«Benvenuto nelle cucine»
[Intorno alle 21 un gufo dovrebbe possarsi su uno dei davanzali della sala comune dei Grifondoro, una lettera nel becco per Hektor.] 𝐶𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑒𝑑𝑖̀ 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝟷𝟻:𝟶𝟶, 𝑣𝑖𝑐𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑔𝑟𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎𝑛𝑒𝑖. 𝑉𝑖𝑒𝑛𝑖 𝑑𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑜.
«Sì okay, e ora?» Non ha pazienza e lo ostenta senza vergogna o simili, solo per vedere i dubbi dissiparsi ancora una volta: la pera nel dipinto che si contorce, ridacchia, prendendo le sembianze di una maniglia e poi l`ingresso che si apre, consentendo l’accesso in un ambiente enorme ed accogliente. «Oh» senza che possa fare alcunché, le sopracciglia del dodicenne si sollevano, colte da un moto d`improvvisa sorpresa, e cercherebbe pure di sporgersi oltre il corpicino della compagna, accostandocisi con il petto, per studiare meglio il posto. «Questo sì che è grinzafichissimo, ma quanto è grande!?»
La vicinanza del giovane non la infastidisce, si limita solamente ad entrare e ad attendere che lui faccia lo stesso, prima di richiudersi la porta alle spalle e dirigersi verso i tavoli «Visto, Thor? Niente imboscate.» con un piccolo saltello, la ragazzina vi si siede, osservando il compagno guardarsi intorno. «Allora? Mi hai perdonata?»
Per entrare aspetta prima che l`altra avanzi, e quando può farlo il naso lentigginoso continua a saettare di qua e di là, in contemporanea con lo sguardo che osserva il tutto quasi famelico. Indugia lì dov`è per qualche istante prima di mettersi sui passi della Corvonero e avvicinarsi alla tavolata che si specchia con quella dei Rosso-oro situata sopra le loro teste, nella Sala Grande. Poggia un fianco al bordo ligneo, dopodiché lascia fluire le iridi dritte sul viso della bionda mentre un sorrisino gli sboccia sulle labbra. «Non so, ci devo pensare.»
«Ci devi pensare?» Sbotta, stranita. «Certo che voi maschi siete strani…»
«Pfft» la schernisce apertamente, ridacchiando pure «Non ho ancora deciso se mi stai proprio simpatica.» Sorride serafico e candido, in modo decisamente stonato rispetto gli angoli appuntiti dei lineamenti che ha ereditato. Non accenna a rimettersi ritto o composto, se ne sta lì, fermo e tutt`ora indirizzato verso il visino altrui «Boh, una cioccolata calda?» Propone, visto che effettivamente di appetito non ne ha. «Magari possiamo farla insieme?» Alza le sopracciglia, interrogandola con lo sguardo.
«Dovrei starti simpatica, guarda in che posto forte ti ho portato.» Gli punzecchierebbe gentilmente il braccio, sempre con fare amichevole. Alla proposta della cioccolata calda sembra rifletterci un po’, dubbiosa, prima di un «va bene» strappato quasi a fatica. Va bene prepararla insieme, la cioccolata.
Non reagisce, niente smorfie o simili, il Grifondoro accoglie lo srotolarsi dei secondi con tranquillità, continuando a mantenere i loro sguardi incatenati anche quando la secondina solleva il capo. «Io penso che sia l`esatto opposto, comunque» insomma, che interpretare i maschi sia una bolidata, le femmine d`altro canto... «Voi siete tutte precisine qui e là, vi fanno schifo un sacco di cose» e pur fermandosi lì, l`inflessione della voce lascia intendere che ci sarebbe davvero molto, molto altro «E tipo adesso, le nostre facce non sono neanche ad un metro e sei impassibile, una settimana fa mi sono appoggiato appena alle tue gambe e sei diventata più rossa della mia cravatta.» Torna a ghignare, pur facendolo con un sopracciglio inarcato a mo` di `chi è più strano?` Quando la Bronzo-blu lo punzecchia, questa si guadagna un`occhiatina divertita «Piantala, non è comprandomi che avrai la mia simpatia, va guadagnata.» Esprime un`ovvietà, recidendo per primo la vicinanza che lui stesso ha instaurato solo per raddrizzarsi e ripiegare le maniche della felpa, così da scoprire i polsi di un pallore decisamente british in un invito implicito, quello di mettersi al lavoro. «Dici che qui hanno i marshmallow?»
[...]
«Non so come funzioni per voi» perché si è capito che per il Grifondoro il genere femminile ha le fattezze di una specie tutta a sé, con abitudini incomprensibili e un`altra buona dozzina di stranezze «Ma noi gli occhi li abbiamo, insomma» indugia un attimo di più in quel mutismo, ricercando lo sguardo altrui senza ombra d`imbarazzo o di vergogna «Per guardare» e non sa bene quanto di comprensibile ci sia in quell`accozzaglia illogica di parole «Diciamo che le ragazze le vedo, anche un po` più dell`anno scorso, che allora non ci badavo granché, e capisco quali mi sembrano più carine di altre» … «Sì, ecco» e arriccia le labbra, un po` pensieroso «Ci sono quelle che mi piacciono.» Lo confessa, sempre con la solita nonchalance, quasi fosse la cosa più naturale del mondo. «Voi mica ci guardate?» Gira la domanda ovviamente, ma non come metro di giudizio, quanto invece per sincera curiosità «Proprio niente? Zero?»
«Ah! Allora ti piace qualcuna!» Divertita, lascia che il giovane catturi il proprio sguardo; e lei lo sostiene, tranquilla, improvvisamente interessata da quel discorso. «Comunque che vuol dire, anche noi vi guardiamo.» Comincia lei. «Tutti abbiamo gli occhi.»
Ed eccolo, già pronto ad alzare teatralmente gli occhi al cielo perché «Sapevo che avresti frainteso, voi femmine fate sempre così» e stavolta sì che gliene fa una colpa, sbuffando pure «Non intendevo dire che mi piace una persona in particolare» specifica, scandendo con attenzione ogni sillaba «Però sì, ecco, qualcuna che trovo particolarmente carina c`è, ma solo questo.» Insomma, niente cotte irrimediabili, inciuci sentimentali strani, struggimenti amorosi e quant`altro, puro e semplice interesse per un bel faccino.















