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@manuelsboulevard
Parole che colpiscono più forte delle mani. Le ferite possono essere ricucite, ma quando è il cuore a soffrire non c’è filo che tenga.
ultima foto della galleria?
In questo momento sono fragile, dannatamente fragile.
Vorrei poter viaggiare nel tempo, toccare con mano tutti quei momenti che mi fanno vacillare, edificare una struttura infrangibile.
Il vuoto lascia spazio alle paure nel bisogno di certezze.
A volte vorrei strappare quell’invisibile pellicola che avvolge l’ordinario, fatto di silenziose e asfissianti convenzioni e correre nel buio. Correre verso quella fioca luce che mi guida e assopire nel nulla.
E svegliarsi in una libera e operosa quiete.
E poi…
È passato molto tempo da quando ho aperto il mio blog qui in Tumblr. Se qualcuno effettuasse una disamina di quanto scritto e condiviso negli anni, molto probabilmente si accorgerebbe, almeno emotivamente, di quante cose sono cambiate nel corso degli anni e quante – soprattutto –non lo sono affatto.
E sono qui, ancora una volta, a buttar giù queste righe, perché forse è la maniera più facile di far uscire tutto fuori. È come riporre un messaggio in una bottiglia e lasciarla andare nel mare. In questo modo riusciamo a dire cose che riserviamo soltanto a noi stessi, alla nostra mente e, sì, al nostro cuore.
Ma poi mi domando se sia davvero così importante preoccuparsi e aver timore di ciò a cui si va incontro, perché, in fondo, pur volendo trattenerli dentro, quei pensieri sono già lì, esistono, e imprimere nel mondo esterno ciò che proviamo è soltanto un’ulteriore conferma di quel che sappiamo già. Soffocare le emozioni, basta davvero questo?
Non so da dove partire.
Vorrei infilare tutto in quella bottiglia, vorrei dare un ordine ad ogni cosa ora che i miei pensieri si fanno più intensi. E torno ogni volta a rifletterci.
C’è quel momento della giornata, quella particolare luce e questa canzone che continua a ronzarmi in testa e che ascolto sul verde mentre il cielo viaggia. Che poi non è nemmeno così bella, eppure mi fa pensare a te.
Ogni cosa in quel momento si sovrappone come se non ci fossero passato, presente e futuro. Svanisce tutto.
Ma poi tutto torna verosimilmente normale e il tempo torna a scorrere. Mi accorgo che certe cose non possono essere rimandate, che quel mondo dei possibili che tanto mi affascina e mi inquieta va affrontato.
Il punto è che il pensarci mi sentire come non mi sentivo da tempo. Quel brivido, quell’emozione tanto rara. È come rigirare un nastro e rimetterlo al punto più bello.
Solo che non sì può più vivere di dipendenze da momenti, momenti che, tra l’altro, esistono solo nella nostra mente. Non si può più vivere nell’attesa, né di indecisioni.
E per quanto mi convinca che non ci si può guardare indietro, alla fine torno ancora una volta qui.
È giusto tutto questo?
Apparteniamo alle persone a cui pensiamo mentre ascoltiamo una canzone.
E qualora te lo stessi domandando, sì, sto pensando a te.
Ed è certo che ci penso.
E neanche lo so perché le cose stanno andando così. E neanche lo so perché scrivo ancora qui.
E lo so che ho solo colpe, ma chi se lo aspettava?
E sbaglio tutto.
Ma esiste davvero un pubblico, una platea? Ci nascondiamo o, forse, abbiamo perso fiducia nell’interazione? Reagire è diventato dispendioso e ci siamo abituati ad assorbire quello che ci circonda, quello in cui siamo immersi.
Pensieri un po’ sparsi, il senso logico viene a perdersi e le conseguenze non sono più il risultato delle premesse. A volte credo che a ragionare si resta indietro, a sperare, immaginare, a portare avanti i “sarebbe bello se…”; ormai non è più questo il tempo, non è più il momento dei “per ora si vede, poi, verrà un giorno”. Sembra strano, forse fin troppo idealizzato, ma in ogni istante scriviamo quel che siamo, quel che vogliamo essere e quel che non invece non siamo, ma potremmo. E se non stiamo attendi restiamo indietro e sappiamo bene che il resto non si ferma, va avanti, e non possiamo rincorrere. Forse è per questo che non possiamo più assorbire, ma reagire.
Forse sono soltanto pensieri inutili, forse è troppo, forse va bene così.
Ma dentro di me lo sento che non va bene così. E allora, che aspettiamo?
È questo il tempo…
Happy Moments
Che delusione.
E tornare a scrivere, ma stavolta è diverso.
Immersi in mondi che non esistono, dove il cuore arriva prima dell’immaginazione, accanto ad una sola persona.