OSCAR ISAAC in INSIDE LLEWYN DAVIS 2013 | dir. Ethan Coen, Joel Coen
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OSCAR ISAAC in INSIDE LLEWYN DAVIS 2013 | dir. Ethan Coen, Joel Coen
Del senso di colpa, del senso di panico, del silenzio, ciascuno cerca a modo suo di guarire. Alcuni vanno a fare viaggi. Nell’ansia di veder paesi nuovi, gente diversa, c’è la speranza di lasciare dietro a sé i propri torbidi fantasmi; c’è la segreta speranza di scoprire in qualche punto della terra la persona che potrà parlare con noi. Alcuni s’ubriacano, per dimenticare i propri torbidi fantasmi e parlare. E ci sono poi tutte le cose che si fanno per non dover parlare: alcuni passano le serate addormentati in una sala di proiezioni, con al fianco la donna alla quale, così, non sono tenuti a dover parlare; alcuni imparano a giocare a bridge; alcuni fanno l’amore, che si può fare anche senza parole. Di solito si dice che queste cose si fanno per ingannare il tempo: in verità si fanno per ingannare il silenzio.
(Natalia Ginzburg, Le piccole virtù)
“Non c’è parola più certa di un’altra. S’impara a tacere con gli anni, anche se sembra che parliamo. Si nasce senza parole e con tutte le parole distrutte ce ne andiamo. E tuttavia, nonostante vivere significhi ammutolire, esiste un piacere primordiale nel silenzio, che giustifica tutti i silenzi.”
— Roberto Juarroz
Tutti siamo deboli [...]. Quel che cambia è solo il punto di rottura, niente altro.
B. Pastor, Lumen, Milano 2001, p. 269
È capitato, in passato, di imbattermi in persone che ti avevano conosciuta, quando io non ero nemmeno un barlume nei tuoi pensieri.
Una volta una signora, probabilmente un'amica di famiglia, si è soffermata a guardarmi per qualche secondo e poi ha chiesto, a chi era con me, se non ero per caso tua figlia.
Io resto sempre un po' perplessa di questa cosa delle somiglianze: nella maggior parte dei casi, che mi piaccia o meno, che sia vero o no, tutti rivedono immediatamente in me papà. Quel giorno, quella signora però ha tenuto ad insistere:" certo, i particolari piccoli sono di papà, ma lo sguardo e il tuo sorriso sono senza dubbio alcuno della mamma."
Mi chiedo sempre se ti somiglio in qualche altra cosa, in qualche gesto, in qualche atteggiamento. Se qualcosa di te, a parte il mio odore che è certamente il tuo, mi sia rimasto addosso.
Mi avresti raccontato di te, se fossi ancora qui?Oppure mi avresti raccontato di me, di tutto ciò che ricordo vagamente?
Ventitré anni sono così lunghi, ma la sensazione di vuoto non cambia mai.
“Oggi, quello che mi colpisce positivamente in un uomo, è la capacità di giocare in detrazione. L'acume di chi sa tacere, sa quando non dire, quando non insistere, non andare oltre. La sottrazione non è avarizia, non è sciatteria o disinteresse. Certe volte, ha a che fare con l'eleganza. Less is more, dicono gli inglesi. Ci hanno cresciute col mito delle cento rose rosse, delle proposte di matrimonio sull'Empire State Bulding, dei corteggiamenti incalzanti. Quasi che l'amore fosse amore solo quando esagera, quando eccede, quando monta a neve come gli albumi di una torta e si fa spumoso e gonfio. Di quanto possa essere romantico anche un bacio sulla fronte, non parla mai nessuno. Ed è un peccato. Io adoro essere baciata sulla fronte. E preferisco i cactus, alle rose rosse. Con quella piccola corona di fiori che cresce loro sul capo, e che non ti aspetteresti mai da una pianta buffa e spinosa: un sussulto di meraviglia e di grazia, sopra un letto di aghi. Ecco. Io sono un cactus. Di un uomo, oggi, mi piace la capacità di sorprendere con poco. Ci vuole intelligenza e cuore grande per amare una donna in un dettaglio, in un gesto riservato che non cerca di strafare ad ogni costo. Nell'eccedenza, a volte, si cela la finzione, il manierismo, l'artificio. E’ come guardare la bella foto di una coppia all'apparenza perfetta e poi scoprire che lui la tradisce, che lei non lo ama. Resto convinta che i sentimenti non si mettano in posa, che i baci sotto il portone di casa siano, senza dubbio, i più belli. Sono un sigillo, il vero happy ending di qualunque storia d'amore, un rischio di felicità che si è ancora disposti a correre. Se vi amate, o state per amarvi, baciatevi sotto i portoni. Corteggiare è un'arte per la quale vale il detto: “Tutto fumo e niente arrosto”. La spallina di un abito riaccompagnata educatamente al suo posto; stare seduti di fronte, invece che accanto, durante una cena; la mano di lui poggiata sopra la schiena di lei, quando attraversa la strada. Basta questo. Fidatevi. Basta questo. A riconoscere la verità di certi sentimenti.”
— Antonia Storace 27 Dicembre 2016
Robert Redford in Butch Cassidy and the Sundance Kid (1969)
"Personalmente non ce l'ho con nessuno di voi,davvero. Dal primo all'ultimo vi reputo miei fratelli,- Tommie si era deciso a dire qualche parola - anzi devo ringraziarvi per quello che ciascuno ha dovuto sopportare ". Dopo una pausa in cui aveva tentato di guardare negli occhi tutti quelli che trovava, aveva aggiunto:" non c'è dubbio però che arrivato a questo punto io non mi tiro indietro. Devo almeno difendere il mio orgoglio, che poi è lo stesso della mia gente. Io vado avanti, anche senza di voi." John, in disparte,aveva annuito vistosamente. Forse nella sua testa giravano le parole di Martin Luther King: " Per chi non può esserci e per chi non vuole esserci". Neanche John aveva dubbi. Lui era con Tommie. Così come Tommie era con lui."
Trentacinque secondi ancora, Lorenzo Iervolino
Arrivo alla fine di questo libro ancora con i brividi e la commozione. La pelle d'oca ad ogni pagina, la voglia che non di finisca. Raramente mi capita.
vivian maier
Home alone, Marcos Chin
steve thor + mid battle interactions
se c'è una cosa che penso di aver capito e che si sceglie ancora prima di conoscere, e spesso nemmeno la conoscenza ci fa cambiare idea, perché quell'idea prima del tutto è più forte di qualsiasi evidenza.
Si dice che ogni persona è un’isola, e non è vero, ogni persona è un silenzio, questo sì, un silenzio, ciascuna con il proprio silenzio, ciascuna con il silenzio che è.
José Saramago
Edward Hopper, At the Window, 1940
Rompo una tazza. Caro ricordo di un compleanno.
Mentre italicamente bestemmio, la mia coinquilina tunisina mi fa:"Da noi in Tunisia, se rompi una tazza, significa che inizi una nuova vita".
MA MAGARI
# saggezza estera
# non mi libererò degli ottimisti mai
Forse è vero. Ognuno di noi ha più persone dentro di sé. Del tutto diverse. Che talvolta si rendono indipendenti e assumono per qualche tempo il governo. E allora si diventa un altro, uno che non si è mai conosciuto. Ma poi si ritorna. Non è così?
Erich Maria Remarque, La notte di Lisbona