Governments see coronavirus apps as key to releasing lockdowns. In exchange for people’s health data, they must promise to work together to develop the highest standards of safety and efficacy.
Questo articolo di Nature ci presenta un po’ di criticità sull’utilizzo delle app per il tracciamento del COVID-19. Credo sia importante leggerlo per due motivi: 1) è giusto farsi un’idea della questione, anche in vista del lancio, ormai imminente, della piattaforma italiana Immuni; 2) solo comprendendo qualche informazione base sulla questione è possibile capire cosa debbano fare i singoli governi per garantire un uso sicuro, ma soprattutto efficace, delle app. Personalmente sono a favore dell’utilizzo di questa tecnologia e credo sia straordinario poterci ritrovare (per ora virtualmente) a parlare di questo progresso dell’umanità nella lotta alla pandemia.
🇬🇧 “One serious concern is accuracy. Apps that link to official validated tests are obviously more likely to give accurate results. An alert based on self-diagnosis that turns out to be wrong — a false positive — could, of course, be corrected. But if incorrect information has been sent to a large group of contacts, it will have caused unnecessary alarm, and could have wrongly sent people into isolation for weeks.
An equally important concern is privacy. As we have pointed out before, it is becoming easier to identify individuals from anonymized data sets. Researchers have shown that it is possible to re-identify individuals even when anonymized and aggregated data sets are incomplete.
Researchers are also raising concerns about the decision some countries have taken to store data centrally. Earlier this month, nearly 300 researchers signed an open letter reminding governments that data stored in many different places — such as individual phones — are more secure, and that data stored in one place are more susceptible to hacking.
And then there’s the communications technology itself. Most apps share information using Bluetooth, a radio-frequency technology that allows devices to exchange information at close range. This is convenient, because most smartphones have it. But it has a history of security breaches that have been much-reported and studied. Smartphone users are usually advised to turn off Bluetooth when it is not needed, and especially when in close proximity to other phone users. But to work, COVID-19 apps need users to keep Bluetooth running — particularly when they are in public places.“
🇮🇹 “Una valida preoccupazione è la precisione (la sensibilità). Le app legate a test ufficialmente validi possono dare, ovviamente, risultati più accurati. Un allarme basato su un’auto-diagnosi che si rivela essere sbagliata – un falso positivo – può, ovviamente, essere corretto. Ma se informazioni sbagliate sono mandate ad un alto numero di contatti, verrà creato allarmismo immotivato, che potrà portare alcune persone all’isolamento domiciliare per settimane per nessun motivo.
Un altro concetto molto importante è la privacy. Sta infatti diventando sempre più semplice identificare i singoli individui da una serie di dati anonimi. I ricercatori hanno dimostrato che è possibile identificare nuovamente singoli individui anche quando l’anonimizzazione e l’aggregazione di dati risulta incompleta.
I ricercatori manifestano anche preoccupazioni sempre maggiori riguardo alla decisione di alcuni Paesi di conservare i dati centralmente. All’inizio di questo mese (aprile 2020), circa 300 ricercatori hanno firmato una lettera aperta per ricordare ai governi che i dati conservati in posti diversi – come, ad esempio, lo smartphone di ognuno – sono più sicuri e che i dati conservati in un unico posto sono più suscettibili nei confronti di attacchi di hacker.
Poi è opportuno parlare anche della stessa tecnologia comunicativa. La maggior parte delle app condividono informazioni tramite Bluetooth, una frequenza radio che permette ai dispositivi di scambiare informazioni a distanza ravvicinata. Questo è conveniente, perché la maggior parte degli smartphone possiede questa tecnologia. Il Bluetooth, però ha una storia di falle nella sua sicurezza che sono state studiate. I possessori di smartphone sono di solito abituati a spegnere il Bluetooth quando questo non viene utilizzato, soprattutto quando in vicinanza di altri dispositivi. Per poter funzionare, però, le app per il tracciamento del COVID-19 hanno bisogno che venga mantenuto il Bluetooth funzionante – soprattutto nei luoghi pubblici.”















