AURORA
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Aurora Fillea passeggiava lungo il corridoio leggermente inclinato, che univa la sezione 50 alla 51, cercando di evitare, per quanto possibile, il contatto con i corpi degli altri abitanti della stazione spaziale. Non era facile, non c'era molto spazio in cui passare, eppure ogni volta che era costretta a raggiungere le sezioni attraverso i corridoi, metteva in atto un inutile quanto testardo movimento a zig zag cercando di oltrepassare velocemente la folla che gli arrivava addosso da ogni direzione. Non sopportava i contatti fisici con quegli sconosciuti i quali, evidentemente, non condividevano la sua stessa sensazione.
Quella mattina gli abitanti della stazione sembravano particolarmente disattenti, visto che almeno in un paio di occasioni Aurora dovette spostarsi velocemente di lato per evitare uno scontro frontale. Si accorse, dopo un poco, che la maggior parte delle persone stava con la testa inclinata in alto a guardare l'arrivo di una nave dalle finestre interne della Stazione. Cercò di svicolare da un gruppetto di Spaziali che la precedeva ma andava troppo lentamente, scartò di lato per evitare un paio di persone poi trovò uno spazio avanti a sé e accelerò, in vista della sezione 51. Solo quando fu nei pressi della porta si accorse che tutte le persone si erano bloccate a guardare in alto, verso le finestre. Fece un passo indietro e alzò la testa anche lei.
Una grande nave da trasporto si era avvicinata troppo al grande anello della stazione; stava manovrando cercando di ruotare per evitare di impattare con una delle sezioni. Non ce l'avrebbe fatta, era chiaro a chiunque.
Passò non più di qualche secondo e nel silenzio innaturale che si era creato una voce femminile urlò: «fate qualcosa, si schianteranno!»
La nave impattò contro la stazione, lentamente, fondendosi fino quasi a scomparire all'interno di due sezioni dell'anello. Nessun rumore, nessuna vibrazione vennero percepiti. Qualcuno urlò.
Dopo un minuto una sirena emise un fischio doppio, poi uno singolo. Il segnale non risuonò nei corridoi, ma all'interno dell'orecchio di ognuno dei quindicimila abitanti della Stazione, un generico segnale di emergenza.
Aurora attese ancora qualche secondo. Si aspettava di essere richiamata al suo lavoro ma questo non avvenne. Avevano mandato un'altra squadra per le operazioni di recupero del materiale disperso nello spazio.







