Passeggere: Oh che vita vorreste voi dunque? Venditore: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti. Passeggere: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo? Venditore: Appunto. Passeggere: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero? Venditore: Speriamo. Passeggere: Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete. Venditore: Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi. Passeggere: Ecco trenta soldi. Venditore: Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.
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Brano tratto da Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere (1832), testo raccolto in: Giacomo Leopardi, Operette morali.









