“Noi mentiamo quanto più siamo distanti dal nostro centro. Quanto più siamo incapaci di sederci sulle vere esigenze e sulle certezze profonde che ci animano. Quindi se diventa un modo di essere cronico, mentire ci condanna all’insicurezza, al senso di colpa, al timore di essere scoperti. La bugia costante obbliga la psiche e anche il corpo a uno sforzo costante. [...] Perché chi fa della menzogna la carta vincente della propria vita, non sta alterando i fatti, sta alterando se stesso. Un se stesso con cui non vuole fare i conti; che forse disprezza e tende a mascherare in ogni istante e a qualsiasi costo. Il virtuoso della bugia tradisce un grande senso di inferiorità e se qualcosa non interviene a spezzare il meccanismo di autodifesa che la persona ha innescato, resterà sempre un insicuro, senza mai riuscire a godere veramente di ciò che vive”.
La gioia è al centro. Centrare se stessi vuol dire non raccontarsela. Conoscersi vuol dire svegliarsi. Per svegliarti non devi raccontartela. Come ripeto sempre, il primo passo per sottrarti alla melma interiore e sociale, è toglierti le maschere.













