«Lei mi ha chiesto in cosa credo io. Ecco, io credo in questa vittoria che precipitosamente questo funzionario dello Stato dichiarava avvenuta cento anni fa», sorrideva Falcone.
Teneva in mano un editto del prefetto di Palermo del 10 novembre 1877 che cantava vittoria. Una falsa vittoria.
Sembrava che in quello scritto, quasi come in un racconto di fantascienza fosse predetto il futuro per il quale il signor giudice ha lavorato tutta la propria vita.
«Ascolti come continua, ascolti. "Il memorabile avvenimento sollevò queste popolazioni, dopo lunghi anni di angosce e di rovine, dal permanente terrore della violenza. Gli ultimi avanzi delle bande di Torretta e Plaja con i loro capi, inseguiti e perseguitati, senza tregua ed in ogni luogo, isolati dai più fidi manutengoli, sgomentati dall'abbandono generale, si sottomisero alla vindice Giustizia...". Straordinario! Sa che non lo rileggevo da anni questo pezzetto di carta. Se non c'era lei che mi chiedeva, chissà quanta polvere avrebbe ancora preso prima di rileggerlo».
Il tono della lettura della pergamena era quasi mitico, come il suo surreale contenuto.
Leggerlo doveva sembrare a Giovanni Falcone quasi un esorcismo, la prova generale di un evento che prima o poi — lui ne sembrava certo — si sarebbe avverato veramente e non solo nella retorica propagandistica di un ufficiale regio di fine Ottocento, forse in cerca di gloria: la sconfitta della mafia.
«Non è ancora finito, ascolti: "Nella lotta tenace combattuta contro lo stesso"... parla del brigantaggio, ovviamente, allora lo chiamavano così... "con pericoli e sacrifici di ogni natura, io ben so quale animoso ed utile concorso ricevei dalle Autorità politiche dei Circondari, dagli ufficiali ed agenti di P.S.". Poi, continua... bla bla bla... Ah, ecco, senta che retorica: "Essi"... qui il prefetto si riferisce ai poliziotti... "gareggiarono di zelo con i valorosi soldati, con la benemerita Arma dei Reali Carabinieri. Il trionfo fu dei perseveranti...". Pensi che destino: anche allora bisognava citare la Polizia, senza scontentare i Carabinieri. Sennò, per carità...».
Rideva con garbo e ironia, il giudice Falcone mentre leggeva e chiosava al cronista l'editto sulla sconfitta della mafia.
«Ma come finisce questa storia, signor giudice?».
«Come? Così, ovviamente», e si appresta a leggere l'ultimo capoverso della pergamena: «"Così il brigantaggio resterà memoria storica per questa classica isola. L'Italia, plaudendo, la saprà libera dai flagello che la insanguinava e con crescente operosità potrà rivolgere tutte le forze vive, per assicurarne lo sviluppo ed il benessere sociale". Segue data e firma».
«Sembra l'editto che dichiara la sconfitta della mafia».
«Sì, vuole che gliene faccia fare una fotocopia?».
«Sì, grazie».
Purtroppo, era solo una bugiarda pergamena di cento anni fa.
(Roma, settembre 1991)
Antonio Roccuzzo, Gli uomini della giustizia nell'Italia che cambia, Laterza (collana I Robinson), 1993¹; pp. 148-49.