Nessuno ha la minima idea di quello che ho dentro.
E' facile vedere i sorrisi, le vittorie, i giorni giusti.
E' facile fermarsi a quando qualcuno non ha voglia di parlare e resta zitto.
Ma nessuno mi conosce sul serio,
e a un certo punto inizia a fare male.
Non ho mai parlato agli altri di quando il tempo era sempre troppo poco e io chiedevo disperata solamente di allungarlo un po', di poterlo stringere tra le mie dita per raddoppiarlo, per renderlo eterno
perché la fine mi ha sempre fatto paura dall'inizio
e chi non lo vive non lo sa che non puoi viverti bene qualcosa pensando già che finirà.
Non ho mai detto a nessuno che mi manca qualcosa da quando ho iniziato a respirare, che tutta quella lunga serie di abbandoni che ho dovuto subire mi ha resa così fragile da potermi spezzare in un secondo e allo stesso tempo mi ha costruito intorno una corazza e mi ha costretto a non sapere come fare ad abbandonare nessuno, pur volendo magari
perché lo so come ci si sente.
Non ho mai detto ad alta voce che so bene che cosa mi manca e che è quello che mi è mancato sempre: qualcuno da cui andare a finire per avere un modo per non finire, qualcuno che mi dica che ne vale la pena
anche quando è tutto perso.
Non ho mai detto a nessuno che le cose che non dico sono le più vere,
che quando mi sento sola non si vede, che a volte dico di si ma penso no, che a volte sembra che io stia ascoltando e invece sto pensando a tutt'altro, che la vita mi sta stretta come un vestito che non è della mia taglia, ma la porto come posso perché non posso fare altro.
Tutti credono di conoscermi, solo perché mi hanno parlato qualche volta, solo perché mi hanno parlato anche parecchie volte, ma quello che vedono è diverso da quel che sono davvero
e io
non l'ho mai detto a nessuno.