Conoscevo un ragazzo, a scuola; era mio compagno di classe. Per comodità lo chiameremo ‘Prince Charming’, e già il soprannome dovrebbe contribuire a dare un’idea di che genere di persona fosse – uno di quei ragazzi che riusciva ad attirare lo sguardo di chiunque si trovasse nel suo raggio d’azione, uomo o donna che fosse. Personalmente, non mi è mai parso tanto attraente e, stufa di dover sentirne parlare, non mancavo di farlo notare. Le compagne di classe, allora, mi guardavano con aria di sufficienza, sostenendo fossi troppo testarda e orgogliosa per ammettere, anche solo a me stessa, quanto lo trovassi affascinante.
In realtà non ho mai avuto problemi ad esternare il mio apprezzamento per le sue doti, a patto che tenesse la bocca chiusa, indossasse la tuta da ginnastica e fosse girato di spalle – così da mettere in mostra il sedere tondo e scolpito da bravo ragazzetto sportivo qual era, qualora non si fosse capito. Oltre ciò, non ho mai provato per lui che un latente fastidio. In cinque anni ci siamo scambiati qualche parola non più di una decina di volte, la maggior parte delle quali per discutere o insultarci a vicenda – a volte, entrambe le cose. Che non andassimo d’accordo credo fosse chiaro, ormai, anche ai primini della classe affianco. Mi sono spesso chiesta perché, durante quegli anni; per quale motivo non potessimo essere amici o, quantomeno, mantenere dei toni civili che evitassero di esasperare le sue ammiratrici al punto tale da far desiderare loro di avere dei forconi tra le mani coi quali potermi rincorrere per i corridoi della scuola.
A distanza di anni, sono giunta alla conclusione che la colpa fosse mia – parte di essa, perlomeno. Ero una fastidiosissima spina nel fianco, allora, anche se all’epoca non l’avrei mai ammesso, e lo ero soprattutto con le persone che mi mettevano in soggezione.
‘Prince Charming’ mi metteva in soggezione. Tanto.
Mi metteva in soggezione il modo in cui camminava sicuro verso il suo posto, strascicando pigramente i piedi sulle mattonelle vecchie e dai bordi irregolari sulle quali inciampavo ogni mattina, più volte al giorno; mi metteva in soggezione il modo in cui riusciva a zittire l’intera classe con una sola parola, dirigendone l’attenzione su di sé come un domatore da circo – poco importa che i suoi monologhi fossero spesso nient’altro che un’accozzaglia di parole prive di senso logico: riusciva comunque ad abbindolare chiunque. Mi ha messo soggezione, soprattutto, il modo in cui riusciva ad aizzare una piccola folla contro una sola persona – non so cosa avessi potuto fare, se mi fossi trovata in una situazione simile. Pensavo di tenergli testa, ma probabilmente non ero considerata che un moscerino.
Le cose non sono cambiate.
Una volta lo vidi cascare dalla sedia come un sacco di patate. Era impegnato a dondolarcisi come se fosse s’un’altalena, cercando di appoggiarne lo schienale al muro sempre più velocemente. L’osservavo con la coda dell’occhio e un sorrisetto furbo stampato in faccia, consapevole che mancasse poco al momento in cui avesse perso la concentrazione e si fosse ritrovato col culo per terra – non pensai neanche per un attimo che avrebbe potuto farsi male. Quando scivolò cercò di aggrapparsi al banco per tenersi in equilibrio, ottenendo come unico risultato quello di mandare per aria tutte le penne e scartoffie che vi erano sopra e trascinarlo con sé. Scoppiai a ridere di gusto, ma c’era talmente tanto fracasso, quel giorno d’una probabile assemblea, che nessuno ci fece caso. ‘Prince Charming’, invece, mi rivolse un sorriso tra il divertito e l’imbarazzato, quasi fosse indeciso se unirsi alla risata che ancora non ero riuscita a soffocare, o essere indignato per l’affronto.
Era goffo e impacciato, mi accorsi. Fu la prima volta in cui pensai che forse eravamo più simili di quanto si pensasse; che, se le circostanze fossero state diverse, avremmo potuto fare comunella – questione di un attimo, prima di accorgermi che quella realizzazione non mi facesse piacere; prima di tornare ognuno nel proprio mondo: lui sulla vetta, mentre io ancora faticavo a trovare il mio posto.
Dicevano fosse bello; alcune, addirittura, sostenevano fosse il ragazzo più bello della scuola. Allora ‘Prince Charming’ gonfiava il petto come un galletto e sollevava il lembo della maglietta per mettere in mostra quattro gloriosi centimetri di pelle in più, ché se non fosse stato attento avrebbe contribuito ad innalzare prematuramente e drasticamente il livello globale delle acque.
Dicevano fosse bello, ma forse ero cieca.
O forse le mie attenzioni erano concentrate interamente sulla riccia che sedeva tra le sue gambe, scompigliandogli i capelli come se l’avesse già fatto un milione di volte; la stessa riccia dal fisico elastico da ballerina che, prima dell’ultimo anno di liceo, non mi aveva mai rivolto la parola, né tantomeno degnato di uno sguardo.
Su quei capelli ricci avrei voluto affondarci le mani e giocherellarci per ore.
Forse ero cieca, ma dall’invidia.
caro vicino, io giuro, ma sul serio, che se quella con cui ti ho appena sentito tornare a casa è quella che dovrebbe essere la tua ex fidanzata, dopo la prossima volta che vi sentirò (inevitabilmente) litigare questo sarà il biglietto che ti lascerò:
“ti ci sento litigare dalla prima settimana che ti sei trasferito qui. siete colpevoli di avermi fatto prendere più di uno spavento per il tono delle vostre urla, senza considerare le due volte in cui mi avete svegliata nel cuore della notte, la prima litigando proprio sul pianerottolo alle due e rotte (indovina quale appartamento è in grado di sentire tutto quello che succede sulle scale in maniera amplificata e in che lato è la mia camera da letto) e la seconda volta spaccando un vetro all’una (congratulazioni, questa mi mancava. e non è che siete l’unica coppia litigiosa del complesso condominiale). finalmente un paio di settimane fa vi siete urlati di tutto per due giorni consecutivi (ma ogni tanto andare a litigare a casa sua no? oppure quello che sento io è quando siete qui? perché in questo caso le domande da farti sulle tue scelte di vita passerebbe da un paio a “ma drogarvi come tutti gli altri no?”) perché lei ti aveva (finalmente) detto che non ti amava più (e io te lo giuro lo sapevo fin dal primo litigio. me lo ricordo ancora adesso, perché prima che arrivassi tu questo era un appartamento particolarmente silenzioso. se vuoi la disamina del perché sapevo che non ti amava più un anno fa bussami pure alla finestra, ti farò una tisana e ti illustrerò su nemmeno troppo velati segnali che una persona è passata dal considerarti la luce dei suoi occhi a una purga) E ORA CI SEI TORNATO INSIEME?!!! ci terrei ad informati che i 30 anni non sono la fine dell’esistenza (a 30 anni pensavi di aver trovato la donna della tua vita? scendi dal pero. ne conosco forse due di coppie che ci sono riuscite. personalmente. per sentito dire forse un’altra. esempi trovati su internet non valgono) e che hai un aspetto per cui non faresti particolare fatica a trovare qualcun altra con cui dividere le serate, per cui ora ti pongo due opzioni:
- vi mollate. stavolta per davvero. per il bene di tutti quelli che vi stanno nelle immediate prossimità risolvendo la questione una volta per tutte. vi spedite le cose tramite corriere e fatelo per bene che è un attimo ricascarci se dovete pontificare su chi tiene il cofanetto dei Queen.
- la smettete quanto meno di urlare a un volume di voce che solo voi due, dopo cinque inquilini, siete riusciti a produrre per oltrepassare i 60cm di muro che ci dividono. e chiudete le finestre quando dovete litigarvi che ti garantisco che io preferisco guardare netflix che sentire i vostri inutili litigi. cioè, se mi fosse piaciuto sentire due litigare e insultarsi costantemente, il giorno che mia madre annunciò a me e mia sorella la separazione da nostro padre, invece di reprimere i salti di gioia e pianificare con cura ogni evento familiare per fare in modo che i due non si potessero mai incontrare, avrei fatto qualche stronzata alla Disney.
in caso tu fallisca in fare una scelta ed avere successo nel perseguirla, verrò a bussarvi e interrompervi ogni volta che la vostra voce (che tu hai un diaframma potente ma nemmeno lei scherza) oltrepassa il muro e il volume del mio computer.
cordialmente,
la tua vicina che si è rotta platealmente i coglioni di sentire la vostra telenovela del cazzo al di là del muro”
pensavo di metterci un porcoddio che ci sta sempre, ma pare che il ragazzo sia un avvocato e nel caso sia permaloso come credo non ho voglia di difendermi dall’accusa di blasfemia.
So che molti mi odiano e mi ritengono una testa di cazzo buona solo a sfottere e tirare frecciatine, Ma ricordatevi che siete stati voi che negli anni avete tirato i sassi, ora ve li sto solo rilanciando con molta più precisione.
Io che mi lamento del sonno che mi fa pesare la testa, ma che nonostante questo continuo a parlare con la gente che mi circonda per più di un'ora. Ora ho sete.