Alexander Langer
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Alexander Langer
“ A un viaggiatore di passaggio, questo 3 ottobre a Bolzano o in mezzo alle Dolomiti deve sembrare solo una bellissima giornata di questo incredibile e limpido autunno. Ma per chi ci vive, può essere una data fatidica: oggi, infatti, è l’ultimo giorno utile per «pentirsi» concesso a coloro che nel 1981 si sono sottratti alla schedatura etnica connessa, localmente, al censimento generale della popolazione. 5.000 apolidi etnici, che hanno rifiutato di schierarsi con il gruppo tedesco o italiano o ladino, perché non vogliono o non possono riconoscersi in alcuna delle tre gabbie etniche predisposte, come qui vengono polemicamente chiamate, devono entro oggi decidere se essere banditi da ogni carica pubblica, alloggio popolare, esame di bilinguismo e beneficio sociale, o se sottomettersi ad una ferrea costrizione che in provincia di Bolzano per legge dello stato italiano pretende di affibbiare la sua tessera etnica ad ognuno, pena l’esclusione dalla vita sociale regolamentata. Per chi oggi non «si dichiara», il primo treno utile – ribadiscono alla Provincia Autonoma – passerà nel 1991 quando si prevede di effettuare il prossimo censimento etnico ed i renitenti potranno, se credono, cambiare idea. E gruppo linguistico. Non sono stati molti finora, a pentirsi: la Provincia parla di 290 recuperati alla fede italiana e di 260 battezzati nel rito tedesco, ma è possibile che le numerose ed autorevoli minacce contro gli «obiettori etnici» sortiscano i loro effetti su parecchi. Anche perché il «certificato di appartenenza al gruppo linguistico» come burocraticamente si chiama (sigla: certificato DAGL-SGZE), è diventato davvero la tessera del pane in Alto Adige, senza la quale si finisce nella marginalità, a meno di non essere indipendenti da ogni istituzione, certificato e credito. “
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Brano tratto dall’articolo Glockenkarkopf vuol dire Vetta d’Italia?, pubblicato su «Reporter», 3 ottobre 1985, quindi raccolto in:
Alexander Langer, Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, a cura di Edi Rabini e Adriano Sofri, introduzione di Goffredo Fofi, Sellerio editore, Palermo, 1996.
Nel documentario ci sono anche diverse interviste in italiano.
„Die Lasten sind mir zu schwer geworden, ich derpack's einfach nimmer. Bitte verzeiht mir alle – auch die Art des Weggehens (...) Seid nicht traurig, macht weiter, was gut war“...
"I carichi sono troppo pesanti, non ce la faccio piú. Perdonatemi tutti - anche il modo della mia partenza (...) Non siate tristi, continuate con quello che era buono"...
Alexander Langer
Damals waren wir jung und Alexander ein großes Vorbild. Wir wollten die Welt verändern mit unseren Taten. Vielleicht hat sich ja auch etwas verändert....im Kleinen sicherlich, auch in Südtirol.
Eravamo giovani e Alexander un grande esempio. Volevamo cambiare il mondo. Forse qualcosa ė cambiato...nel piccolo sicuramente, anche in Sudtirolo.
PIÙ LENTAMENTE, PIÙ PROFONDAMENTE, PIÙ DOLCEMENTE
"Finora si è agito all'insegna del motto olimpico citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte), che meglio di ogni altra sottesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione non sono la nobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana ed onnipervadente. Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in lentius, profondius, suavius (più lento, più profondo, più dolce), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso"
-Alexander Langer-
Alexander Langer
Alexander Langer
Più lenti, più profondi, più dolci.
Langsamer, tiefer, sanfter.
Alexander Langer
Non abbiate fretta
Non abbiate fretta.Perché la dolcezza non è resa, ma resistenza.La lentezza non è pigrizia, ma profondità.E la profondità è rivoluzionaria. E se vi chiedono da che parte state, dalla parte dell’umano. Alexander Langerscrittore, giornalista, pacifista
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