Riflessioni sulla corsa agli armamenti in Europa e le alternative utopistiche e concrete per una difesa non violenta e una resistenza civile
A mio parere, nemmeno la difesa dei diritti di Zelensky e seguaci può giustificare o rendere sensata una corsa europea al riarmo. Anche perché il nostro riarmo – indirettamente promosso dalla minaccia di Trump di non fornirci più lo scomodo ombrello della NATO – finisce per favorire soprattutto le industrie belliche degli Stati Uniti e mettere ulteriormente in difficoltà lo stato di salute del nostro vecchio, piccolo e popoloso continente.
Secondo i dati del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) relativi al quinquennio 2019-2023, gli USA, con una quota del 40% del totale globale, sono il più grande Paese esportatore di armi al mondo. Seguono la Russia, la Francia, la Cina, la Germania e, al sesto posto, l’Italia di “Leonardo” e di Crosetto.
Io, però, personalmente non provo nessun orgoglio per questo sesto posto, che corrisponde a circa il 3% del mercato globale degli strumenti di morte. Anzi, più approfondisco la questione, più mi inquieto, mi sento insicuro e provo una forma di vergüenza ajena per tutti i guerrafondai, i falchi e i falchetti della mia nazione.
Mercanti di morte incaricati di decidere delle nostre vite















