfluo, non adatto a ciò che credi, che non combacia più con i tuoi valori. Facendoti rendere conto che tutto ciò a cui ti aggrappavi prima era una pura e mera debolezza umana, una debolezza di cui tu non devi più tenere conto perché ti limita e ti limiterà sempre.
Non hai bisogno di limitare i tuoi sentimenti ,né la tua coscienza, né il tuo tempo e né soprattutto le tue emozioni perché ogni cosa che credevi sbagliata in te , lo credevi perché non hai mai avuto realmente il coraggio di accettarla, di interiorizzare ogni tua singola ferita e di farla tua, perché ogni cicatrice anche se fa male ed è sulla tua pelle tu l’hai vissuta, ormai ti è entrata dentro e fa parte di te inevitabilmente e in modo indelebile. Imparare a conviverci è solo il primo gradino, ma una volta messo il primo capirai che il secondo è dietro l’angolo, è solo molto difficile da raggiungere ma quando lo farai spunterà fuori il terzo…poi il quarto.
Alla fine succede e ti renderai conto che l’ordine te lo sei fatto da sola, ma solo perché lo hai esclusivamente deciso tu.
Un continuo vacillare altalenante di emozioni che combattono per la supremazia.
Un vortice di consolazione e devastazione
Un lago di solitudine immerso nel vuoto
Un diluvio di pensieri che non si asciuga mai
Un macigno di rimorsi in equilibrio sull’orlo di un precipizio
Un Magma incandescente di paure soffocanti
Un oblio di resurrezione e morte di dubbi
Un volo in caduta libera di speranze, senza paracadute
Un continuo perpetuare di ansie vanescenti
Un’invincibile consapevolezza di perdere contro di lei;
La mia mente.
“Ma alla fine perché?
Perché hai scelto di perdermi?”
messaggio che non ho mai avuto il coraggio di inviare