« Perché non sei tornato prima? » gli chiede, intrecciando le braccia al petto in maniera difensiva, quasi sappia di doversi proteggere dal prossimo, inevitabile colpo. « Mi hai lasciata un mese a passare in rassegna tutto quello che ho detto e fatto ad agosto, per capire cosa abbia spinto la persona che amo ad andarsene, e torni pretendendo di sapere quanto mi sei mancato? » Non abbastanza? Non c’è più nessun motivo per nasconderlo, per girarci intorno, per provare a convincere lui e se stessa del contrario, ed è così stanca che il tono non si fa portavoce neanche dell’imbarazzo che, fino ad un mese prima, le avrebbe fatto affluire non solo il sangue alle guance, ma le avrebbe addirittura impedito di parlare senza balbettare e piangere.
L’eloquenza s’è spostata altrove: nello sguardo apertamente ostile che la intercetta come la punta d’una lancia e nel timbro, privato del calore per concentrare invece l’energia nell’assalto, come probabilmente non l’ha mai sentito. « Perché non riesci ad accettare di non essere la cazzo di protagonista, per una volta? »
« Tu non mi ami, Cheryl » l’ha nominato lei, dunque non fa altro che ripetere qualcosa di già detto, stavolta esausto « Perché se così fosse stato, la tua preoccupazione sarebbe stata un’altra– non te stessa ed i tuoi drammi. »
« Mi stai lasciando di nuovo? » gli chiede, raddrizzando appena il capo. « Vuoi lasciarmi di nuovo? » Perché, nonostante non l’abbia detto chiaramente, è proprio questo il punto: l’ha lasciata, dopo averle promesso che ci avrebbero provato.
Almeno le ultime due domande sono corrette, considerando l’ampiezza delle falcate che s’inerpicano verso l’uscita del vialetto e la determinazione con cui non sembra disposto a far altro che mostrarle la propria schiena, non più il viso. La sta lasciando di nuovo? Vuole lasciarla di nuovo? L’andatura non s’interrompe e si potrebbe dire che una risposta vera e propria non serve più, quando in questa versione del mito Orfeo non si volta per guardare la sua bella Euridice per l’ultima volta.









