E su questo non ci piove.
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E su questo non ci piove.
Sotto questo post ho lasciato un commento facendo notare alla persona che lo aveva condiviso che esiste anche la Morte Seconda.
Non scrivo mai riflessioni lunghe sotto i post degli altri, ma ho voluto richiamare l'attenzione su ciò che oltretutto nessuno si inventa.
Il problema dei buonisti però è che detestano uscire dalle loro frottole ovattate e ri-conoscere che ci sono dinamiche un po' diverse rispetto alle cavolate con cui si sentono colmi di consapevolezza. Affrontare una sofferenza, per quanto possa essere concettuale (ancora per un po'), è qualcosa da cui rifuggono come fosse lava incandescente.
Ciò gli crea molti più danni, ma non è per questo che scrivo.
Il mio commento non è stato pubblicato, quello degli altri zombi ovviamente sì.
Tutti vorremmo restare sotto una protettiva campana di vetro, ma non è con le cavolate che si evolve. Né prendendosi per i fondelli e portando gli altri a credere lo stesso.
Non è facile, non è piacevole, non è dovuto che una persona lo approvi, ma non è nemmeno ammissibile che si creino flotte di inetti convinti di avere per sempre una seconda possibilità.
Soprattutto non in questa epoca.
A un certo punto non puoi fare altrimenti. L’unica strada per chiamare Vita ciò che vivi, è diventare chi sei.
Chiarito questo, il passaggio è praticamente naturale. La strada ti trova, ti bussa, ti ostacola se la perdi di vista, diventa un chiodo fisso. Questa è la sola via per non restare nei vincoli di proprietari, padroni, lavori di sudditanza.
E per manifestare ciò che sei devi intanto scoprire tutto quello che NON sei.
Sbagliato.
Hanno impiegato l'Umanità, nella sua intera storia.
Chi ha la percezione che tutto questo sta accadendo perché gli ultimi due anni è andato storto qualcosa, non sta considerando la più basica delle leggi di questo piano (terrestre):
Causa-Effetto.
Pensare che le conseguenze siano imputabili agli ultimi 18 mesi vuol dire credere che un bambino nasca senza che l’ovulo venga fecondato.
Eccola qui, la scalata del successo in tutta la sua illusione.
Opera di Nikola Miljkovic.
Il corpo di gloria di un individuo non ha niente a che fare col suo livello di studio, titolo professionale o successo sociale.
La connessione che le persone hanno con l’anima è del tutto scollegata dalle loro capacità neurali.
Ciò vuol dire che puoi essere il re del mondo e avere la coscienza di uno smartphone, puoi essere uno zingaro e avere espanso il tuo Sé.
Gli zombi ovviamente amano le apparenze, i soldi e i follower. Sappiate solo che le anime degli show se ne fregano.
Commentano sotto vignette del genere fiere e allegre di essere “stronze”. Lo prendono come una buona dote caratteriale, di norma associata al “non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno”.
Per loro è un auto complimentarsi.
Se pensi che io sia una stronza, vuol dire che sono tosta, che ho le @@, che potrei essere pericolosa.
É importante che dall’altra parte arrivi il concetto chiaro del “con me non si scherza” (concetto ovviamente fasullo, ma che non si sa per quale motivo debba essere pubblicizzato al grande pubblico).
Cioè, se tu ti dipingi come una stronza e te ne vanti pure, non vedo perché qualcuno dovrebbe anche solo parlarti.
Care donne, anzi, care “stronze”, siete un po’ come i bambini che vogliono essere abbracciati, ma l’ego del femminile frustrato che custodiscono dentro gli impedisce di chiedere un abbraccio. Adottate continuamente questa maschera di personalità tronfia e ribelle, mentre la natura del femminile è di tutt’altra pasta. Molto più ingegneristica di quanto a occhio e croce siete in grado di sopportare.
Tuttavia, io non scrivo per sindacare sul vostro diritto di sentirvi in questo stato, io scrivo certe cose perché non vi rendete conto di quello che esce dalle vostre bocche. Di quali aggettivi usate, con quali appellativi vi definite.
Ignorate che le parole hanno un peso. Che le parole manifestano, mettono in moto intenzioni e condizioni. Che muovono popoli interi, motivano e distruggono. Ignorate che il vostro inconscio assorbe e ascolta tutto quello che vi raccontate.
Per cui vi date delle merde e siete contente di darvi delle merde. Rafforzate l’emozione condividendola con altre che a loro volta si danno delle merde. Pensate sia una buona cosa, lo scrivete più volte con quel tipo di orgoglio cieco e malnutrito.
Cosa attira la merda? Perché vi piace tanto definirvi sterco? Che profumo ha la vostra pelle? Quale sensazione produce l’idea di essere contenitori di letame?
Ci pensate mai a questo? Può amare una merda? E cosa riceve se è già solo rifiuto?
Come sempre vale anche per gli uomini.
No scusate, ma ve ne rendete conto che se avesse avuto davvero il tasso di mortalità dichiarato e fosse stato realmente così infettivo e pericoloso a quest’ora saremmo già morti tutti, vero?