Tre giorni fa ho preso una decisione. Una di quelle decisioni che fanno tremare le gambe, ma che ti salvano la vita: ho scelto di farmi ricoverare.
Ci sono momenti in cui il buio diventa troppo fitto e i cattivi pensieri iniziano a fare troppo rumore. Ci sono arrivata "grazie" a una relazione tossica che mi ha logorata lentamente, svuotandomi da dentro. Mi ha ridotta a non fidarmi più di niente e di nessuno, a dubitare di ogni singola cosa. Oggi mi sento uno zombie, complici anche tutte le pillole che sto prendendo per stare un po' più tranquilla.
Moralmente sono a pezzi. Mi sento spenta, svuotata, e ho una paura tremenda di tutto ciò che mi circonda. Guardarsi allo specchio e non riconoscersi è doloroso, e ammettere di essere vulnerabili fa paura.
Ma c'è una cosa che voglio dire a voce alta, a chiunque stia leggendo e, soprattutto, a me stessa: chiedere aiuto non è un segno di debolezza. È il più grande atto di forza e di coraggio che si possa compiere. Non c'è nulla da deridere, non c'è da vergognarsi. Quando non ce la fai più da sola, salvarti la vita è un dovere, non una colpa.
Ora sono qui. È dura, il percorso è in salita e la paura c'è ancora. Ma io aspetterò la mia rinascita. E so già che, quando arriverà, sarà bellissimo.











