" La notte si apriva dinanzi a loro come un deserto troppo luminoso. E non sapevano più che cosa farsene l'uno dell'altro, dopo avere con leggerezza dissipato l'esperienza essenziale che è data a un uomo e a una donna. Così decisero per quella che è la risorsa degli uomini del nostro tempo quando non sanno che cosa fare: andare al cinema. E là sedevano, e non c'era buio fondo, e nemmeno buio, semmai appena una certa penombra. E si stringevano la mano, la ragazza e il nostro amico Andreas. Ma, stringendo, la sua mano restava indifferente, e lui stesso ne soffriva: lui stesso. Così, nell'intervallo, decise di andare a bere qualcosa nell'atrio con la bella ragazza, e ci andarono e bevvero. Il cinema non lo interessava più per nulla. Con una certa oppressione tornarono all'albergo. "
Joseph Roth, La leggenda del santo bevitore e altri racconti (traduzione di Chiara Colli Staude), Adelphi (Piccola Biblioteca), 2012⁴³.
NOTA: il testo originale (Die Legende vom heiligen Trinker) fu pubblicato postumo nel 1939 da Allert de Lange Verlag di Amsterdam, casa editrice in lingua tedesca fondata dall'editore olandese Allert de Lange per pubblicare l'Exilliteratur di scrittori banditi dal Terzo Reich, attivo dal 1933 al 1940.

















