Scesi dal camion, imbocchiamo il cancello e subito incontriamo Matt, il nostro padrone di casa, con Sitca, una cagnolina bianca e nera magra come uno stecco e piena di “petapetò” la cui passione è la corsa. Ci accompagnano al galpon (fienile) ristrutturato che sarà la nostra casa per questo mese. Avremo a disposizione una cameretta privata, una cucina e due bagni in comune con gli altri volontari, che ora non sono in casa perché oggi si chiude la stagione del rafting e ne hanno approfittato. Beati loro!
Sistemiamo i nostri averi e familiarizziamo con i dintorni. Il fienile si divide in due blocchi: uno con al primo piano le camere, l'altro al piano terra con una stanza in fase di ristrutturazione che diventerà una sala di svago, la cucina/sala da pranzo e i bagni. C’è l’elettricità, ma niente internet, niente segnale cellulare e niente gas: per cucinare, scaldare le stanze e l’acqua per le docce c’è la stufa a legna. Ok, non ci resta che vedere se c’è anche Venerdì.
Più tardi incontriamo i nostri primi compagni di avventura: una coppia francese e due amiche ventenni un po’ pazze una inglese e una francese.
Per cena siamo invitati ad un barbecue a casa di Matt e Fernanda. Per raggiungerla sono necessari 15/20 minuti di camminata tra boschi e ruscelli sopra i tronchi. Qui conosciamo il loro figlio, Tsali, e i due lavoratori fissi della fattoria: Miguel e Rodrigo.
La domenica non si lavora e approfittando del bel tempo decidiamo di aggregarci alla coppia francese per un’escursione al vicino ghiacciao, il sentiero non è ben tracciato e lo scopo della nostra scampagnata è anche quello di ripulirlo e segnalare bene i bivi in modo che possa essere percorso anche dai futuri ospiti del lodge. Già in passato qualcuno si è perso. Partiamo di buonora quindi, con pentola, un po’ di legna secca, il necessario per una pasta basica e machete. Macheteeeee!!! E via a disboscare.
Per pranzo abbiamo raggiunto la laguna turchese alla base del ghiacciaio, accendiamo un fuocherello per cucinare la pasta, godiamo della vista e poi scendiamo.
Non male come primi due giorni, la proprietà sorge proprio un in luogo stupendo, in mezzo al bosco tra le montagne, con un ghiacciaio ad un paio di chilometri e il ruscello che scende è la nostra fonte idrica. Amazing. Ceniamo tutti assieme e poi a nanna che l'indomani è lunedì.
Il programma prevede che si lavori dalle 8.30 alle 13.30 dal lunedì al venerdì, mentre il sabato si comincia più tardi, alle 9.30 per finire sempre alle 13.30. Le attività per le prime settimane sono: far legna e impilarla, spostare sassi raccogliendoli un po' ovunque per poter sistemare gli sterrati interni alla proprietà, sistemare le aiuole del lodge e cospargerle con il concime ricavato dagli alberi caduti. Ma per prima cosa ogni mattina si da da mangiare agli animali: tre maiali che grugniscono festanti appena si arriva nei paraggi con un po’ di cibo; i cavalli, tre nel recinto e altrettanti liberi di gironzolare e mangiarsi le aiuole. Nella fattoria ci sono anche delle pecore e delle galline che però sono autosufficienti per la parte cibo, ma come resistere alla tentazione di avvicinare Humphrey, il pecorone nero, con una mela per poi scoprire che a lui della mela non gliene frega niente, lui vuole solo le coccole! Ed è così morbido! Poi ci sono da innaffiare l'orto, le patate e sistemare la serra, che ci fornisce pomodori, zucche e insalate di tutti i tipi in quantità. I pasti vengono sempre cucinati e mangiati coralmente, a turno si lavano i piatti e si prepara l'impasto per il pane per il giorno successivo, sempre con un occhio alla stufa, nostra priorità numero uno. Il pomeriggio è libero, però c'è sempre qualcosa da fare: raccogliere la verdura e la frutta, preparare dei biscotti o fare qualche marmellata per la colazione…e a volte è anche piacevole buttarsi sull'amaca a leggere un po’, finché il tempo regge.
La prima settimana passa in fretta e il sabato sera Fernanda e Matt organizzano una festa in piscina, riscaldata con quintali di legna, preceduta da un’ottima cena con vino e birre a volontà. E’ la festa di saluto per gli altri volontari che ci lasceranno il mattino seguente.
Ma già la sera della dipartita arriva una coppia ceca e, il giorno seguente, un ragazzo svizzero.
La routine rimane pressoché invariata: sveglia alle 7.30, scendere di corsa le scale esterne col freddo della Patagonia e il buio che ancora regna sovrano, accendere la stufa per far bollire l'acqua per te e caffè e scaldarsi un po’, colazione e fuori al lavoro. Unica variazione il giovedì andiamo in trasferta ad un centinaio di chilometri dove stanno costruendo un quincho: una costruzione adibita esclusivamente all’asado (grigliata) posto sull'ansa del fiume; per arrivarci, dopo un lungo tratto in auto, saliamo tutti sul barchino stracarico di Matt con Sitca che corre da tutte le parti rendendo vani i nostri tentativi di rimanere all’asciutto: è tanto cara, ma non sa stare ferma un attimo.
Avendo lavorato tutto il giorno il sabato è libero e decidiamo quindi di andare tutti, noi volontari, a pescare nel fiume Futaleufú: ci dicono che sia pieno di salmoni. Quindi partiamo tutti gasati già convinti che pescheremo delle balene e… sarà, ma in cinque pescando tutto il giorno riusciamo a prendere solo una trotina che compartiamo facendone risultare un discreto risotto. A turno finiamo in acqua (gelida) per recuperare le esche che si incagliano nei sassi e qualcuno riesce anche a pescarsi da solo…
Bottino magro, ma giornata divertente. Per la sera compriamo vino in cartone (economico e onesto) e Fernet (non potete capire quanto va di moda in Argentina e Cile!) e facciamo una festicciola distruggente noi volontari più i due gauchos.
La domenica è Pasqua e ci siamo organizzati bene: c'è il sole e mettiamo un tavolo fuori, iniziamo con un brodo leggero di pollo con una specie di pancake salato tagliato a striscioline (specialità ceca) e proseguiamo con insalata cilena (con pomodori, cipolle e origano, potrà sembrare strana ma è nella nostra top tre dei piatti tipici cileni), l’immancabile zucca (ce n'erano un'infinità nella serra e abbiamo mangiato zucca in tutte le salse tutti i giorni) con curry e altre spezie, pane integarle fatto in casa e pollo al forno con patate; gran finale, una specie di colomba (rotonda) con cioccolato. Tutto ovviamente sapientemente preparato da noi.
Altra settimana di legna e sassi ma sta finendo l'estate e il tempo volge al brutto, quindi si cerca di trovare qualche alternativa al coperto. Alla routine settimanale si aggiungono quindi: lavori di falegnameria, aiutiamo nella realizzazione e pitturiamo delle sdraio per il lodge; sistemazione della serra, taglio di tutte le zucche morte, legare meglio i pomodori e ripulire; lavoriamo per preparare i semi per il prossimo anno, mettiamo le piante a seccare, togliamo i semi da quelle già pronte e mettiamo anche quest'ultimi a seccare, ed etichettiamo quelli già pronti. In questa settimana ci raggiungono anche una simpatica coppia messico-statunitense e un ragazzo francese. Il sabato finalmente riusciamo a fare la nostra prima cavalcata, grazie a Miguel che ci prepara i cavalli: un'emozione indimenticabile! E poi altra festa con danze fino all’alba, d’altronde siamo a 30 chilometri dal paese più vicino e senza macchina… Si fa quel che si può.
Arriva la nostra ultima settimana alla fattoria e anche il compleanno di Saverio. Festeggiamo comprando una pecora (intera, viva) per 50€, la macelliamo, e ne facciamo il nostro primo asado cucinato alla maniera cilena. Basicamente viene fissata in una sorta di croce di ferro e posta vicino al fuoco per almeno quattro ore. Ricevute le indicazioni di massima ci cimentiamo nell'impresa. Il risultato è ottimo! Persino i lavoratori sono stupiti del risultato. Avanziamo abbastanza carne da poterci nutrire per tutta la settimana.
L’autunno patagonico sta arrivando a grandi falcate ed è meglio riprendere il nostro cammino. Facciamo il nostro ultimo sabato di festa, domenica di recupero, lunedì per terminare la panca che Saverio ha realizzato utilizzando vecchie tavole e pezzi di tronco e che lasceremo alla casa dei volontari, poi falò per salutare tutti.
E’ il 21 Aprile quando reinfiliamo tutto negli zaini e ben bardati siamo pronti per ripartire.
Questa esperienza ci è piaciuta, senza le normali comodità tecnologiche, è stato come fare un salto indietro nel tempo di settant'anni. La prima settimana è stata un po’ dura ma poi ci si abitua a tutto e anzi si apprezza una vita dai ritmi più lenti e posati. La convivenza con alcuni volontari ha avuto i suoi alti e bassi ma lasciamo anche degli amici con la promessa di reincontrarci.