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Ma cosa vuoi portare onanista senza cervello né arte e né parte
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GRAZIE TROIKA! NOI ABBIAM PAGATO IL CONTO PER FAR RIPARTIRE LA SPAGNA, E PER RICOMPENSA ABBIAMO IL RECORD DI DISOCCUPAZIONE
CHI PAGA IL CONTO
L’euro fa male soltanto a noi Madrid corre, l’Italia invece…
Corre la moneta unica: a 1,37 dollari. Ma così rallenta l’uscita dalla crisi, un problema tutto nostro: troppi miliardi buttati e tasse per l’austerity
Non si cambia: la pioggia di “carta” americana sui mercati, ha deciso la Fed, continuerà al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese. Oggi l’attenzione si sposta su Tokyo, ove si riunisce il board della banca centrale. Anche qui, nessuna sorpresa in vista: la stamperia della Bank of Japan lavora a pieno regime per conseguire l’obiettivo di raddoppiare in tre anni il denaro circolante. Anche a Londra, il governatore Mark Carney, che ha appena lanciato il primo bond islamico benedetto dalla finanza della Regina, pensa a gettare nuove sterline nel motore della ripresa che comincia a ruggire. Insomma, la musica è la stessa: l’area euro continua a distinguersi per la ripresa debole e la moneta forte. Un problema in più soprattutto per l’Italia che, a differenza della Spagna, non è ancora uscita dalle spire della recessione.
Questo è il copione scontato, o almeno più probabile, delle prossime settimane. Così come era scontata la reazione di Wall Street che, al solito, compra sulle voci e vende sulle notizie. Ovvero, una volta avuta la conferma delle decisioni della banca centrale, sul mercato azionario hanno prevalso le vendite mentre il dollaro si è rafforzato a quota 1,3714, sempre vicino ai massimi. Del resto, la Fed anche stavolta ha cercato di introdurre qualche motivo di cautela per evitare l’euforia dei mercati. Nel comunicato emesso alla fine della riunione del comitato monetario, il penultimo prima dell’addio di Ben Bernanke, sono stati introdotti due piccoli segnali a favore di un cambio di rotta, magari simbolico, a dicembre: a) l’economia Usa, si legge, cresce «seppur a ritmo moderato»; b) la dura battaglia sul budget federale «non ha provocato gravi danni». Perciò, una ministretta è ancora possibile. Ma ci credono in pochi, visto che la ripresa è assai più debole di quanto non si potesse sperare solo pochi mesi fa.
Visto con occhi italiani, il film non è dei più divertenti. In un mondo che stampa moneta, la Bce è obbligata a far eccezione. Solo l’istituto di Francoforte, infatti, non può operare sul mercato secondario, dove si scambiano i titoli di Stato. L’austerità, tra gli altri guasti, sta ora aggravando la forza del cambio. Italia e Spagna, infatti, fanno ormai parte del club che vanta un surplus della bilancia dei pagamenti, ovvero introita più valuta di quel che non consuma per finanziare l’import. Ma questo non è il frutto di una ripresa dell’economia, semmai di una compressione dei consumi, che si aggrava ogni giorno di più proprio per la forza della moneta. Lo stesso Mario Draghi ha dichiarato che l’euro forte è un problema non tanto per le difficoltà, pur gravi, che può provocare all’export, ma perché accresce il rischio deflazione nell’Europa mediterranea. Il vero pericolo, insomma, è che la frenata dell’inflazione (già sotto l’1 per cento tendenziale sia a Madrid che da noi) convinca le famiglie a non consumare (che senso ha comprare oggi una cosa che domani potrebbe costare meno?) e a risparmiare. La musica sarebbe diversa se fosse in atto un riequlibrio dei pesi all’interno della Ue, ovvero se la Germania comprasse di più da noi e dal resto dell’Europa più debole. Ma questo non avviene né, probabilmente , avverrà nel prossimo futuro. Da Berlino, per giunta, non si perde occasione per ribadire che l’euro forte non è una disgrazia e che per esportare ci vuole qualità, non una moneta più debole.
In realtà, dietro questo ragionamento, c’è la diversa struttura delle esportazioni made in Germany. Si calcola che la “soglia del dolore”, cioè il livello in cui comincia a pesare la debolezza del dollaro si situi ad un rapporto di cambio di 1,53 sulla moneta Usa per l’economia tedesca, cioè largamente al di sopra del livello attuale. Solo quando il cambio si avvicinerà alla barriera di 1,50, la Bundsbank accetterà il taglio dei tassi europei o altre misure per indebolire l’euro.
Fino a quel momento, la forza della moneta unica sarà un problema nostrano. La “soglia del dolore” per l’export italiano è già scattata da tempo, visto che è situata a quota 1,19 sul dollaro. Il che significa che le nostre aziende, pur di esportare, tagliano i listini e sacrificano i profitti. Insomma, il mix tra situazione stagnante del mercato interno e perdita di competitività sul cambio ci è costato lo 0,4% di crescita. Ma, al solito, non è solo colpa degli altri. Le difficoltà non hanno impedito alla Spagna di uscire dalla recessione, seppur con uno striminzito +0,1%. Merito di una politica più energica: tagli veri alla spesa e non solo annunciati, riforma del mercato del lavoro tesa a favorire le piccole e medie imprese che da tempo hanno ricevuto i pagamenti della pubblica amministrazione. E, naturalmente, la scelta di sforare il tetto del 3%, concordata con Bruxelles. Insomma, il cerino dell’euro forte e del dollaro debole è rimasto in mano nostra.
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I DATI DELL’ISTAT
Disoccupazione record dal ’77: il 12,5% non ha un lavoro
Il dato sui giovani, fotografia di un’Italia impantanata: il 40,4% senza impiego
Ancora un record negativo della disoccupazione in Italia: i senza lavoro a settembre sono quasi 3,2 milioni, in crescita dello 0,1 % rispetto allo stesso mese del 2012. Un record che diventa drammatico se si considerano i giovani. I dati dell’Istat sono impietosi nel fotografare la condizione di ragazzi e ragazze che non riescono a trovare un lavoro. A settembre il tasso di disoccupazione nella fascita d’età 15-24 anni è arrivato al 40,4% (+0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e +4,4 punti nel confronto tendenziale). Una percentuale che cresce anche rispetto al mese precedente sia per la componente maschile (+0,2%) sia per quella femminile (+1,8%).
Sul versante opposto, quelli che un impiego ce l’hanno, sono diminuti. L’Istat rileva che a settembre 2013 gli occupati sono 22 milioni 349 mila, in diminuzione dello 0,4% rispetto al mese precedente (-80 mila) e del 2,1% su base annua (-490 mila). Il numero di individui inattivi tra 15 e 64 anni aumenta dello 0,5% rispetto al mese precedente (+71 mila unità) ma rimane sostanzialmente invariato rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di inattività si attesta al 36,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,1 punti su base annua. Rispetto al mese precedente l’occupazione diminuisce sia per la componente maschile (-0,2%) sia per quella femminile (-0,6%). Anche in termini tendenziali la disoccupazione diminuisce sia per gli uomini (-2,4%) sia per le donne (-1,8%). Il tasso di occupazione maschile, pari al 64,4%, diminuisce di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,7 punti su base annua. Quello femminile, pari al 46,5%, diminuisce di 0,3 punti in termini congiunturali e di 0,7 punti percentuali rispetto a dodici mesi prima.
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FONTE:
http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1342109/L-euro-fa-male-soltanto-a-noi–Madrid-corre–l-Italia-invece—.html
http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1342127/Disoccupazione-record-tra-i-giovani–Quattro-su-10-non-hanno-lavoro.html
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basta casta
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PARLAMENTO INUTILE. NON SIAMO NELLE MANI DI CHI ABBIAM VOTATO, MA DELLA “LOBBY” DI GOVERNO. LE CAMERE NON PRODUCONO, PERCHE’ “OBBLIGATE” A DARE PRECEDENZA A “RATIFICARE” LE NORME CHE PARTONO DA PALAZZO CHIGI
PALAZZO
Parlamento, molto lavoro per nulla
Deputati e senatori si impegnano più di prima. Ma le loro leggi non passano. Perché decide il governo. Per decreto. Il rapporto Openpolis sui primi sei mesi della legislatura evidenzia come il ruolo delle camere sia sempre più subalterno. E fa luce su alcuni vizietti degli eletti: come quello di non presentarsi in aula, di cui sono campioni Berlusconi e Ghedini
Ma quale riforma istituzionale, quale rafforzamento dell’esecutivo. È dal 1979, dai tempi della Grande Riforma di Bettino Craxi che partiti e leader, per ultimo Silvio Berlusconi, continuano a mettere sotto accusa il presunto strapotere del Parlamento per giustificare le inefficienze dell’esecutivo e invocare ritocchi della Costituzione. Peccato che le cose non stiano così. Il governo si è già preso le sue rivincite ridimensionando il Parlamento, la sua capacità di legiferare e i suoi poteri di controllo. Quasi tutte le leggi approvate dall’inizio della legislatura risultano infatti di iniziativa governativa, con deputati e senatori chiamati semplicemente ad approvare e ratificare decreti e disegni di legge presentati da Palazzo Chigi.
Ma c’è di più, se si esaminano gli atti di sindacato ispettivo con i quali le Camere dovrebbero controllare il governo, si scopre che ministri e presidente del Consiglio riescono a dribblare anche le interrogazioni di deputati e senatori. Risultato: l’esecutivo accresce il suo peso, le Camere perdono colpi. «Siamo di fronte a una degenerazione della democrazia parlamentare», afferma Luigi Zanda, capogruppo del Pd al Senato. «Lo svilimento del Parlamento rappresenta ormai un’emergenza democratica», rincara Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, esponente del M5S. «Un trend allarmante», dice invece Pino Pisicchio, capo del gruppo Misto di Montecitorio,«che dovrebbe indurci a varare una riforma istituzionale per restituire dignità al Parlamento».
Ecco alcune delle sorprese che spuntano dal rapporto sui primi sei mesi di attività della legislatura messo a punto per “l’Espresso” dall’associazione Openpolis. Uno studio che rivela anche altri aspetti importanti dell’attività di Camera e Senato mostrando come i parlamentari lavorino, quanto a numero di ore e sedute, più che in passato, ma con risultati sempre più modesti se si considerano le poche leggi approvate. Non basta: misurando le attività degli eletti, lo studio rivela anche come il leader del centrodestra Berlusconi riesca a fregiarsi di un altro primato poco invidiabile: quello del parlamentare più assente.
LAVORARE STANCA Se la capacità legislativa dipendesse solo dal tempo trascorso in aula dagli eletti, il Parlamento scoppierebbe di salute. Dati alla mano si scopre infatti che i parlamentari stanno lavorando molto più rispetto al passato. Lo dimostra il numero di sedute, che alla Camera sono state 91 a fronte delle 85 dell’identico periodo della tredicesima legislatura (1996-2001), delle 75 della quattordicesima (2001-2006), delle 73 della quindicesima (2006-2008) e delle 76 della sedicesima (2008-2013). E lo conferma anche la mole delle ore impegnate che in questi sei mesi sono state 497, molte più delle 460 della tredicesima legislatura o delle 388 della sedicesima. Un’inversione di tendenza registrata anche al Senato che con le sue 118 sedute (per 308 ore) supera largamente le 108 (318 ore) della tredicesima legislatura e le 90 (243 ore) della sedicesima.
GOVERNO ONNIPOTENTE Ma è tutto oro quello che luccica? Solo in apparenza. Per capire come stanno le cose bisogna dare uno sguardo al complicato rapporto Parlamento-esecutivo. C’è un dato che mostra come si stia trasformando il ruolo del Parlamento: quello della produzione delle leggi. Se si esaminano le statistiche si scopre infatti come il potere legislativo sia ormai appannaggio del governo e veda il Parlamento recitare un ruolo sempre più subalterno. Nei cinque anni dell’ultima legislatura, delle 387 leggi approvate dalle Camere, appena 90 (pari al 22 per cento) erano di origine parlamentare. Il resto, ben il 78 per cento, era di iniziativa governativa. Con una quota dell’80 per cento registrata durante il governo Berlusconi e del 68 per cento sotto l’esecutivo di Mario Monti. Quanto alla legislatura in corso le cose stanno andando ancora peggio.
LETTA PIGLIATUTTO Enrico Letta sta infatti recitando la parte del leone. Delle 17 leggi approvate da Camere e Senato nei sei mesi di attività, 15 sono infatti di iniziativa governativa e appena 2 di origine parlamentare, cioè solo l’11,7 per cento, una percentuale di gran lunga peggiore di quella fatta registrare ai tempi di Berlusconi e Monti. Leggi modeste, per di più, trattandosi della ratifica di un trattato internazionale e dell’istituzione della Commissione antimafia, quest’ultima da considerarsi come un atto dovuto. Come mai sono così poche le leggi di iniziativa parlamentare?
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FONTE:
http://espresso.repubblica.it/palazzo/2013/10/17/news/parlamento-molto-lavoro-per-nulla-1.137969
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"Io e te ne abbiam vista qualcuna, vissuta qualcuna, ed abbiamo capito per bene il termine insieme..."
- Luciano Ligabue - L'amore conta