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@ivnbkn
Di nuovo in strada! #liberetutti (tanto affetto x amici e compagne) [Bologna see you soon...]
di Livia Bernardini e Ivan Bonnin Negli ultimi giorni, in particolar modo sulla scia dell'esodo siriano (e non) verso il Nord Europa, abbiamo assistito a un'intensificazione della spettacolarizzazi...
“Rifugiati” e “migranti economici”: inclusione esclusiva ed esclusione inclusiva
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Valorizzazione capitalistica e refugee washing
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Italo Calvino e il nesso inquieto e personale di comunismo e anarchismo: - 'che la verità della vita si sviluppi in tutta la sua ricchezza, al di là delle necrosi imposte dalle istituzioni'; - 'che la ricchezza del mondo non venga sperperata ma organizzata e fatta fruttare secondo ragione nell'interesse di tutti gli uomini viventi e venturi'.
Risposta al questionario di un periodico milanese, “Il Paradosso”, rivista di cultura giovanie, 23-24, settembre-dicembre 1960, pp. 11-18
#MaiConSalvini, qualche considerazione.
Questa mattina su tuitter mi sono trovato a discutere con @FikaSikula di un suo articolo. Questo: http://ilgarantista.it/2015/06/02/la-pancia-leghista-vince-grazie-anche-alle-uova-dei-suoi-contestatori/
Qui riporto – in modo un po' rapsodico e frettoloso – alcune riflessioni emerse dal botta e risposta a 140 caratteri.
“Per ogni pomodoro o uovo lanciato su Salvini a lui veniva regalata l’attenzione di tutti i media nazionali e anche il ruolo di martire della sinistra e di quei cattivoni dei centri sociali”.
Insomma, la tesi di fondo è che le contestazioni #MaiConSalvini avrebbero favorito la Lega a causa dell'iper-mediatizzazione in chiave vittimistica del leader verde-bruno. Non riesco proprio a essere d'accordo, mi pare una spiegazione tanto banale quanto superficiale, un j'accuse sentito troppe volte, una formuletta recitata all'unisono dai “sinceri democratici” di PD & co.
Innanzitutto, vorrei partire da una considerazione: negli ultimi mesi la rabbia contro Salvini e la volontà di contestarlo hanno dato vita a una campagna virale, diffusa e partecipata in tutta Italia. Non cosa da poco in uno scenario sociale troppo spesso dominato dall'apatia e dalla rassegnazione. Si può fare di più, ma non minimizzerei i risultati.
La Lega guadagna voti per colpa di chi l'ha contestato?
Non ne sarei così sicuro. Gran parte dell'elettorato berlusconiano oggi vota Lega.
La strategia comunicativa di Salvini è quella di provocare reazioni?
Beh, che ci sia una re-azione – tanto meglio se virale, diffusa e partecipata – al razzismo leghista mi pare cosa positiva. Se non ci fosse, sarebbe comunque peggio.
– Sì, ma così si fa il suo gioco. Lui fa il martire. –
Allora, veniamo al dunque. Dubito che il ruolo del martire in un contesto di crisi permanente sia quello a cui un politico aspiri. Sono convinto che perlomeno Salvini non ci aspiri affatto: l'immaginario verde-bruno in fin dei conti rimane quello del “ce l'abbiamo duro”, ci si può anche desnudare e fare gli occhioni ai fotografi di Chi, ma sempre in funzione della costruzione dell'uomo forte, con dolcezza. Inoltre, credo che fare il martire non faccia guadagnare né consenso né voti. Vedi l'ascesa di Grillo e Renzi, vedi la (speriamo!) fase terminale della vecchia sinistra italica.Se guardiamo altrove, per esempio a Barcellona*, il successo elettorale di Ada Colau si è dato grazie a una presa di posizione forte, tutt'altro che vittimistica. Anzi, è probabilmente stata proprio la pratica dell'escrache a dare visibilità alle sue ragioni, ad attirare simpatie e antipatie in favore o contro la lotta per la casa. Polarizzare l'opinione pubblica è cosa giusta, è necessario tracciare una linea affinché si possa scegliere da che parte stare. Certo, bisogna farlo con intelligenza tattica, sapendo ascoltare, capire e interpretare gli umori popolari. Bisogna provarci, pur a costo di far degli errori. Ben venga l'odio della destra, è solo dentro questo scontro che è possibile sottrarle forza.
I media.
Se la narrazione punta il mirino contro la violenza dei lanciatori di uova e tralascia la violenza strutturale esercitata da chi la impone o da chi si propone di imporne ancor di più, allora la narrazione è tossica. Lo sappiamo, è così. Scoprire l'acqua calda.
Bisogna allora sovvertire questa narrazione, disintossicarla. Come facciamo? Bella domanda. La risposta deve necessariamente essere frutto di un'elaborazione collettiva, ciascuno di noi può solo offrire spunti.
Io penso che le narrazioni alternative su media indipendenti siano imprescindibili ma non sufficienti. Dobbiamo occupare il mainstream per decolonizzarlo. Quel mainstream – giornalistico e soprattutto televisivo – che tutti i giorni, più volte al giorno, ci costringe a un'overdose di Salvini, non solo quando subisce contestazioni. Contestare una figura iper-mediatizzata quale è Salvini ci permette di mettere in tensione tutto il campo mediatico: visto che volete Salvini sui giornali e in televisione, lo avrete bersagliato dalle uova. E tutta la nostra energia va successivamente impiegata per far emergere i nostri argomenti piuttosto che sprecare troppe parole per difenderci dalle ridicole accuse di squadrismo. I media sono determinati da rapporti di potere, quindi di energia ne servirà molta.
#MaiConSalvini è una protesta esclusivamente antirazzista?
No, è molto di più perché il razzismo non è una questione razziale. Le razze non esistono. Se esistono, ne esistono solo due: gli oppressi e gli oppressori, con varie gradazioni d'intensità, talvolta si arriva persino a vestire entrambi i panni.
E' allora necessario interpretare e spiegare il razzismo come dispositivo funzionale alla guerra tra poveri. E soprattutto dobbiamo spiegarlo in quanto tale, perché se lo essenzializzassimo parleremmo una lingua incomprensibile, pregna di ideologia, sterile di materialità. Salvini è tanto opportunista nello stare dalla parte del privilegio quanto populista nel soffiare sul fuoco della guerra tra poveri affinché le condizioni di possibilità del privilegio non vengano meno. Per questo è razzista.
I promotori delle contestazioni #MaiConSalvini sanno bene che non è sufficiente esprimere un rifiuto morale del razzismo. Lo sforzo collettivo è infatti stato quello di identificare Salvini non solo come razzista ma come esponente di una classe dirigente totalmente complice della devastazione e del saccheggio sociale.
Chissà che presto non esploda un #MaiConRenzi...
Un'ultima cosa. Sulla coesistenza di diverse pratiche.
Penso sia non solo inutile ma improduttivo contrapporre, per esempio, la ridicolizzazione dell'avversario al lancio di uova. E' l'eterno ritorno del dibattito sull'uso della forza. Io penso che si debba necessariamente agire su più piani, senza escluderne nessuno, senza pensare di gerarchizzarli. La ridicolizzazione dell'avversario è tanto importante quanto il lancio di uova, l'antifascismo culturale è tanto importante quanto quello militante. A non vanifica B, B non vanifica A. Non è un gioco a somma zero. La molteplicità e la trasversalità delle pratiche di opposizione sono una ricchezza, non un limite.
Questi i my 2 cents al dibattito.
*E' vero, i contesti sono sempre diversi ma alcune pratiche e discorsi possono risuonare insieme, altrimenti rassegnamoci all'impermeabilità del locale.
Fucina - via E. Giovenale 62
A testa alta con #NRomanos
Piazza Statuto #notav
Ferriera mugola nella barba: - Quindi, lo spirito dei nostri… e quello della brigata nera… la stessa cosa?… - La stessa cosa, intendi cosa voglio dire, la stessa cosa… - Kim s’è fermato e indica con un dito come se tenesse il segno leggendo; - la stessa cosa ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, là nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. Quel peso di male che grava sugli uomini del Dritto, quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c’è la storia. C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti; degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l’operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo.
'Il Sentiero dei Nidi di Ragno', Italo Calvino
(via ivnbkn)
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