Goffredo Fofi: Il fare conta quanto il pensare, e un pensiero che non sí fa azione, carne, corpo, storia, non vale niente, ne sono convinto. Nella tradizione politica della sinistra italiana, questo era evidente, era ovvio. Dobbiamo esprimere e tentare un pensiero e una ricerca che hanno bisogno dell'azione, che non hanno valore se non si fanno azione, se non cercano una nuova realtà, una nuova società, nuovi equilibri, e per farlo non possono che disobbedire... Dovremmo predicare costantemente la disobbedienza civile come il modo centrale, fondamentale di intendere la politica e oggi di farla, ma... nessuno ne vuol sentire, né gli intellettuali (e intendo i laureati in genere, i diplomati) né gli "operatori sociali", così divisi tra loro che non pensano neanche alla possibilità che, essendo in tanti, potrebbero cambiare tante cose, se solo si mettessero insieme, si coordinassero.
Letizia Battaglia: A che tipo di disobbedienza pensi?
Goffredo Fofi: Prendiamo Gandhi, ammazzato settant'anni fa, che ha praticato e teorizzato la disobbedienza civile come la forma politica della liberazione del suo popolo dal colonialismo. Cinquant'anni fa hanno ammazzato Martin Luther King perché praticava la disobbedienza civile; se avesse scritto solo libri e fatto solo prediche non avrebbe rotto le scatole a nessuno e lo avrebbero premiato e riverito... Quando organizzi le masse, quando ti rifiuti di accettare che ci siano i cessi per i bianchi e quelli per i neri, è allora che dai fastidio, quando il pensiero diventa azione.
Volare alto volare basso.
Conversazioni, ricordi e invettive













