“È come avere un gran fuoco nella propria anima e nessuno viene mai a scaldarvisi, e i passanti non scorgono che un po' di fumo, in alto, fuori del camino e poi se ne vanno per la loro strada.”
Vincent Van Gogh.
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“È come avere un gran fuoco nella propria anima e nessuno viene mai a scaldarvisi, e i passanti non scorgono che un po' di fumo, in alto, fuori del camino e poi se ne vanno per la loro strada.”
Vincent Van Gogh.
Passiamo tra gli altri
come raggi di sole
attraverso le imposte di una stanza buia,
e il pulviscolo che danza
è tutto ciò che vedono di noi.
(Α. Μ.)
✍️ 👩❤️👩❤️♾️
Radici invisibili
Ti ho amata nel silenzio,
quando il tuo corpo fuggiva da sé stesso
e le parole pesavano più del pane.
Ti ho cercata nei passi leggeri del corridoio,
nei respiri trattenuti tra un singhiozzo e il sonno,
nelle notti che non finivano mai.
Ogni giudizio era un vetro sottile,
ogni consiglio un eco lontano.
Solo io sapevo il suono delle tue paure,
il tremito del cucchiaio sul tavolo,
la carezza che non osavi chiedere.
Ti ho amata stanca, senza risposte,
quando il mondo era una stanza chiusa
e la speranza un filo d’acqua nella gola.
Hai detto “è vuoto”.
E io ho capito.
Ho smesso di spiegare, ho iniziato a restare.
Ho imparato che l’amore non salva,
ma accompagna, non ripara, ma ascolta.
Ti ho vista tornare a piccoli passi,
una forchettata di vita alla volta,
un sorriso timido come un primo mattino.
Ora la luce ti veste di nuovo,
e le ombre non fanno più paura:
le porti con grazia, come parte del tuo disegno.
Ora la tua voce torna lieve,
come un’alba che non chiede permesso.
Io ti guardo fiorire, non senza ombre,
ma con la luce che hai scelto da sola.
Io ti guardo e taccio.
Perché so che sei oltre la mia paura,
oltre il mio bisogno di capire.
Ti ho amata nel dolore
e continuerò a farlo nella quiete.
L’amore, l’ho scoperto, non guarisce.
Resiste.
Trasforma.
Radica nel tempo,
invisibile …indistruttibile.
LONTANO DA VOI
Nei giorni in cui luminarie e videomapping si accendono sulle vetrine vuote del centro, alla stazione di Forlì hanno alzato una gabbia di sbarre per evitare la presenza dei senzatetto. Stretti nei loro sacchi a pelo, forse non erano 'belli' per chi ogni giorno salta sui treni in ritardo per correre a timbrare il cartellino. Li chiamano invisibili, ma invisibili per chi? Per noi privilegiati che vogliamo nasconderli e voltare gli occhi di fronte al fallimento della società capitalista. A nessuno importa di loro, basta non averli davanti mentre facciamo colazione al bar, entriamo al supermercato e aspettiamo il black friday. Ma se ci infastidiamo quando ci chiedono una moneta per perdersi in un vino scadente, forse il problema siamo noi. Scavalcati dalla nostra indifferenza, esistono ma non esistono. Eppure sono tanti, e quelli che conosco e ho conosciuto si portano dietro storie di ogni tipo. Timidi, riservati, arrabbiati, aggressivi, maleducati, romantici. Sono come noi, ma per scelta o per necessità restano invisibili perché troppo visibili. Liberi da ogni cosa, resistono ai margini di un mondo corrotto che li ha rifiutati o che hanno abbandonato. Forse ha ragione quella canzone che dice "Lavorate voi, schiavi dei soldi, che non sentite la puzza della schiavitù / Con una carrozzella spingerò i miei guai, i cartoni e la vita lontano da voi".
(foto: opera della pittrice Wally Waser)
Ieri ho passato la serata a leggere un libro che ho trovato in una piccola libreria della mia città, si chiama “Diario di un ragazzo invisibile”, iniziato e finito ieri. Una lettura semplice ma di impatto che, inutile dirlo, mi ha fatto riflettere davvero tanto su quanti bambini che si sentono invisibili io incontri nel lavoro che faccio.
Oggi avevo il turno di mattina al centro con i bambini, non ci andavo da un po’ e sono stata inondata di abbracci e di “mi sei mancata” da parte di molti di loro (inutile dire come questo mi abbia letteralmente riempito il cuore di gioia).
S., ha 10 anni e ha un riccio per ogni suo capriccio (e credetemi, ne ha davvero tanti), stamattina era arrivata da neanche dieci minuti, mi ha abbracciata forte e poi staccandosi ha esordito con un “sai, ora ho capito che voglio proprio realizzare l’incubo di mamma”, la domanda allora mi è sorta spontanea “e sarebbe?” e lei mi ha risposto tutta convinta “l’incubo di mamma? La mia felicità.”
Mi tocca sempre quanto questi bambini siano un fiume di parole quando li incontro, quanto siano costantemente alla ricerca di qualcuno da cui si sentano “visti” e “ascoltati”, qualcuno che dia un corpo a tutta quell’emotività che si tengono dentro. Spero tanto, nel mio piccolo, di farli sentire ogni volta un po’ meno “invisibili” agli occhi del mondo, ma soprattutto ai loro.
di ANNA MARIA STEFANINI- VITERBO- In un'affollatissima sala delle conferenze delle Terme dei Papi il 25 febbraio alle ore 15,30 c'è stata l
Le autorità declinano gli inviti, se e quando rispondono.
Serve Benigni che ammicca a Mattarella che omaggia la libertà che al mercato mio padre comprò.
“Nascono legami che vanno al di là del contatto fisico, della vicinanza e della vista. Percorrono strade invisibili, fino ad arrivare nella testa.Si diramano in tante viuzze chiamate: comprensione, ascolto, telepatia, empatia, appartenenza.”
— Madoka Ayukawa
e se non bastasse dirlo?
@mi-ci-devo-portare