Behind every word a whole world is hidden that must be imagined. Actually, every word has a great burden of memories, not only just of one person but of whole mankind.
Heinrich Böll, The Paris Review, 1983
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Behind every word a whole world is hidden that must be imagined. Actually, every word has a great burden of memories, not only just of one person but of whole mankind.
Heinrich Böll, The Paris Review, 1983
„Es ist doch merkwürdig, daß ich ihr nicht böse sein kann. Ich bin vor Schmerz fast tot, todkrank, und sie tanzt, obwohl sie teilgenommen hat an meinem Schmerz, und ich kann nicht böse sein, nein….“
- Heinrich Böll
“ Vieni, posa la testa sul mio grembo, accenditi un sigaro, la tazza del caffè l'hai a portata di mano; chiudi gli occhi, abbassa quella specie di saracinesca delle palpebre, metti via il calendario, recitiamo insieme la nostra litania del "Ti ricordi...", rievochiamo gli anni in cui si abitava un po' fuori, a Blessenfeld, e ogni sera c'era odore di festa dopo le fatiche, odore di gente che si saziava alle rivendite di frittelle di pesce o di patate, ai carretti dei gelati; felice di poter mangiare con le mani; a me non fu permesso, finché rimasi a casa, tu invece mi lasciasti fare come mi piaceva; nell'aria si diffondevano melodie di organetti di Barberia, stridori di giostre, e io sentivo, con l'olfatto, con l'udito, con tutti i miei sensi, che solamente ciò che passa dura; mi avevi salvato da quella casa triste dove loro stavano rintanati da quattrocento anni, cercando invano il modo di liberarsi; le sere d'estate io stavo su, sulla terrazza a tetto, mentre loro sedevano giù in giardino e bevevano vino; serate per i signori, serate per le dame, e io coglievo nelle risate stridule delle donne, così come in quelle fragorose degli uomini, un'uguale disperazione; quando il vino scioglieva le lingue, rimuoveva i loro tabù, quando la fragranza della sera estiva li liberava dalla prigione della loro ipocrisia, allora tutto si vedeva chiaro: che non erano, cioè, né ricchi né poveri abbastanza per arrivare a scoprire l'unica cosa che dura, la caducità; verso quella io mi sentivo attratta, e invece mi avevano educato ai valori imperituri: matrimonio, fedeltà, onore, camera matrimoniale, dove regnava il dovere, e ogni scelta era bandita; austerità, costruzioni, polvere trasformata in strutture, e intanto mi risuonava all'orecchio il richiamo del fiume, il suo mormorare durante la piena: perchéperchéperché? ; non volevo prendere parte a quella loro disperazione, non volevo assaggiare l'oscura eredità, tramandata dall'una all'altra generazione; avevo nostalgia del candido, lieve sacramento dell'agnello e quando, durante la messa, si era al mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa, cercavo, a forza di battermi il petto, di liberarmi da una secolare eredità di violenze e di tenebre; quando tornavo dalla messa, posavo il mio libro di preghiere nel vestibolo, arrivavo in tempo per ricevere il bacio di saluto che mi dava mio padre; la sua voce tuonante di basso si allontanava nel cortile verso l'ufficio; avevo allora quindici, sedici, diciassette, diciotto anni, e negli occhi di mia madre coglievo quella luce di attenzione sospettosa: già lei era stata una volta esposta ai lupi; possibile che io restassi indenne? ”
Heinrich Böll, Biliardo alle nove e mezzo, (traduzione di Marianello Marianelli) Mondadori (collana Oscar-Scrittori del Novecento), 2005¹²; pp. 196-98.
[Ed.ne or.le: Billard um halb zehn, Verlag Kiepenheuer & Witsch, 1959]
Wir geben uns zu wenig Rechenschaft darüber, wie viel Enttäuschung wir anderen bereiten.
Heinrich Böll (yourwaytosucces)
io sarei rimasto a lungo così, con il ricevitore in mano, solo per sentirla respirare
„Höflichkeit ist doch die sicherste Form der Verachtung.“
-Heinrich Böll
Si trattava ancora una volta di un libro, e l'autore si chiamava Kafka, Franz, e il libro era intitolato "Nella colonia penale". Più tardi ho chiesto a Boris se davvero non immaginava le conseguenze di quello che faceva quando, alla fine del '44 (!), raccomandava a Leni uno scrittore ebreo, e lui mi ha risposto: «Avevo tanta di quella roba in testa, tante cose a cui pensare che me lo sono dimenticato». Dunque, Leni andò un'altra volta col suo bravo biglietto alla biblioteca, ce n'era ancora una in funzione e la bibliotecaria, per fortuna, era una donna piuttosto anziana e abbastanza ragionevole che strappò il biglietto e prese subito Leni in disparte e le ripeté, alla lettera, quello che le aveva già detto la madre superiora quella volta che aveva chiesto con tanta insistenza di Rahel: «Ma figliuola, ha perso la testa? Chi l'ha mandata qui a chiedere questo libro?» Però Leni, sa, anche stavolta non ha mollato. La bibliotecaria dev'essersi accorta subito che non era un agente provocatore, perciò l'ha presa da parte e le ha spiegato esattamente che quel Kafka era ebreo, che tutti i suoi libri erano stati proibiti e bruciati eccetera, e certo Leni dev'essersene uscita col suo solito disarmante «E con questo?», e allora quella donna le spiegò ben bene, anche se tardi, come stavano le cose tra nazisti ed ebrei, e le mostrò - naturalmente ce l'aveva in biblioteca - lo "Stürmer"* e le spiegò tutto, e Leni, quando venne da me, era inorridita. Finalmente aveva afferrato qualcosa. Ma non mollò, s'era messa in testa di avere il suo Kafka e di leggerlo, e ci riuscì! Pensi che andò in treno a Bonn, da alcuni professori per i quali suo padre aveva lavorato e di cui sapeva che avevano delle grandi biblioteche, e infatti ne trovò uno che ormai era un nonnetto di settantacinque anni passati e se ne stava là in mezzo ai suoi libri, ormai pensionato, e sa che cosa le disse quello, alla lettera? «Ma figliuola, ha perso la testa? Kafka, nientemeno? Perché non addirittura Heine?» Però fu molto gentile con lei, si ricordò di lei e di suo padre, solo che non aveva quel libro e dovette andare da un collega e poi da un altro finché ne trovò uno con cui la fiducia era reciproca e che per di più possedeva il libro. Non fu tanto semplice, la cosa durò un giorno intero, sa, arrivò a casa nel cuore della notte e aveva il libro nella borsetta, non era una cosa tanto semplice perché non solo bisognava trovare uno che si fidasse del professore e di cui il professore potesse fidarsi, ma quello doveva fidarsi anche di Leni, e non solo doveva avere il libro ma anche cacciarlo fuori! Effettivamente ne trovarono due che lo avevano, ma il primo non volle darlo. Roba da matti, le preoccupazioni di Leni e di Boris, quando era in ballo la vita, la vita nuda e cruda. - *settimanale di propaganda nazista veementemente antisemita, edito sin dal 1923.
Heinrich Böll, Foto di gruppo con signora, (traduzione di Italo Alighiero Chiusano), Einaudi (collana Tascabili), 1972
[ Edizione originale: Gruppenbild mit Dame, Verlag Kiepenheuer & Witsch, Köln, 1971 ]