Che paese è?
Che Paese è quello che perde la propria identità multietnica e multiculturale costruita in millenni di incroci e incontri, migrazioni e invasioni e ancora pacifici matrimoni di popoli? Siamo contemporaneamente mistura di geni e di culture mediterranee e europee. Saraceni, ebrei, normanni, spagnoli, tedeschi, francesi, berberi. Perfino l’Asia è nel nostro DNA. Cammina fra i monumenti di Ravenna o nelle terre di Puglia se non mi credi. Non solo culturale questa mistura imperfetta e potente, ma anche biologica. Nel nostro sangue ci sono tracce di milioni e milioni di storie d’amore.
Ti siedi nei giardini davanti alla cattedrale di Palermo e non riesci a capire chi l’ha costruita e quando. In quella facciata ci sono mille universi e epoche apparentemente distanti che diventano equilibrio perfetto.
Che Paese è quello che rifiuta la sua ricchezza, il suo essere punto di incontro e fusione di mondi così distanti e contemporaneamente così vicini da diventare indistinguibili?
Che paese è? Quello che dopo 80 anni e passa dall’orrore culturale, sociale, etico e politico del fascismo perde la propria potenzialità di essere esempio di una via di pace possibile e ricade nelle tentazioni di un nazionalismo razzista (che oggi sguaiatamente definiamo “sovranista”) che si nasconde il volto dietro la maschera di un Popolo (anche lui presunto) che presume di essere “Italia” rinnegando la propria natura di essere figli contemporaneamente dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia perché incrocio geografico e antropologico del Mediterraneo.
Un popolo che rifiuta l’essere “collettivo” per cucirsi addosso la divisa di una presunta e falsa identità razziale e religiosa. Un popolo minaccioso e violento che rinnega tutti quelli che scelgono una via differente dall’innalzamento della violenza a valore. Siamo, per mille ragioni, impregnati da una subcultura familista. Se c’è un segno che ci rende davvero tutti uguali, è che per l’italiano medio il valore della convivenza non si basa sulla società ma sulla famiglia, e quando parlo di famiglia intendo la distorsione becera e disumanizzante di aspirare non solo al benessere ma alla supremazia, spesso presunta sempre opportunistica, del “tengo famiglia” inteso nella sua coniugazione più negativa. Fottere gli altri e nascondere la propria ricchezza sotto il materasso soprattutto se costruita sottraendola agli altri.
Ha gioco facile, in questo momento, il violento linguaggio di Salvini e della Lega. La crisi economica e sociale del primo dopoguerra negli anni 20 produsse il fascismo che si rafforzò con la crisi finanziaria del ‘29, la stessa che diede la spinta finale all’ascesa del nazismo in Germania. E al quale ci alleammo portando il mondo e non solo l’Europa all’apocalisse della Seconda Guerra Mondiale. Oggi, a dieci anni di una crisi che possiamo a ben ragione paragonare a quella finanziaria del ‘29, nonostante gli storici che non credono che la Storia si possa ripetere, in Europa si ripropongono le stesse pulsioni e ancora come allora fra gli apripista di questa ondata di fascismo (perché questo è) ci siamo noi. Il popolo meno ariano sia etnicamente che culturalmente del pianeta.
Non ho soluzioni, se non resistere a questa ondata e opporsi al totalitarismo di chi rinnega la propria storia e la propria identità culturale, ma questa domanda continuo a farmela ogni mattina. Da anni.
Che Paese è?










