«Io lo faccio in continuazione. Ogni giorno NON faccio mille e mille cose importantissime. Perché, tu no?»
Chiara Gamberale
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«Io lo faccio in continuazione. Ogni giorno NON faccio mille e mille cose importantissime. Perché, tu no?»
Chiara Gamberale
Meredith, io ti amo. Non lo vedi? Non lo capisci? Sei l’amore della mia vita, non posso lasciarti. Ma tu mi lasci continuamente. Te ne vai quando vuoi, torni quando vuoi; non lo fai con tutti, non lo fai con i tuoi amici, solo con me. Quindi voglio chiederti: se non vedi un futuro per noi, se non sei coinvolta, ti prego, ti prego, lasciami. Perché io non ce la faccio. Metti fine al mio dolore.
Derek shepherd (via @prendimilamanocomeieri )
Unlike demons , you’re base, you harbor a complicated malice,you lie.. You struggle desperately, knocking down others on your way. You steal and are stolen from, you make endless excuses.. And still you strive to get over the hill and far away. I suppose that’s why humans are so interesting . ———————————————————————————– Diversamente dai demoni,voi possedete un'aberrante,complessa malignità. Siete bugiardi,lottate disperatamente… e avanzate a spese degli altri. Derubate e venite derubati,giustificandovi in continuazione. Eppure puntate lontano oltre le colline. Questo rende gli esseri umani così interessanti
Sebastian Michaelis
IL CAMMINO DI SANTIAGO
IL CAMMINO DI SANTIAGO
TRAMA DEL SOGNO “Ero appena arrivata alla mia meta dopo un lungo viaggio a piedi e compiuto con passo calmo ma costante. Il paesaggio era collinare e i colori predominanti quelli dell’imbrunire o dell’alba, dunque dorato e buio, con le ombre lunghe. Era una meta anche di altri viaggiatori, camminatori, come la fine del Cammino di Santiago. Il posto di arrivo era una comunità e c’era la…
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Sanzioni Imu: si al cumulo giuridico "In tema di sanzioni amministrative per violazioni tributarie, l'istituto della continuazione, sancito dall'art. 12, comma 5, del d.lgs.
Le emozioni dentro me.
Quella sera ,aspettavo un suo messaggio,ero sicura che non mi avrebbe scritto,anche perché erano le 04:00. Paola mi lascia a casa,:'oh sorè buonanotte',scendo dalla macchina e di corsa su per le scale,non chiedetemi dove abbia preso le forze,ma non vedevo l'ora di toccare il mio letto. Apro la porta e vedo mamma sul divano:'Come è andata la serata?' :'tutto apposto,sai ho incontrato un ragazzo,amico di Paolo,si chiama Peppe' :'Certo che anche Peppe..questo qui,sembra una maledizione' :'ora ti racconto tutto,non partire prevenuta,è un ragazzo fantastico ed avevi ragione quando mi dicevi che dovevo solo aspettare che prima o poi quello giusto sarebbe arrivato.' Passai quasi tutta la notte a parlare di lui a mia madre,ero così emozionata che non avevo più salivazione. Andai a letto contenta e dopo un po mi arriva un suo messaggio,ero senza parole,perché si era ricordato di me. Lo apro e vedo il suo nickname di whatsapp con l'emotion del microfono e le note musicali. Da quel momento in poi iniziammo a parlare,parole veloci e piene di significato. Ci siamo detti tantissime cose e da subito capimmo che qualcosa in noi stava nascendo. Ci dichiarammo da subito,o meglio con quelle piccole parole,era tutto chiaro. Un nuovo giorno era arrivato ed io da tempo non vedevo l'ora di svegliarmi per accendere il telefono e vedere se qualcuno mi aveva mandato il buongiorno. Da quel momento in poi i miei risvegli erano spettacolari,con la voglia di leggere un suo messaggio. Scriveva benissimo,seppur parlandone francamente non aveva scuola,ma aveva qualcosa di più grande: un cuore. Quei messaggi sapevano d'amore,di profonde emozioni,sensazioni,mi cercava continuamente e quando non lo facevo,si incazzava davvero tanto. Ci sentivamo ogni giorno,ed il sabato progettavamo sempre di vederci,attraverso Paolo. Iniziammo ad uscire,e serata dopo serata, capii che lui era quello che volevo da tempo. Un sabato sera,uscimmo tutti insieme ed io mi sentii felice come una bambina con il suo primo giocattolo fra le mani. Mi piaceva l'idea di avere affianco qualcuno che mi proteggesse,e lui era così delicato con me,che non l'avrei mai pensato. Non fu una serata particolarmente movimentata,ma a me bastava avere lui accanto,che mi riempiva di :'sei bellissima' e quando mi stringeva la mano mi sentivo una vera donna.
Era solo il cielo di febbraio.
Sentivo qualcosa nel profondo,qualche forza misteriosa che mi impedisse di andare a ballare,quella sera. Ero stanca,la testa confusa ed i piedi fossilizzati al terreno,non avevo voglia di far nulla,solo probabilmente di starmene seduta a fissare il cielo. Paolo,più che amico un fratello,assecondò la mia scelta,anche perché neppure lui era così tanto propenso ad andare a ballare. Tra una parola e l'altra,mi disse:'che dobbiamo fare in centro? Ti va di conoscere un mio amico?'Quella frase già mi faceva tremare la bocca dello stomaco,non avevo intenzione di conoscere nessuno,preferivo ammirare le stelle e fumare una sigaretta,che poi una non era mai. Lui insistette,e così mi lasciai trasportare dal caso. Iniziò a parlare di questo ragazzo,è un personaggio,mi disse,ha la mia stessa età,scrive canzoni rapper e si fa qualche canna,ma è un problema per te? Vedi che è una brava persona. Un sorriso spontaneo si disegnò sulle mie labbra. :'Dai ti faccio ascoltare alcune delle sue canzoni,è un mito'. Play sulla prima canzone,parlava di Palermo e della gioventù,ascoltai attentamente e già il ritmo e quelle parole incastrate fra rime varie,mi risuonavano in testa. :'Complimenti per questo tuo amico..Peppe,è bravissimo!' :'Si,ha una bellissima voce,pensa che a casa sua si è creato un piccolo angolo registrazione,ama tantissimo il rap. :'Eh si vede,questo stile piace anche a me,non è da tutti assembleare così bene parole,per formare un suono impeccabile. Ci incamminiamo verso la macchina,ma prima Paolo prese il telefono e cercò in rubrica :'Peppe fratello'. Due minuti e :'oh frà,dimmi' :'niente frà sono qui con una mia amica,Federica,ti va di vederci? noi non siamo andati più a ballare' :'va bene frà vediamoci al solito posto,sono con Piero'. Piccole frasi,piccoli attimi e non so perché ma mi saliva sempre più la curiosità di scoprire chi si celava dietro quella voce. Salgo in macchina,musica a palla. Arriviamo al parcheggio,aspettiamo due minuti e vedo in lontananza due ragazzi,il ragazzo di sinistra aveva uno zaino sulle spalle,era più alto,più slanciato,mentre il ragazzo alla mia destra,era basso,e con uno stile tutto suo,stile che richiamano la canzone che attimi prima avevo ascoltato. Non avevo dubbi,era lui la voce misteriosa che si celava,ma chiesi prontamente :'chi è Peppe' e Paolo mi rispose:'quello col cappellino nero della ny. Silenzio. Ero rimasta incantata da quel ragazzo che passo dopo passo si avvicinava alla macchina,non era chissà quale ragazzo uscito da chissà quale rivista di moda,non era muscoloso e neppure 'il solito ragazzo perfetto'. Era solo un ragazzo con una tuta nera,una felpa ed un cappellino,e probabilmente era quello che mi aveva più colpito,ma non solo,si avvicinò allo sportello ed io senza neppure salutare gli dissi:'complimenti per le canzoni,Paolo mi ha fatto ascoltare la tua canzone,hai la prima fan. Di botto il suo sorriso mi catturò l'attenzione,questa fu la seconda cosa che mi colpì. Il suo sorriso così unico,così raro mi aveva catturata. Non esistono parole per descrivere come era fatto il suo sorriso,era semplice,ma in quella semplicità io c'ho visto il mondo intero. Saliti tutti in macchina,mi sentivo come se li conoscessi da tempo,o meglio conoscessi da tempo lui. :'Oh frá lo sai che anche a Fede piace cantare?' :'Davvero?' ,subentro io :'Sì,tantissimo,soprattutto in quei momenti dove non sono in forma,amo nascondermi all'interno della musica,perché mi sento protetta e meno sola. :'Fammi ascoltare qualcosa' :'Se il mio telefono si decide,ti faccio ascoltare qualcosa',prendo il telefono,apro Instagram,scorro le mie foto ed i miei video,prendo un vecchio video che feci quando ero più piccolina,la canzone che cantavo era della Pausini-Lei. Play,alzo il volume e parte la canzone. Al termine del video,il suo volto così compiaciuto mi fece capire che anche la mia voce gli era rimasta impressa dentro. :'Complimenti anche per te,hai una voce bellissima'. Il mio viso diventò del colore di un pomodoro:'grazie mille'. Erano circa le 23:30,decidemmo di andare al Castello della Zisa,ero l'unica femmina in mezzo a quattro maschi,ma poco mi importava,perché non mi sentivo affatto messa da parte,in mente mia ribadivo la mia filosofia,quella del 'si sta meglio a parlare con ragazzi,che pettegolare con le ragazze'. Il cielo su di noi era cupo,rossastro e pieno di nuvole. Il cielo non era dalla nostra parte,infatti si mise a piovere e siamo stati costretti a rifugiarci sotto un porticato all'interno del Castello. Se il cielo non era limpido e stellato,a me poco importava,non facevo caso a nulla,ma solo alla persona che era seduta affianco a me,fra una canna ed una sigaretta,si creò una nuvola con dentro un enorme :'perchè'. Perché il fato,la casualità quella sera mi ha portato proprio lì? Io che non volevo conoscere nessuno,io che mi nascondevo solo e sempre nella musica,io che dopo tutto il male preso,volevo solo restare appena nei miei più assurdi pensieri. Eppure quel perché restava lì,sospeso in aria,come da cornice. Ero seduta,lo sguardo un po perso nel vuoto,ascoltavo loro parlare del più e del meno,intanto la canna faceva sempre più effetto. Ma la cosa che più mi stupiva era come lui,il ragazzo dal sorriso abbagliante,sapeva reggere così bene l'effetto di una canna,ma se proprio devo raccontarla tutta,nessun effetto collaterale. Di così stupefacente,c'era solo e sempre il suo sorriso. Quel cappellino,gli stava proprio bene addosso,distoglievo sempre lo sguardo per scrutare ogni suo movimento,anche quello più veloce. Sentivo dentro me che qualcosa stava cambiando,sentivo brividi in tutto il corpo,e non era colpa del vento e della pioggia che sbatteva insistentemente,ma era qualcosa di più grande,mi riferisco ad un sentimento che attimo dopo attimo cresceva. Ero senza parole,perché non mi spiegavo nemmeno io,come era possibile tutto questo. :'Sai ho una cicatrice sulla schiena',non so bene quale sia stato il discorso,ma mi alzai la maglietta e gli feci vedere la cicatrice,lunga come 'la Salerno-Reggio Calabria',dicevo io. Lui era meravigliato di come non avevo provato imbarazzato nel mostrare quella cicatrice,subito parole di conforto:'Dai però adesso va tutto bene,mamma mia è lunga' ,:'eh sì,però come tutte le cose difficili,poi si superano,sono contenta che ce l'ho fatta e adesso sono più forte di prima'. L'odore di canna,e la terra bagnata faceva contrato,l'odore era così forte però anche piacevole. Anche se restavo ferma,immobile,mi bastava sapere che avevo accanto lui,che con la coda dell'occhio scrutava anche i miei movimenti. Come se il suo sguardo mi chiamava,una sorta di gioco,di sfida. E non ci sono parole precise per definire come quella sera,mi sentii cambiata,sopraffatta da mille sensazioni,percezioni e sentimenti. Come se magicamente fossi capitata in un'altra dimensione,totalmente fatale,come se ero fatta e sotto effetto di droga,volevo che quel momento non finisse mai. Ci spostammo verso "l'uomo ragno" Piero,il migliore amico di Peppe,e Paolo,scesero per andare a mangiare qualcosa,era ovvio la fame chimica aveva preso potere. Ma ancora mi sembrava strano,e quasi sorprendente come lui,non sentiva il bisogno di mangiare,due o tre cornetti. Così,entrambi restammo in macchina,io non avevo intenzione di scendere,anche perché chi voleva lasciare un sorriso del genere,tutto solo? Musica alta,io avanti,lui dietro. Come le mie solite 'figure di merda',non poteva mancare quella di staccare e non sapere come riattivare lo strereo,essendo che il mitico Paolo,aveva la macchina nuova con lo stereo touch,facevo fatica a cambiare,poichè avevo le unghie abbastanza lunghe. La sua mano,si precipitò a venire in soccorso,così ci ritrovammo due mani unite a furia di cercare di cambiare quei tasti,ancora un suo sorriso,e restavo incantata. Stereo salvato,attimi di silenzio e 'boom',partono le domande sulla mia vita. Così mi presento meglio,in un certo senso mi sfogo,e vedo che lui presta molta attenzione ad ogni mia singola parola,tengo lo sguardo basso,perché anche i suoi occhi mi rapiscono. I suoi occhi così piccoli,che parlavano da se,non c'era bisogno che lui aprisse bocca. Gli ho raccontato il mio passato,spesso un po troppo crudele,a rincorrere chi non meritava di avermi affianco. Subito mi si formano intorno all'occhio lacrime pesanti,che non riesco a lasciar andare,quindi rimangono attaccate. Sono lacrime amare. Mi fermo,ed inizia a parlare lui,ma subito mi fa una proposta:'mi hai fatto ascoltare come canti,e volevo farti sapere che Piero mi aiuta con le basi rap e poi io canto,volevo chiederti se ti andava qualche volta,di collaborare con me e fare una canzone insieme.' Per un attimo,non sentivo più le voci provenire da fuori il finestrino,tutto si era fermato,ero incredula ed un sorriso a 360° si forma sul mio volto. :'Certo che accetto,per me sarebbe un sogno'. Ci scambiammo i numeri di telefono. Successivamente,mi racconta in 10 minuti,tutta la sua vita e vidi immediatamente quanta fiducia mi avesse dato,sebbene mi conoscesse da solo due ore. Rimasi,incredibilmente sorpresa di come un razzo di 23 anni,aveva preso in mano così la vita,quando con lui la vita era stata così crudele. Mi veniva i stringerlo forte,ma non volevo passare per pazza,così mi limitai ad ascoltare per come aveva fatto lui. La sua forza,non poteva competere con niente e nessuno,nemmeno la più grande alta marea poteva stenderlo al tappeto. Questo mi rimane ancor più dentro,del suo sorriso. Ad ogni movimento che faceva,mi sentivo già parte di lui,avevo tanta voglia di conoscerlo e di non lasciarlo andare,purtroppo era già tardi,ma il destino,volle affidarmi ancora piu tempo. Decidemmo di andare al New Paradise,vicino,casa sua,anche qui in macchina,ma stavolta eravamo tutti e quattro. Altre canna,altra corsa. Lui non aveva neppure un occhio rosso,li aveva perfetti come quando lo vidi ore prima. I suoi occhi erano chiari per certi versi,ma col buio non riuscivo a definirli,ma percepivo che erano abbastanza profondi,come la sua vita. Era già tardi,per cui Paolo mi da un'occhiata e mi dice di andare,dentro di me stavo per odiarlo,volevo proprio che quel momento non avesse una fine,stavo bene anche se non c'era stato nulla,ma già al solo pensiero di aver parlato con lui,dentro me sentivo che qualcosa gli avevo lasciato. Scendiamo dalla macchina,una sorta di imbarazzo si era creato,poiché non sapevamo come concludere quella serata. Avevo voglia di stringerlo a me,ma quella sera si concluse con un bacio al volo,in guancia. Se ne andò con quel fare di chi custodiva dentro se qualcosa che doveva tirare fuori,si gira improvvisamente e va via,insieme a Piero. In quel preciso istante,stavo correndo verso lui,ma mi sono fermata in tempo,ho pensato che non sarebbe stato normale,così ancora mi affidai al destino. Salgo in macchina,Paolo che mi conosce da tempo mi disse:'sei strana sore,che ti succede',ed io:'questo ragazzo mi ha colpito tantissimo',e lui:'si vede ,non fai altro che ridere' :'gli ho dato il mio numero spero che si faccia sentire,anche se non ci spero'. Quella sera finì così,rimasi in bilico,incollata nei miei pensieri,con la speranza di trovare un suo messaggio. " E quando senti il cuore battere,non fai più caso alla vita di sempre,non fai più caso alla casualità,alla quotidianità"
Mai vi furono parole più sante di queste!
“È vero che stupidità e bassezza continuano a esistere; ma non è un buon pretesto per affrettarsi a decretare lo scacco della filosofia, giacché, se non fosse per quel po’ di filosofia che in ogni epoca ha impedito loro di spingersi sin dove volevano e di diventare stupide e basse al massimo grado, esse avrebbero oggi proporzioni ancora maggiori.”
[ Gilles Deleuze, Nietzsche e la filosofia (1962) ]