Lint Roller? I Barely Know Her

Product Placement
YOU ARE THE REASON

No title available
occasionally subtle
Peter Solarz

PR's Tumblrdome
No title available

Andulka
trying on a metaphor
tumblr dot com
Three Goblin Art
KIROKAZE
h

@theartofmadeline
Not today Justin

祝日 / Permanent Vacation
2025 on Tumblr: Trends That Defined the Year

★
i don't do bad sauce passes

seen from Malaysia

seen from Germany
seen from Indonesia

seen from United States

seen from Maldives

seen from Germany
seen from United States

seen from Türkiye
seen from Canada

seen from Italy
seen from United Kingdom

seen from Algeria

seen from Spain
seen from United States
seen from United States

seen from Brazil

seen from Malaysia

seen from Canada
seen from Malaysia
seen from United States
@paolo1872
Non riesco a togliermi dalla mente quello sguardo. Chi ha seguito il Foro Italico sa di cosa parlo: gli occhi di quella bambina dell'oncologia pediatrica del Gemelli, mentre entrava in campo con Sinner. In quel saltello, in quella "V" di vittoria fatta con le dita, c’era una potenza devastante. La bellezza pura dei piccoli gesti.
Da padre di una bimba di otto anni, quella scena mi ha squarciato il petto. Ho pensato al percorso dei malati oncologici, a partire dai più piccoli. Chiunque abbia vissuto questo calvario in famiglia conosce la fatica e il dolore. E fa male pensare che si possa conoscere anche la solitudine, persino qui in Italia, in un Paese che sulla carta protegge tutti con il Servizio Sanitario Nazionale.
Ed è qui che l'emozione diventa rabbia. Quel sorriso è protetto da un’eccellenza come il Gemelli, grazie a medici e scienziati italiani tra i migliori al mondo. Ma il contrasto è doloroso: i nostri talenti lavorano con pochissimi mezzi. L’Italia investe in ricerca appena l’1,3% del PIL, contro il 3,1% della Germania e il 2,5% della Francia. Siamo il fanalino di coda d'Europa. Abbiamo una sanità pubblica universale, un principio meraviglioso, ma poi pretendiamo che faccia miracoli con le briciole. Quanto potremmo fare se la salute dei nostri figli valesse più di un bilancio da far quadrare?
Quella bambina ci ha ricordato che esiste un diritto sacrosanto a sorridere, a saltellare, ad essere felici. Un diritto che non è solo accesso alle terapie materiali, ma cura dello spirito e della spiritualità. Soprattutto a quell’età.
Questi bambini non sono "eroi per un giorno" perché stringono la mano a un campione. Sono giganti nella vita, ogni giorno, in corsia. E noi abbiamo il dovere di finanziare la ricerca per dare al nostro SSN le armi per garantire loro il futuro che meritano. 🤍
(web)
Ni’ma Hassan
♠️…Un nido, due promesse di vita e una piuma leggera: che sia una rinascita gentile, fatta di cose piccole ma vere. ✨
Buona Pasqua…
L'ABIEZIONE MORALE DI GIORGIA MELONI CHE PRIMA CONDANNA GLI INFLUENCER E POI PER RACCATTARE DUE VOTI VA DA FEDEZ PER INGRAZIARSELO COME LA PEGGIOR PUTTANA DEL GLOBO TERRAQUEO
Ma di cosa si stupiscono alcuni?
Che un parlamentare eletto di Fdi abbia invocato il clientelismo pur di far votare "sì" al referendum? Che abbia detto "dì a tuo cugino: ti ho fatto questo favore, ora vai a votare"?
Ma è andata bene che non abbia detto di segnarsi quelli che non votano.
Signori miei, questi sono arrivati al governo e dopo poche settimane volevano abolire il tetto al contante. Nel giro di quattro anni hanno fatto un condono al mese. Poco tempo fa volevano far passare una legge che avrebbe consentito di pignorare beni e conti corrente senza i giudici. Poi hanno cercato di sanare furti di imprenditori a lavoratori a cui non avevano versato contributi, legalizzato filiere di subappalto infinite e manomesso controlli sul lavoro. Ma la lista è lunga.
Qui siamo a bordo di quel treno per Yuma: si sta asserragliati nei vagoni in attesa che dalla prateria riemergano al galoppo pronti a (ri)dare l'assalto. Tutto pur di rimanere al potere e garantire benefici a ristrette cerchie.
Figurarsi se non chiedono ai cugini di votare a fronte di favori.
Questa è prassi. Non c'è nulla da stupirsi. Purtroppo.
Leonardo Cecchi
Ma cosa ha prodotto tutto questo? Non siamo diventati stupidi all’improvviso. Questa non è solo una crisi culturale: è un addestramento sistematico che premia l’idiozia ed esalta l’ignoranza. Io vengo da un tempo in cui le parole pesavano. Prima di parlare si ascoltava, prima di giudicare si cercava di capire. Negli ultimi decenni invece ho assistito a un progressivo imbarbarimento non dirò della cultura, ma proprio dell’essere umano. I social media ne sono l’esempio perfetto. I social non informano: eccitano. Non spiegano: semplificano. Non creano il dialogo: mettono gli uni contro gli altri. Sono lo specchio di una società che ha reso ridicola la critica, sospetto il dubbio, noiosa la competenza. Ci vuole una resistenza quasi eroica per sottrarsi a tutto questo. In un mondo che ti vuole stupido, pensare è già una forma di disobbedienza. Perché mentre tutto spinge verso l’idiozia, pensare resta l’ultima forma di resistenza. Umberto Eco
Spesso sento paragonare gli elettori del governo Meloni ai tifosi di calcio. "Sono come quelli allo stadio", dicono. "Supportano la loro squadra a prescindere".
Ma questo paragone non regge. Anzi, è profondamente ingiusto verso chi va allo stadio.
Perché un tifoso vero, quello che segue la sua squadra da una vita, è il primo a contestare quando le cose non funzionano. Fischia il presidente che non investe. Contesta l'allenatore che sbaglia formazione. Protesta contro la società inadempiente. Si arrabbia quando la squadra gioca male, quando tradisce i valori del club, quando antepone gli interessi economici a quelli sportivi.
Il tifoso vero ama la maglia, ma non è cieco. Sa riconoscere quando qualcosa non va. E lo dice. Ad alta voce. Anche a costo di passare per disfattista.
Gli elettori del governo Meloni, invece, applaudono sempre. Comunque. Qualsiasi cosa accada.
Stipendi fermi? Propaganda perfetta.
Benzina a 2 euro? Colpa dei giudici.
Sanità al collasso? Merito dell'Europa.
Contraddizioni evidenti? Non esistono.
Oggi sostengono una cosa, domani l'opposta. E non vedono alcun problema. Il governo presenta il decreto Caivano che punisce le famiglie con il carcere e toglie i figli? Giusto così. Lo stesso governo presenta una legge per proteggere le famiglie e rendere più difficile la separazione? Giusto così.
Non c'è analisi. Non c'è spirito critico. Non c'è nemmeno il dubbio che qualcosa possa non tornare.
Questo non è tifo. Il tifo comporta passione, ma anche lucidità. Comporta amore incondizionato per i colori, ma non per chi li tradisce.
Questo è fanatismo. Quello più pericoloso: quello che non ammette discussione, che non tollera il dubbio, che trasforma ogni critica in tradimento e ogni contraddizione in vittoria.
Un tifoso difende la maglia ma contesta chi la indossa male. Un fanatico difende chi comanda, sempre e comunque, anche quando va contro i suoi stessi interessi.
E quando ti ritrovi a difendere tutto senza chiederti più nulla, non stai sostenendo una squadra. Stai solo rinunciando a pensare con la tua testa. E stai permettendo a dei furbastri di vivere sulle tue spalle mentre ti convincono che stai vincendo.
Cesare Di Trocchio
Ho appena visto il video della scuola di Napoli dove i ragazzi sono stati attirati ad un incontro di propaganda per il Sí, spacciandolo per un momento formativo ed informativo. Ringrazio i ragazzi ed i loro docenti per l’esempio che ci hanno dato protestando ed andandosene; adesso mi aspetto che il Ministro Valditara, in base alla sua circolare sul contraddittorio, si muova in fretta e con durezza nei confronti di ha organizzato questa cosa. Sono proprio alla canna del gas quelli del SI’…
@Andrea Mattio
Ieri pomeriggio a Taranto un marinaio ha abbracciato qualcuno sulla banchina, si è girato ed è salito su una fregata missilistica. Con lui altri 159. Destinazione Cipro, dove la settimana scorsa un drone iraniano ha centrato una pista militare.
A casa sua qualcuno stasera guarderà il telegiornale e cercherà di capire se deve avere paura. Non lo troverà scritto da nessuna parte, perché in Italia funziona così: ti mandano in mezzo alla merda e poi litigano sul nome da darle.
"Non siamo in guerra" ha detto Meloni.
Non è mica la prima volta che succede che "non siamo in guerra". È la nostra storia recente fatta di sangue versato. Altri partiti, altri colori: ma il rosso del sangue è sempre lo stesso.
Lo dissero anche nel 2003. Missione di pace, la chiamavano. Operazione Antica Babilonia. Diciannove bare tornarono a Fiumicino avvolte nel tricolore e cinquantamila persone andarono ai funerali a piangere dei ragazzi mandati a morire per delle armi chimiche che non esistevano.
Lo dissero in Afghanistan. Vent'anni. Cinquantatré morti. Settecentoventitre feriti. Otto miliardi e mezzo spesi. Poi siamo tornati a casa e i talebani si sono ripresi il paese in un pomeriggio. Come se non fossimo mai stati lì.
E non eravamo in guerra in Somalia.
E non eravamo in guerra nella ex-Jugoslavia, tra l'uranio impoverito.
Centinaia di morti. Nessuno era in guerra però...
Crosetto giovedì ha detto due cose in Parlamento. La prima: l'attacco di USA e Israele all'Iran è fuori dal diritto internazionale. La seconda: "possiamo aspettarci di tutto."
Poi però ha mandato una fregata.
Una guerra che lui stesso definisce illegale. Un posto dove lui stesso dice che può succedere qualsiasi cosa. E ci mandiamo 160 persone?
È sempre lo stesso film. Sempre. Gli altri fanno il casino, noi mandiamo l'ambulanza, e poi piangiamo quando l'ambulanza salta in aria.
Quel marinaio sulla banchina a Taranto non ha salutato sua moglie perché "non è in guerra."
L'ha salutata perché sa come finisce questo film.
L'abbiamo già visto.
Adamo Romano