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« Staaan! » richiama la prima volta, la seconda con un picchiettio più veloce sulla porta « Staaaan! Sono io, vedi che entro, sicché.. boh, sii presentabile! » la pazienza non è certo una delle sue migliori virtù tant’è che la ragazzina apre la porta facendo prima capolino all’interno del dormitorio e poi si richiude piano la porta alle spalle. Degli altri? Se ne sbatte l’anima, sperando che non siano ancora tutti a letto, ma tant’è. « Ho una cosa per teeeee! »
« Mi sto vest - » endo. Lo stava facendo, ma si ferma per guardarla, la maglia tra le mani e il busto scoperto alla vista dell’altra. E magari non sarà definito e ampio come Medicine o Gutierrez, ma si allena a modo suo, rimanendo forse più slanciato. « endo. » Si stava vestendo e dopo un secondo di pausa e un cenno ad invitarla ad avvicinarsi, riprende a farlo, infilandosi la maglia morbida e a maniche lunghe, prima di allungare la mano a recuperare i due bracciali lasciati sul comodino accanto a letto. Uno di cuoio e bronzo intrecciati ed uno che replica una serpente che si morde la coda, pelle nera e metallo dorato che si chiude appena avvicinato al polso sinistro. « mh, che cosa? » Curioso, nonostante il regalo altrui sia già giunto e anche i dovuti ringraziamenti (?). « cos’è? »
« Ta-dàààn! » mostrando…? Un paio di dadi. Sì, forse non è proprio quello che Tristan pensava di avere, ma tant’è. « Servono per fare profezie, Stan! » spiega, con il dovuto entusiasmo, abbassando adesso solo un po’ la voce. « È che hai avuto un po’ di gramo ultimamente e mi dispiace, così pensavo che magari potevamo vedere come va il destino, cioè.. capito, no? » insomma esserle in qualche modo di aiuto, in qualche modo a modo suo (?). Si mette una ciocchetta di capelli dietro all’orecchio. « È semplice » dalla tasca della sua vestaglina tira fuori un pezzo di pergamena che stende sul letto, sopra il quale c’è disegnato un cerchio. « Tu fammi una domanda, okay? Una a cui si possa rispondere in modo preciso, però ci devi pensare bene intensamente eh, e io lancio i dadi. E pooiiiii il numero ci dice come va, ecco. Vuoi provare? »
« Grazie, Lotte » Parla piano, guardandola tirare fuori quel pezzo di pergamena che sembra essere uno schema su cui ‘leggere’ i dadi e trarne le sue conclusioni. « Solo domande che rispondono a ‘si’ o ‘no’, vero? » Quell’unica specifica richiesta, prima che si prenda il suo tempo per cercare una domanda adatta a quella tipologia di risposta. E lo fa rilassandosi contro la colonna del baldacchino alle sue spalle, le braccia incrociate sul ginocchio tirato al petto e lo sguardo fisso su quel cerchio riportato sulla pergamena. « Uscirò bene da … » E poi si ferma, assottigliando lo sguardo, incerto, riprendendo a parlare solo poco dopo con più sicurezza. « Mi crederanno? »
« Io ti credo, Stan. » seria, molto più seria del solito. « E chi non ti crede è solo una testa di troll ammuffita. » ecco. Però adesso deve concentrarsi di nuovo sulla domanda del quartino, tutto molto catartico quando prende un bel respiro e poi quando svuota la mente allora prosegue con il lancio dei dadi che cerca di non far mandare fuori dal cerchio disegnato e che non ci siano dadi che cadano dal letto e/o siano fuori di poco. Poi allunga lo sguardo verso i dadi che su di uno di loro c’è un uno, nell’altro c’è un due. « Tre.. » cerca di rimanere in silenzio, concentrandosi sulla domanda stessa e sul risultato. « Potrebbero essere le possibilità che hai, Stan. Tre. La verità è dalla tua parte ma occorre prudenza per far sì che la verità venga fuori nel mondo giusto. Non strafare e stai sempre attento a chi dici le cose »


















