Mi spaventano le persone sicure di ciò che dicono, che parlano di politica, di economia, di letteratura imponendoti cosa occorre o non occorre fare. Mi tengo alla larga dai gestori della verità.
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Mi spaventano le persone sicure di ciò che dicono, che parlano di politica, di economia, di letteratura imponendoti cosa occorre o non occorre fare. Mi tengo alla larga dai gestori della verità.
Viviamo in uno stato di confusione permanente, in giro c'è molto chiacchiericcio e poca verità umana.
Carlo Fruttero
“Gli amici senza dubbio si muovono, seguono la loro via, si rendono ridicoli, sbagliano, perdono pezzi, spariscono per lunghi periodi; ma per me, ai miei occhi, la loro vera essenza è l’immutabilità, una sorta di persistenza naturale come di albero, di isola o di tempio greco, se vogliamo. Non è questione di lealtà, fedeltà, confidenza, affinità o altro. Stanno lì, ci sono comunque, li ritrovi anche al buio”.
Carlo Fruttero - Mutandine di chiffon
L'amante senza fissa dimora by Fruttero & Lucentini
Carlo Fruttero.
Come senza dubbio avrai già sospettato c'è di mezzo, al solito, quell'umido e irritante terzo pianeta di Sol, quello che molti dei suoi abitanti chiamano Terra. Quei maledetti bipedi chiacchieroni mi danno più da fare che di ogni altra specie nel mio settore. Abbastanza avanzati tecnologicamente da essere quasi allo Stadio 15 - viaggio interplanetario autonomo - sono ancora secoli indietro dallo Stadio 15A - amichevoli relazioni tra le civiltà galattiche. Si trovano perciò ancora allo stato di Sorveglianza Segreta, la qual cosa significa che devo tenere una squadra di circa duecento agenti sul loro pianeta, tutti racchiusi dentro goffi e scomodi travestimenti protoplasmatici, per impedire che quegli imbecilli si facciano saltare in aria da soli prima dell'arrivo del loro millennio spirituale.
William Tenn, Il doppio criminale, (traduzione di Floriana Bossi; 1ª ed.ne or.le Party of the Two Parts, 1954); tratto da: Le meraviglie dl possibile - Antologia della fantascienza, a cura di Sergio Solmi e Carlo Fruttero, Einaudi, 1966⁶ [1ª ed.ne it.na 1959], p. 186
Perché anche l’uomo più bello, più santo, più coraggioso, più intelligente del mondo, una poteva magari andarci a letto, o tirar fuori 175 milioni per comprare un suo quadro, o farsi ammazzare sulle barricate gridando il suo nome; ma se non sapeva stare a tavola, se appoggiava le posate ai lati del piatto come i remi di una barca, per esempio, be’, c’era poco da fare, lei non sarebbe mai stata capace di vederlo sul serio come un suo simile. Erano questi, i veri pregiudizi di classe. Distribuire il latifondo tra i braccianti affamati - pensò generosamente - regalare l’argenteria ai lebbrosi, gettare bottiglie molotov contro la Rolls Royce di un cugino biellese, era ben più facile che liberarsi di queste piccolezze formali, dure e insolubili come calcoli renale. E se i rivoluzionari non fossero stati sempre quei semplicioni che erano, ne avrebbero tenuto conto, nei loro processi sommari. “Non impugnava il cucchiaio come una vanga: ventisette anni in Siberia.” “Non tagliava l’omelette col coltello: fucilato.” “Non beveva il caffè col mignolo alzato: impiccato”. Lei non avrebbe avuto niente da obbiettare, a delle sentenze del genere. - Nella dichiarazione dei diritti dell’uomo, - stava dicendo Massimo, - dovrebbe esserci anche questo. - Ah. Siete arrivati alla rivoluzione? - Non stai mai attenta, quando si parla di cose serie. Siamo arrivati al diritto inalienabile di non intendersi di vini.
Fruttero & Lucentini, La donna della domenica, Arnoldo Mondadori Editore, 1972, p. 159-160
"Mi spaventano le persone sicure di ciò che dicono, che parlano di politica, di economia, di letteratura imponendoti cosa occorre o non occorre fare. Mi tengo alla larga dai gestori della verità.
Carlo Fruttero