Cosa penserebbe #Tomizza di @scristicchi?
In mezzo a ben altre polemiche che infuriano a Trieste (Cfr. il sempre ottimo Carsica) le notizie “culturali” finiscono in secondo piano. Nondimeno possono produrre altrettanto stridore per certi orecchi più delicati.
A Simone Cristicchi il premio Tomizza 2015 - Cronaca - Il Piccolo
Cosa penserebbe Fulvio Tomizza di Simone Cristicchi, vincitore di un premio intitolato alla sua memoria?
Ovviamente non ci è dato saperlo ma porre la domanda aiuta, magari aggiungendo elementi prima del punto interrogativo:
- Cosa penserebbe Tomizza - istriano eretico odiato in vita dalle associazioni degli esuli per la sua narrativa demistificante della loro retorica - di uno come Cristicchi, che ha l’ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) come promoter e che di quella retorica ha infarcito il suo Magazzino 18?
- Cosa penserebbe Tomizza - che ha narrato l’esodo in lungo e in largo senza praticamente mai nominare le foibe se non di sfuggita - di uno come Cristicchi il cui spettacolo sugli istriani è un battage quasi ininterrotto di foibe, foibe e ancora foibe, come da copione ANVGD? (sull’endiadi forzata foibe&esodo si veda qui)
- Cosa penserebbe Tomizza - che ha narrato l’identità plurima della sua terra (il cognome Tomizza originariamente si scriveva Tomica) e incentrato sul dialogo interculturale la sua poetica - di uno come Cristicchi che tiene separati slavi e italiani, come fossero state due identità impermeabili, in un assurdo apartheid della memoria e del dolore?
- Cosa penserebbe Tomizza - che si è sempre speso contro l’intolleranza e l’odio etnico - di uno come Cristicchi che replica nella sua narrazione gli impliciti stereotipi etnici antislavocomunisti della vulgata revanscista?
- Cosa penserebbe Tomizza della retorica nazionalista di cui Cristicchi carica la sua gente per l’ennesima volta?
- Ma soprattutto cosa penserebbe Tomizza di uno che nel suo spettacolo cita versi di una canzone di un gruppo musicale neofascista?
Probabilmente di Cristicchi in sé, personaggio che dove lo metti sta, non penserebbe niente, ne tollererebbe per certo il diritto a esprimersi come gli pare. Ma mi piacerebbe tanto sapere il suo parere impossibile sull’operazione politica “Magazzino 18″, perché di un’operazione politica e pure contingentata fra diverse consorterie si parla, lui che è sempre stato lontano dai partiti e dalle loro beghe.
La giacchetta strappata di Tomizza
D’altronde si assiste ormai da qualche anno a subdoli tentativi di manipolazione e intossicazione della sua figura. Spia ne è stata l’intitolazione di uno spiazzo - il fu Largo Giardino - a Trieste nel 2009. Come arguiscono Wu Ming 1 e Roberto Santachiara nel loro Point Lenana la toponomastica a Trieste è sempre indicatrice di utilizzo politico e sempre di un solo segno. Vero è che a proporre la dedicazione fu la vedova Laura Levi Tomizza ma stupì la concertazione fulminea della giunta PdL di allora, nelle vesti del presidente della commissione toponomastica Paris Lippi, noto esponente del milieu postfascista cittadino (e neanche tanto post-). D’altra parte la giunta Cosolini nel 2013 non ha voluto essere da meno dedicando l’emeroteca della Biblioteca civica “Hortis” allo scrittore di Giurizzani (Juricani), in una città che dedica un’altra bibilioteca a Quarantotti Gambini, l’anti-Tomizza praticamente. L’acme di questi tiramenti di giacchetta post-mortem però arriva con la rilettura stravolta della sua opera da parte di quel covo nero che è la webzine Lankelot. Si tratta di timidi tentativi di mettere il cappello su una testa refrattaria a qualunque copricapo con distintivo. Tomizza, dopo essere stato per quasi mezzo secolo l’odiato amico dei s’ciavi, temuto perché bravo e apprezzato a livello internazionale, viene cautamente rivalutato - quasi in sordina ché c'è sempre il rischio che la gente legga i suoi libri - dal blocco nazionale (oggi interpretato soprattutto dal PD), in un frangente in cui si gettano ambigui ponti agli italiani d’oltre confine - i rimasti - nel segno del nazionalismo, operazione peraltro speculare: anche lì i “traditori” di ieri diventano le prede ambite di oggi. Il Premio Tomizza a Cristicchi chiude perfettamente questo cerchio.
Certo è che i premi alla memoria possono essere affibbiati ad minchiam ai soggetti più disparati, basti pensare al Premio Primo Levi appioppato a elementi indegni, per non parlare del Nobel per la pace. Eppure l’associazione Tomizza-Cristicchi proprio non va giù, soprattutto pensando all’arroganza del personaggio che può ora esibire tale benemerenza come un’immunità.
Ma da dove salta fuori sto Premio Tomizza? Un primo premio dedicato all'autore fu istituito dall’Università Popolare di Trieste nell’anno stesso della sua scomparsa (1999). Altri tempi, nel 2004 un nuovo premio viene istituito dal Lions Club di Trieste. Nonostante il torbido patrocinio l’albo d’oro presentava nomi non troppo stonati: Predrag Matvejević, Giacomo Scotti, Miljenko Jergović, Paolo Rumiz. Ecco, Cristicchi che c’entra in questo bigoncio? Forse la vera domanda da farsi é: cosa penserebbe Tomizza del Lions Club?