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Non un ballo qualsiasi
Ieri penso di essermi spezzato. Parlavo come tutti i giorni. Una semplice battuta mi ha fatto bloccare e scoppiare. Era da tempo che non pensavo a determinate cose. Mi ero dimenticato di come ero e mi sono ricordato di come sono. Non so se potrò mai risentirmi così. Non so se potrò di nuovo essere quella persona o sei quella parte di me è andata via per sempre. Difficile dare la risposta quando non sai neanche la domanda.
“Non so davvero cosa fare per poterti accontentare, non so come poterti dare di più adesso, scusami”
Non è una frase che ho mai sentito prima nella mia vita. Forse la più onesta finora. Forse è quella che dovrei dire a me stesso. Sta diventando tutto complicato. Ma perché cosa è che complica le cose? Sono stanco di accontentarmi. Mi merito di più di un “one night stand”. Sono stanco degli impegni, lavoro, università, amici, ragazzi, genitori, pandemie, zone che di colorato non hanno proprio nulla. Non è che sia una cattiva persona, è una persona che pensa a se. Che ha messo un livello nella sua vita a cui sotto non scende. Non rinuncia, non si abbassa, si alza. Mi fa venire i nervi forse perché non riesco a fare come lui. Continuo ad accontentarmi, ad adattarmi, a compiacere i bisogni degli altri. Basta cazzo basta. Questa volta mi punto. Non ci vado. Non è che non mi faccia piacere passare del tempo con lui è che non è abbastanza. È sempre lo stesso fottuto discorso cazzo. Cambia persona ma è sempre la stessa cazzo di solfa. Non lo accetto. Ho sempre rinunciato a tutto per i benefici delle mie relazioni “la mia malattia” (ndr vedi U. Saba”). Cazzo a liceo non ne passavo uno di esame per stare dietro a tutti i rapporti che avevo. Per poi cosa? Con quale cazzo di utile per me? Sono stanco ed è l’unica cosa che riesco a ripetere. Io mi merito il tuo cazzo di tempo non quello che ti rimane tra una sessione di studio e l’altra. Basta. Basta sono stanco
Non vorrei esistere in questo momento. È diverso dal solito. Prima avevo voglia di farmi del male. Mi ricordo quella sensazione a 16 anni e mi ricordo quella sensazione a 19. Troppe volte ho rimandato i miei problemi. Miei, degli altri. Ho passato gli ultimi anni a cercare distrazioni da quello che provavo interiormente. Mi sono distratto aggiungendo strati su strati di non so precisamente cosa. Penso questa volta di essere arrivato al limite. L’ultima delusione. Chiudo gli occhi e tutto quello che vedo sono le situazioni spiacevoli a ripetizione. Tutto così veloce. Tutto così freneticò. Come la mia vita. Dettata dalla mia mente. Sento dentro di me solo un flusso di tutto ciò che non va bene. Ho l’esigenza di essere purificato. Ho preso appuntamento da una psicologa. Spero mi serva. Più passano i giorni più mi sento perso. Più il mio corpo è in un posto e la mente in un’altro. Rivivo tutto in ogni momento. Ogni istante vedo quell’auto che gira, quel sorriso, quelle urla, quelle lacrime, vedo quelle porte che si chiudono. Vedo me allo specchio con tutte queste cose tatuate sulla pelle. Vivo di attimi di distrazione. Ho bisogno di me. Ho bisogno di me più forte che mai. Ho bisogno di prendere tutto e metterli ordine e capire da dove iniziare a buttare.
SYLVIA PLATH
The Unabridged Journals of Sylvia Plath (1982);
original photos and edit
L ' altro giorno ho realizzato che stavo pensando a te e mi sono messo a pensare da quanto tempo ho pensato a te. Ho realizzato che da quando ti ho conosciuto non c'è stato un solo giorno in cui non ho pensato a te.
Sei solo l’ennesimo buco sulla cintura