THEYRE T4T YOUR HONOUR.
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mags mags mags (and grimora)
A favorite person's turn away from an opponent or rival is a rite that will help you get your loved one back. I've been doing this work for over 20 years. My experience allows me to do the work efficiently and in a short time. But you shouldn't think it can be done in a couple of days. The minimum period in my practice was three weeks after the application, as a rule, the average final return of a person takes from 6 weeks from the date of start of work. #readinglive #readinglovers #extraparanormal #paranormallive #deathspell #moneyspell #powerspell #successspell #sicknessspell #pregnancyspell #marriagespell #jobspell #protectionspell #courtcasespell #loveproblemspecialist #loveproblemsolutinspecialist #relationshipproblem #relationshipproblems #relationshiprecovery #spellcaster (at 5 th Ave N Y C) https://www.instagram.com/p/CLwPpWXgpSA/?igshid=b2xb3gehnb6u
È difficile assistere di persona e in modo consapevole a un cambiamento stilistico. È facile analizzarlo anni dopo che il fenomeno si è manifestato e che ha dato vita a decine e decine di proseliti e/o emuli; ciò che non è facile è tornare indietro nel tempo, cercare di esaminare la scena black metal di dieci anni fa, circoscriverla, vedere e capire quali erano le costanti e le variabili, ipotizzare il perché di certi cambiamenti. Negli anni che sono andati dal 2002 al 2005 il black metal (ed il suo mondo) viveva un periodo alquanto anomalo. Non si può parlare del periodo più "puro", quando per comprare un album dovevi aspettare due mesi il tuo negoziante di fiducia; ma non si può neanche fare un paragone con gli anni che stiamo vivendo ora, in cui il black metal è venduto un po' dappertutto (eBay, Discogs, migliaia di online-shop e migliaia di label anche non necessariamente specializzate in metal estremo). In questo fantomatico limbo stava nascendo il vero e proprio "culto" del vinile: non tanto la passione per esso, quanto proprio il suo significato etimologico di "opera che ha superato il livello del successo per arrivare a quello di nota icona sociale; oggetto che, pur non avendo un grande successo popolare, ha un pubblico ridotto ma comunque straordinariamente affezionato". Non c'erano la Back On Black e la Pirates Press che abbattevano i costi della produzione vinilica o stampavano copie a iosa, quindi i pochi esemplari analogici che uscivano erano prodotti da piccole label all'epoca misconosciute (Total Holocaust Records, Northern Heritage, End All Life, Selbstmord etc). Volendo, chi era fan di queste case discografiche poteva accaparrarsi le limitatissime edizioni viniliche ma doveva ancora agire "alla vecchia", cioè spedire i soldi all'interno di una lettera o di un pacchetto (quante volte ho mandato 100 euro all'interno di un demo, infarcito di flyer promozionali!) per "prenotare" l'acquisto. Insomma: c'era internet e c'era la reperibilità immediata di informazioni, ma l'ingranaggio della compravendita non era ben oliato come oggi. In questa meravigliosa via di mezzo le band più underground suonavano un black metal che tentava di unire i Darkthrone a qualcosa di più nichilista ma groove (erano appena usciti i Craft e gli Tsjuder), altri puntavano sul "depressive" (stava nascendo la stupefacente cometa Shining), la Northern Heritage era la label tenuta più sott'occhio (anche grazie alle sue fanzine porno-BDSM-amatoriale) ma il suo roster tendeva ad assomigliarsi un po’ tutto. Eppure già si parlava dei Deathspell Omega, un po' perché avevano fatto uno split con la band del capomastro finnico (i Clandestine Blaze), un po' perché avevano diviso un disco con un'altra cult-band (i Mütiilation). Ma le tracce dei Deathspell Omega, per quanto perfettamente inquadrate nello stile dell'epoca, non emanavano nulla di più di quello che si poteva carpire da altre formazioni. C'erano delle buonissime partiture di chitarra, molto melodiche e con interessanti arpeggi distorti che però venivano affossate dai continui blast-beat, dalla produzione lo-fi e dalle atmosfere psudo-belliche. Cosa sia successo tra il 2002 ed il 2004 rimane un mistero. Cosa possa esser nato nella mente di Hasjarl e di Mikko - grazie al loro matrimonio artistico - è un dilemma, visto che presi separatamente si dedicavano più o meno lo stesso stile musicale. Eppure il cambiamento c'è stato e pure grosso. I Deathspell Omega, con la fondazione della propria label (Norma Evangelium Diaboli) stanno per riscrivere definitivamente il concetto di black metal. Prendono i Mayhem (la storia), le simbologie sataniste (le icone) e fanno un lavoro ragionato su questi elementi. Basta con le approssimazioni che si concludono con qualche riff atmosferico per poi finire nei classici cliché dell'epoca; basta coi soliti pentacoli e croci rovesciate. Con Si Monumentum Requires, Circumspice si crea un nuovo teorema: quello del "satanismo medievale" (come lo chiamava Dead) e il lavoro di ricerca si muove sui tantissimi testi che la storia ci ha lasciato (la Bibbia, le Confessioni, la Commedia) sulle tantissime opere d'arte dove il maligno figurava (gli innumerevoli dipinti medievali, le sculture nelle chiese e nelle cattedrali). Il risultato è straordinariamente sconvolgente: solo “First Prayer” parrebbe essere la chiave che separa il vecchio black metal dal nuovo. La produzione è cristallina ma conserva tutta la rozzezza che ne concerne, i sample dei cori creano perfettamente l'atmosfera e gli effetti delle chitarre contribuiscono alla trascendenza spirituale. Il distico “Sola Fide” inquadra perfettamente i Deathspell Omega nella loro nuova dimensione; le chitarre hanno finalmente il loro risalto, i suoni sono perfettamente calibrati, i continui blast-beat sono stati sostituiti da una maggiore attenzione alla creazione delle strutture; le rullate sui tamburi martellano i timpani infernali che manifestano le sulfuree apparizioni; ogni volta che il plettro scorre lungo tutte e sei le corde l'ascoltatore subisce un graffio lungo la spina dorsale. Anche le strutture dei brani subiscono una radicale trasformazione: la metrica è scomposta e sconvolta, le parti dei brani a volte si ripetono, altre volte sono destinate a non ricomparire. E' quasi surreale parlare di disgregazione e di smembramento per quanto riguarda questo album, soprattutto se, al giorno d'oggi, si guarda anche la futura discografia dei Deathspell Omega e i livelli di astrattismo matematico alla quale sono arrivati; eppure confrontando Si Monumentum Requires, Circumspice con i precedenti lavori non si può non parlare di una dilatazione nel songwriting e di un'astrazione compositiva. “Second Prayer” riprende gli stili dell'intro: gli arpeggi richiamano “Freezing Moon” ma non c'è più niente di così cronico e tangibile, tutto è a suo modo astratto e inconsistente, le chitarre diventano due e poi tre, i delay le fanno rimbalzare da un canale all'altro e creano dei suoni snervanti, come il suono dell'aulòs, tormentando l'ascoltatore, come la puntura di uno scorpione. "Questo scorpione emette un pessimo suono di ali, esattamente voce di ali (vox alarum), ma dovrebbe di regola verificarsi anche un suono più melodico nel momento esatto in cui morde"* SMR,C va necessariamente posto come conseguenza a Draco Sit Mihi Dux degli Ondskapt (uscito l'anno prima). Se il capolavoro svedese riprendeva anch'esso il concetto del De Mysteriis Dom Sathanas, lo portava in una dimensione tipicamente medievale, con tutte le sue"terribilia", tutto il suo macrocosmo di esseri fagocitanti di male e di peccati. In Draco l'ascoltatore è il semplice fedele analfabeta, spaventato dalle caricaturali rappresentazioni sanguinarie negli affreschi delle campate delle cattedrali medievali. In SMR,C il fruitore è un colto analizzatore che prende e riprende il concetto del medioevo e lo riplasma secondo il suo status contemporaneo. Quel caos tormentoso eppure melodico riappare costantemente (“Hétoïmasia”) laddove la chitarra principale tesse una melodia portante, che oscilla costantemente sulla linea dell'armonia mentre una seconda chitarra traspare sullo sfondo, componendo sonorità affini ma sempre leggermente dissonanti e in un tempo quasi a sé stante; essa crea il caos, il tormento cacofonico, la bellezza dell'impuro. I salmi e le omelie di Mikko sono costantemente filtrate ma non distolgono il focus dalla musica, lui è il predicatore ma deve solo indicare la strada costruita dalla strumentazione; infatti le sue litanie scompaiono quasi in “Third Prayer” mentre gli arpeggi si fanno sempre più maligni e reiteranti. Il disastro continua con la title-track, i riff si fanno sempre più slegati ma mantengono costantemente una certa viscosità, i tamburi spezzano lo scorrere della traccia mentre gli arpeggi saturano la preghiera del Maligno. Con la catarsi musicale si sciolgono la rabbia e la solitudine, l'esclusione e la saturazione spirituale.
"Nelle musiche delle apocalissi viene evocata, infatti, simulandola con boati, ogni fantasia di orrore futuro, che così viene evocata in un concerto di efficace esorcismo, agitando solo i suoni della fine, non la fine; così durante i riti, sentendo musiche ci compiaciamo del male che esse ci farebbero se le sentissimo realmente".* Le fantasie orrorifiche si vaporizzano violente, vengono evocate dal messia Mikko in Jubilate Deo: "Innocenza sacrificata e paradiso negato. L'iniquità divina (senza pentimento) sulla razza umana. Violentata nell'anima, auto-fagocitante e svuotata dello sguardo divino. Trasgressione coercitiva, Redenzione che non sarà mai trovata". Verso la fine della lunghissima Via Crucis (un'ora e diciassette minuti di esorcismo) le cadenzate e melodiche linee di “Carnal Malefactor“ conducono il fruitore verso la mancata salvezza; tutto è invertito nell'ordine dei Deathspell Omega: visioni mistiche, la gioia del martirizzante dolore, l'estasi divina. In questo lunghissimo brano sembra di sentir squillare le trombe di Gerusalemme, fiamme e fulmini solcano le pietre della Città Celeste, un tripudio disarmonico di sonorità strappa dalla terra questa visione, per portarla giù nella voragine infernale, accompagnata da una lunga litania di canti corali. Solo dopo “Drink the Devil's Blood“ si arriva alla strumentale conclusiva, l'outro che corona questo pesantissimo monolite. Dopo tanto chiasso e strepitosa agonia, che parevano senza orizzonti, calerà dal cielo la visione della fine, mastodontica, dilaniata dalle scosse e dalle sonorità abortite di “Malign Paradigm”. Un capolavoro senza tempo che dovrà solo andare incontro alla non facile assimilazione e alla non corta durata. In questa lunga e ardua impresa però, siamo di fronte alla riscrittura del black metal. *Gianni Garrera – “Apocalisse di Giovanni”
God of terror, very low dost thou bring us, very low hast thou brought us. A sensation of everlasting rot and those frantic wails, no, it is not a fall into the abyss, the defiance of descent, a coronation beyond liberty and slavery; the cry of woe and deliverance exudes a flame, evasive as sound and ether: an instant of collusion with death, without hope nor prospect, yet it is a world below and above and in all eternity, a gift of fever, the wind of death that sustains the life in me, yes, the lightness of hovering in permanent anguish; I dared to borrow those words, to articulate them and to savour their turpitude, as I beheld the shrine of mad laughter.
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