Era quasi palpabile l’odio insito nei suoi occhi inespressivi, il suo sguardo penetrava nell’anima e squarciava il petto di lei. Era terrorizzata da lui e dal suo ineluttabile e solenne avanzare.
Gli occhi di lui emanavano rancore puro, e trasportavano chi veniva colpito dalla loro luce in una palude ghiacciata di angoscia e paura. Era il male più limpido e cristallino, il servo più devoto della grande madre notte. Era anche brutto , l’essere più brutto della terra, deforme e sozzo. Non aveva peli sulla testa, e il suo cranio completamente glabro era ricoperto di pelle molliccia e in decomposizione.
Aveva un orribile becco. L’arma più acuminata che questo cupo mietitore aveva a disposizione, una falce di luna che segna col suo intercedere l’imminente fine del mondo.
Aveva decisamente un collo troppo lungo rispetto al resto del corpo, pieno di grumi sulla pelle sempre molliccia. La sua colonna vertebrale sporgeva mettendo in evidenza una fila di gradini dietro a questo orrendo collo. Ciò lo rendeva ancora più simile a un servo della morte.
Nel suo sguardo c’era anche una luce fiera, era orgoglioso di intraprendere ancora una volta il suo incarico di distruttore di vite. Assassino lo chiamavano, e mostro e orrido essere, ma lui sapeva cosa fosse in realtà. Era soltanto un discepolo che portava a termine una missione affidatagli dal destino. Un cupo destino essere uccisi da lui, ma era un modo come tanti altri di morire.
Aveva un corpo tozzo che gli dava un’aria goffa, ma in realtà gli consentiva un maggiore slancio. Ricoperto di putridi resti in decomposizione neri e bianchi e rossi. Erano il lascito delle sue passate vittorie.
Le gambe erano , come il collo, glabre e mollicce e terminavano in mostruose zampe con terribili artigli acuminati, temibilissimi e secondi solo al becco.
Lui scattò verso di lei, pronto ad uccidere, il suo intercedere cadenzato divenne frenetico e i suoi occhi si iniettarono di sangue. Aveva un obiettivo da portare a termine, e nessuno lo avrebbe fermato, lei sarebbe morta. Sarebbe stata spolpata viva dal suo becco, e i suoi artigli le avrebbero squarciato le carni . I suoi intestini sarebbero rimasti esposti alle intemperie e al posto dei suoi occhi sarebbero rimaste delle nere cavità morte. Avrebbe gustato i muscoli di lei sfilacciandoli fibra per fibra. Una volta ridotta a nient’altro che scheletro e budella l’avrebbe abbandonata lì in mezzo al campo.
Lei superò la paralisi totale che le aveva indotto lo sguardo di lui e iniziò a correre. Corse come mai aveva fatto in vita sua, sapeva che alla fine del campo ci sarebbe stata la salvezza…saltò l’enorme fossato che divideva a metà il prato. Si concesse di rallentare lievemente solo per voltarsi a osservare cos’avrebbe fatto il mostro.
Lui spiccò un inumano balzo e per un attimo, solo per farle vedere che qualunque salto gli avesse proposto, lui l’avrebbe compiuto senza problemi, snudò le ali.
Lei atterrita riprese la sua disperata fuga. Sentì dietro di se il pesante corpo di lui che atterrava , e un fruscio la avvertì che aveva ripreso il suo frenetico inseguimento.
Lei accelerò più che poté e dopo un tempo che le parve infinito sentì di stare iniziando a perdere le forze. L’acido lattico iniziava a depositarsi sulle sue gambe e il suo fiato cominciava a farsi ansimante, non doveva cedere, non ora che era così vicina alla fine del campo…
La vide: la casa, lì sarebbe stata al sicuro, lì avrebbe trovato altre persone che la avrebbero protetta. Lì si sarebbe potuta chiudere dentro e il mostro sarebbe rimasto fuori.
La raggiunse e voltandosi vide che il mostro era a circa 100 metri dietro di lei, in rapido avvicinamento.
-Aprite! Vi prego aprite!- urlò con quanto fiato aveva in gola mentre riempiva di pugni il portone d’ingresso.
Una donna anziana si affacciò e vedendo il mietitore avanzare dietro di lei le disse- non posso farti entrare cara, o lui entrerà con te-
Furiosa lei la pregò disperatamente e iniziò a sentire il terribile fruscio dietro di lei. Era ormai a meno di 40 metri di distanza, 30, 20…-entra presto! Le disse una voce giovane quando stava per perdere i sensi dalla paura. Ritornò a questo mondo e vedendo che si socchiuse l’uscio della porta, si fiondò come una scheggia dentro, richiudendo istantaneamente il pesante portone. Il mostro era ormai a 3 metri dal portone, ancora una manciata di secondi e sarebbe riuscito a compiere la sua tetra missione.
La guardò attraverso una delle finestre, il suo sguardo ricolmo di rancore le diceva chiaramente- se mai uscirai di lì io ti smembrerò e di te non resteranno che nude ossa.
Goffamente ritornò al suo recinto.
Una ragazza inseguita da un tacchino