Di chi mi ha promesso solo parole,
preferisco il suono del citofono
di chi mi è venuto a prendere senza avvisarmi.
seen from United States
seen from United States
seen from Ireland
seen from Germany

seen from United States

seen from Spain
seen from China

seen from Canada
seen from Netherlands
seen from Russia
seen from Germany

seen from Italy

seen from Italy
seen from United States
seen from Sweden
seen from France

seen from Slovakia

seen from South Africa
seen from United States

seen from Sweden
Di chi mi ha promesso solo parole,
preferisco il suono del citofono
di chi mi è venuto a prendere senza avvisarmi.
No, non siamo nella Germania o nell'Italia di 90 anni fa, in cui marchiare le abitazioni e i negozi degli ebrei era una barbara pratica quotidiana.
E non siamo nemmeno nel film "La vita è bella": non ci sono le battute di Benigni, non ci sono "cavalli ebrei" colorati di verde, non ci sono i ragni e nemmeno i Visigoti.
Siamo nell'Italia di oggi, l'Italia del 2020.
"Juden hier", "Qui c'è un ebreo", è la scritta apparsa in data odierna a Mondovì, sulla porta di casa di Aldo Rolfi, figlio della staffetta partigiana Lidia Rolfi, deportata nei campi di sterminio. Una scritta accompagnata dalla stella di David, come quelle che i nazisti utilizzavano per identificare gli ebrei.
Eccola qui, la banalità del male.
Eccolo qui, l'odio instillato giorno dopo giorno, tra le risate di alcuni e l'indifferenza di altri.
Eccolo qui, il passo che separa il citofono dalla vernice sulla porta di casa.
Questa porta, in futuro, potrebbe essere la mia, la tua, la vostra, la nostra.
E che sia un citofono o una scritta, che sia la casa di un tunisino, di un ebreo, di un nigeriano, di un oppositore politico, di un gay, di una lesbica, di una transessuale o di una persona con disabilità, scegliendo di rimanere in silenzio, oggi, quando un giorno arriverà il momento della vostra casa, non sarà rimasto nessuno a protestare.
Solleviamoci e protestiamo.
Ora.
Cathy La Torre
Lei non ti ama più. "Addio" ha detto prima di andarsene sbattendo la porta. Ora sei solo con i tuoi pensieri. " È finita" pensi. Passano 5 minuti. Senti il suono del citofono. Sorridi. Vai a rispondere. Forse ci ha ripensato. No, è Salvini che ti chiede se sei uno spacciatore.
— L’Ideota
Fallo a Gioia Tauro, tesoruccio ❤
F.Comunale on FB
“A casa mia ho messo il citofono soltanto perché speravo che suonassi tu”
- Willie Peyote
Spendete svariati euro in antifurto per la casa e poi al citofono come sentite "so io" aprite subito il portone.
C'è questa ragazza che veniva alla medie con me, che ha sempre fatto la finta amica, mi ha sempre presa in giro, mi sfruttava e mi parlava alle spalle. Un tempo ero legata a lei, le raccontai un sacco di cose personali, ero piccola avevo 12/13 anni, non capivo ancora che le persone possono essere cattive, andò a dire a mezza scuola quello che le avevo confidato. Andando a liceo iniziò a trattarmi davvero male, quando mi vedeva sull'autobus mi insultava nei modi peggiori, sia quando era da sola, sia in gruppo, quelle volte era un martirio. Iniziò a dire al fratello più piccolo e ai cugini di venire a citofonarmi quando passavano sotto casa mia e di insultarmi. A distanza di 7 anni continuano a farlo, a volte non dicono niente e scappano, a volte insultano persino mia mamma. Continuano a chiamarmi troia, cesso e cicciona. La cattiveria delle persone non ha limite.
@ituoimorsisullapelle senza te mi sento nulla❤