" Tre elicotteri da combattimento volano verso sud come una punta di freccia che pian piano si frammenta. La pelletteria è chiusa e il negozio di frutta e verdura ha le serrande abbassate, qualcuno ci ha scritto su con vernice azzurra LA STOriA è LA LEGGE DELLA FOrZA, con un pugno disegnato accanto. Prosegue alla ricerca di un altro bancomat e le torna in mente quello che la sorella, con voce compiaciuta, le aveva detto al telefono, la storia è una cronaca muta di gente che non ha colto il momento giusto per partire, una proposizione chiaramente falsa, spiega a Larry, guardandolo mentre è seduto dall’altra parte del tavolo e cerca di nascondere la sua espressione da non-ti-sto-a-sentire mentre si gingilla con il telefono. La storia è una cronaca muta di gente che non è riuscita a partire, è la cronaca di chi non ha avuto scelta, non si può mica partire se non si ha dove andare e non si hanno i mezzi per andarci, non si può partire se i tuoi figli non possono avere il passaporto, non si può andare se si hanno i piedi radicati nella terra e partire significa doverseli strappare. Sullo schermo del bancomat alla fine della strada appare una fessura di luce spezzata, attaccato alla vetrina del negozio all’angolo, un foglio scritto a pennarello, annuncia, Niente Latticini, Niente Pane, con una faccetta triste disegnata accanto. "
Paul Lynch, Il canto del profeta, traduzione di Riccardo Duranti, 66thand2nd (collana Bookclub n° 75), 2024¹; pp. 169-170.
[Edizione originale: Prophet Song, Oneworld Publications, London, UK, 2023]













