- Lo so ma so anche come ci si sente ad essere aggrediti, insultati, denigrati ed io non voglio che qualcuno si senta così a causa mia, non me lo perdonerei.
La "professionista" ha esperienza di anni e siccome sono anni che manda avanti certi approcci, allora va bene.
Abbiamo sempre fatto così...
L'accordo con la madre esclude l'altro genitore. Non si può sapere se c'è anche un padre da qualche parte, ma nel caso ci sia, la completa omissione la dice lunga su altro.
Il fatto che il bambino non subisca prese in giro e che gli si paventino come inevitabili, è qualcosa che ha un livello di merda tale che non mi permette di commentare.
Il conduttore di Piazza Pulita (La7) ha mostrato il video con Corsini che gli dà dell'«infame»
Era il 2011, Ignazio La Russa, allora ministro, infastidito dalle domande di Formigli, gli assesta dei calci mentre questo si trovava dietro di lui, in seguito i supporter di La Russa continuano ad insultare Formigli.
Alcune considerazioni: la destra non sopporta le domande dei giornalisti liberi; chiunque è loro contrario diventa un nemico, e contro di lui volano insulti e calci; siccome sono vigliacchi e non hanno ancora il potere saldamente nelle loro mani, per garantirsi l’impunità e la possibilità che l’altro possa reagire, spesso fanno marcia indietro.
L’ennesimo esempio lo da il “signor” Corsini, “giornalista” di destra, che siede il suo culo su una poltrona Rai, pagato con i nostri soldi, che dovrebbe fare “servizio pubblico”, mentre invece fa il “servizio” alla Meloni e al suo partito.
L'anno scorso si è presentato sul palco di Atreiu dichiarando alla platea: "Noi di FdI ..."; inutile dire che come giornalista sei poco affidabile, se devi farmi capire cosa sta succedendo da quelle parti.
Quest’uomo ha dato dell’ “Infame” a Formigli, ora questo insulto è tipico del fascismo; insieme a “pederasta” è il massimo dell’indegnità, della scelleratezza, della malvagità.
Oltre che incapace, perché i programmi Rai messi in onda da Corsini subiscono un flop dopo l’altro, l’immediata correzione dell’infame riferito al gradino e non a Formigli, denota un livello estremo di vigliaccheria, e Corsini non merita il posto che occupa indegnamente, come uomo e come professionista.
Inutile aggiungere che anche un individuo che scalcia le persone dovrebbe stare in una scuderia non al Senato.
“Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate a chi appartiene il dono?" , domandò il samurai. "A chi ha tentato di regalarlo" rispose uno dei discepoli "lo stesso vale per l'invidia, la rabbia e gli insulti" disse il maestro: quando non sono accettati continuano ad appartenere a chi li portava con sé.”
Mi ritrovo per la prima volta dopo anni a pensarti con un briciolo di affetto. Mi chiedo come sia possibile averlo conservato dopo tutto ciò che è successo. Eppure eccomi qua, mi chiedo se ti sono entrata dentro tanto quanto tu hai fatto con me. Mi chiedo se anche tu ripensi a noi, e se anche a te causa così tanto dolore. Da una parte spero di sì, che ti tremino ancora le gambe quando mi incroci come capita a me. Vorrei che quando ti parlano di me ti salga l'amaro in bocca, con lo stesso risentimento che ho io. Quella sensazione di partita non finita. Di conto in sospeso. È strano, sono anni che non parliamo eppure sento ancora la tua voce nella mia testa. Succede anche a te? Le mie parole riecheggiano nelle tue giornate?
Da me fanno un rumore assordante, tanto che torno quella di allora alcune volte. Un po' mi conforta farlo.
Sei stato passione pura sai? Come uno sport che ti dà un motivo per vivere. Finché non te lo strappa via, certo. Tanto intenso quanto terrificante. Da una parte vorrei averti fatto lo stesso male, l'ho desiderato per anni e vorrei ancora procurartene.
Ma una piccola, minuscola briciola di me spera che tu sia al sicuro da tutto questo. Spera di non essere stata tanto crudele quanto lo sei stato tu con me, perché non vorrei essere quel tipo di persona.
"Secondo me esistono tre mondi: quello con il cielo fatto di zucchero filato da cui piove cioccolato e grandinano gianduiotti, dove le case sono di pan di zenzero e i monti di marzapane, il nostro, con fiumi formati da sete di potere e detriti di bugie che hanno trasformato le foglie degli alberi in insulti, i fili d'erba in guerre e i petali di fiori in egoismo, e poi, c'è il mio mondo, dove la solitudine, il buio, sono illuminati da quelle poche anime brillanti di cui mi fido."
Gasperini mi è sempre stato antipatico, ma non avevo idea che fosse così coglione.
In pratica sostiene che il tifoso non fa un insulto razzista ad un avversario se nella propria squadra c’è qualche giocatore della stessa etnia dell’insultato.
Cioè, invece di sottolineare la contraddizione per criticare i suoi tifosi, la usa per sostenere che è solo un insulto personale e quindi da non punire.
“ Nei giochi, per la strada, quando le situazioni diventavano arroventate e pesanti si passava alle bestemmie. L'offesa piú grave era bestemmiare la madre. Poi si passava ai morti. Poi alle offese personali. Vinceva chi colpiva il segno giusto e il vinto scoppiava in pianto e se la filava a casa scornato. Vinceva chi colpiva con la bestemmia piú duramente, nel vivo, a sangue.
La madre era sempre una zoccola: "La zocch'n d' mamm't" (La zoccola di tua madre); "La cularott' d' mamm't" (La cularotta di tua madre); "Mamm't fesc' l' b'cchin' " (Tua madre fa i bocchini); "Mamm't è 'na culapert" (Tua madre è una aperta di culo); "Mamm't è 'na mbratta't" (Tua madre è una sporcacciona).
Dopo aver crocifisso la madre seppellita in un mare di offese e di sberleffi si passava ai morti: "L' muert' d' mamm't" (I morti di tua madre); "L' muert' d'attant" (I morti di tuo padre); "Mannaggia a chi t'è muert" (Maledetto a chi ti è morto); "Mocch' a chi t'è muert" (In bocca a chi ti è morto); "Mannaggia a chi t'è stramurt" (Maledetto a chi ti è stramorto). Quando un morto o due non erano sufficienti si passava alle altre generazioni: "L' muert' ca tin' fin'alla quart' generazion" (I morti che tieni fino alla quarta generazione); poi fino alla settima, poi si bestemmiavano i "500.000 vagoni d' muert' ca tin" (I 500.000 mila vagoni di morti che tieni). Dopo la madre ed i morti finalmente si passava alle offese individuali. Quella piú usata era l'offesa a sfondo sessuale: "Tu si nu ricchionazz" (Tu sei un ricchionaccio); "A te non t'alz" (A te non ti alza); "Tu si nu ricchion e ma da fè nu b'cchin" (Tu sei un ricchione e mi devi fare un bocchino).
Quando tornavi a casa, specie quando facevi molto tardi, avevi il resto dai genitori. Quando non erano botte (magari perché si facevano male alle mani e non c'erano mazze e nervi di bue in circolazione) erano le maledizioni. Specie la madre era la depositaria delle maledizioni. Secondo lei le maledizioni si avveravano immancabilmente perché lei che ci aveva messo al mondo e dato la vita, ci poteva dare anche la morte. Allora si sprecavano le maledizioni: "Ha da ies' accis" (Tu devi essere ucciso); "Mej t' port'n accis" (Mai ti portano ucciso); "Mej t' port'n sp'zzet' d' jamm' allecch allecch" (Mai ti portano spezzato di gambe a pezzi a pezzi); "T’ veng' na gocc" (Ti venga una goccia, un accidenti); "Mej scitt' u' sang" (Mai butti il sangue); "Maledett' a tè e ci t' dè a mangè" (Maledetto a te e chi ti dà a mangiare); "Maledett' a tè e du cornut' d'attant" (Maledetto a te e quel cornuto di tuo padre).
Tutte queste bestemmie si imparavano naturalmente da maestri all'altezza della situazione: da genitori, zii, nonni. Piú erano vecchi e stanchi, piú erano colorate le bestemmie. “
Tommaso Di Ciaula, Prima l'amaro e poi il dolce. Amore e altri mestieri, Feltrinelli (collana Franchi Narratori, n° 33), 1981¹; pp. 55-57.