Torno dalla pausa pranzo con la fredda consapevolezza di essere parte di una massa di varia umanità inconsciamente votata al grottesco e, per fortuna, ad una fine imminente.


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Torno dalla pausa pranzo con la fredda consapevolezza di essere parte di una massa di varia umanità inconsciamente votata al grottesco e, per fortuna, ad una fine imminente.
Holland è un thriller psicologico del 2025 diretto da Mimi Cave e interpretato da Nicole Kidman, Matthew Macfadyen e Gael García Bernal.
Nancy Vandergroot, insegnante e casalinga, la cui vita da cartolina con il marito e il figlio, pilastro della comunità, nella Holland piena di tulipani, nel Michigan, si trasforma in una storia contorta: Nancy e il suo collega iniziano a sospettare di un segreto, solo per scoprire che niente nelle loro vite è come sembra.
Il film è un misto di noir, grottesco e satira camp.
La cittadina di Holland è rappresentata come un idillio americano che nasconde segreti oscuri, un tema comune in film come American Beauty e Don't Worry Darling ed esplora in modo fugace temi come bigottismo e razzismo.
C'ho provato bustina di zucchero C'HO PROVATO. Due volte .... e sono stata investita. DUE VOLTE !!
Cosa si intende per famiglia disfunzionale.
"Genitore" è una parola che proviene da "generare": ovvero "mettere al mondo". La parola corretta è tutore/educatore. Chiunque può essere genitore, se fecondo ("generare"), ma essere educatori è cosa diversa: significa sapere cosa sia la crescita di un figlio (proprio o adottato).
Una famiglia disfunzionale è un ambiente dove i figli non vengono cresciuti secondo le loro propensioni; i genitori hanno molti pregiudizi, che trasferiscono ai figli. I figli, in questo modo, non sono in grado di affrontare la vita con serenità e maturità, e sono asociali.
Viviamo in un Paese a maggioranza cattolica (religione razzista, misogina, maschilista, omofoba): nascere e crescere in una famiglia disfunzionale è la prassi; è ciò che la maggior parte di noi subisce. Alcuni di noi lo capiscono; altri, hanno bisogno di un supporto.
Capita anche alla persona più intelligente di "perdersi": di annegare nei bicchieri d'acqua; non è dandogli del deficiente, dell'imbecille, che lo aiutiamo a tirare fuori il meglio di se stesso.
Se il periodo "deficiente" va avanti da anni, su un social si vede (purtroppo).
Trovare un filmato grottesco è molto diverso che esprimere dissenso verso un soggetto, poiché omofobi. Quel dissenso è disprezzo per una persona che non fa del male a nessuno; disprezzo gratuito che fa rilevare che chi disprezza non ha una vita che lo soddisfi, e per questo odia.
Possiamo anche trovare grottesco un filmato, ma non va mai dimenticato che se non è finzione (cinema), allora stiamo parlando di persone che non recitano. Se quelle persone non fanno del male a nessuno, non vi è motivo logico per criticarle - se non che si è intimamente infelici.
Archetipi
Io credo che oggi come sempre l’umanità tutta possa essere divisa in due grandi categorie: la gente che sa stare al mondo e la gente che non sa stare al mondo.
Dalla mie parti, quando si vuole fare un complimento a qualcuno che sa stare al mondo, si afferma con ironica franchezza, rivolgendosi ad un terzo interlocutore (talvolta solo immaginario): “Quistu te ‘mpara a campà!”. Questo signore, cioè, “ti insegna come si vive”.
Visto che questa summa divisio non riguarda una particolare categoria di persone, che so io, magari solo gli agenti Tecnocasa di Vetralla, oppure i tesserati ARCI di Cupramontana, interessando invece l’umanità intera, va da sé che la nobile arte del saper stare al mondo possa trovare innumerevoli vie per manifestarsi innanzi ai nostri occhi.
Ritengo interessante, quindi, isolare e descrivere qualche archetipo di “bencampante”.
I° ARCHETIPO
Trentaquattro anni. Un metro e ottantadue centimetri. Fisicato ma senza ossessione, palestra tre volte a settimana, blando riscaldamento sul tapis roulant (10/15 minuti massimo alternando camminata veloce e corsetta), giretto di walzer in sala pesi, poca roba a corpo libero e molti macchinari a movimento controllato, tutto rigorosamente a carichi bassi, descrivendo movimenti lenti “così sento il muscolo che lavora”. Per allenarsi utilizza le schede gratuite e generiche messe a disposizione dal proprietario della palestra, con nomi del tipo “Scheda Uomo 1”, “Scheda Uomo 2”, “Scheda Uomo 3 (avanzato)”; “Scheda definizione”; “Scheda massa”. La sua voluttuosa danza si chiude con una decina di minuti di addominali, secondo il disciplinare dettato dalla altrettanto gratuita e generica “Scheda Addome 1”. Durante la sessione c’è il tempo per un caffettino senza zucchero alla macchinetta, un fugace scambio di battute con una generica Jessica Palestra (salvata così tra i suoi contatti), un paio di scatti fotografici allo specchio collocato dietro la rastrelliera dei manubri. Nelle orecchie le Airpod ripropongono ciclicamente brani dei Coldplay, non quelli del periodo “buono” (se mai ce n’è stato uno).
Se una volta, per ragioni contingenti, la sessione in palestra salta, nessun problema.
Se per diverse ma altrettanto inesorabili ragioni contingenti salta anche la sessione successiva, nessun problema.
Se una volta uscito dalla palestra, dopo la terza sessione settimanale, l’unica che è riuscito a portare a termine quella settimana, un’apocalisse zombie stesse devastando la città riducendo a una poltiglia di carne tremula gli esseri umani attorno a lui, nessun problema.
Sempre profumato di una fragranza freschissima e balsamica, pantalone attillato sulla scala del beige, scarpa di pelle nera del tipo senza laccio - alla moda di adesso - con calzino a scomparsa, camicia bianca, gilet in fresco lana con bottoni, sul quale è descritta una fantasia Principe di Galles che gioca confusamente tra rosso, verde e blù, giacca informale e “divertente” (così gliel’ha raccontata e poi venduta il commesso) contenente una trascurabile percentuale di elastan.
Percorso accademico senza sussulti. Scuola materna dalle suore, poi le elementari pubbliche, vagamente traumatiche all’inizio (trauma superato dopo affiancamento materno nei primi giorni) ma delle quali conserva ancora indelebile il ricordo prezioso della Maestra Anita, morta, un paio di anni fa, a causa di un sarcoma metastatico al polmone sinistro (fumava, ndr). Quindi le medie, delle quali non gli è rimasto nulla, fattore questo che accomuna tutti i bencampanti. Infine l’Istituto Tecnico Commerciale Indirizzo Turistico, nel contesto del quale, senza venire mai rimandato a settembre, passa gli anni più belli della sua vita, scoprendo il sesso - senza trauma alcuno - all’età di quindici anni. Né buono né cattivo, né amico fidato né infido traditore, né tenero amante né cinico tombeur-de-femmes, questo ragazzo cresce inspiegabilmente circondato da mille persone positive, godendo della stima incondizionata della famiglia che, dai 17 anni in poi, affermerà di vederlo “più come un amico che come un figlio”, tanta è la fiducia che in esso viene riposta.
Fa un lavoro normale. Non è particolarmente ambizioso ma guadagna abbastanza da non essere diventato uno di quegli adulti frustrati che scagliano anatemi contro il governo. Non ha fatto l’Università. Sentiva l’esigenza di affrancarsi dalla famiglia, di avere uno stipendio “suo”, una casa “sua”, una macchina “sua”. Il senso del possesso che, ce lo ricordiamo, fu pre-alessandrino, lo porta dapprima a diventare un agente assicurativo a provvigione. Limitatamente a quel periodo torna ad avere ricordi molto lucidi delle scuole medie, tanto da riuscire a contattare tutti i suoi ex compagni di classe al fine di rifirargli dei piani di accumulo attraverso la tecnica di vendita nota ai più come “Ciao bomber quanto tempo come va mi farebbe piacere se ci beccassimo per un caffè devo raccontarti un sacco di cose e mi piacerebbe parlarti di una cosa in particolare che mi sta letteralmente cambiando la vita”. Sono stato contattato anche io. Sono andato a prendere il caffè avendo perfettamente chiaro che avrei sottoscritto un piano di accumulo UnipolSai, nonostante una parte di me sperava avremmo parlato degli anni delle medie che, personalmente, ritengo essere stati i più belli della mia vita.
Oggi è un agente di commercio Lavazza con esclusiva sul Centro-Nord e parte dell’Abruzzo (solo Teramo e provincia). Guida una Mercedes CLA 1800 che tra poco cambierà, in quanto rimpiange la Volvo XC60, sicuramente meno briosa ma che, afferma, “era un salotto”.
Tre volte a settimana si reca a ridosso di un cavalcavia dove, sempre sotto lo stesso pilone, acquista una consistente dose di eroina, che si spara in vena non appena rientra in macchina.
II° ARCHETIPO
Alcuni padri di famiglia nati a cavallo tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta appaiono ai miei occhi come quanto di più vicino vi sia al divino.
Come potrete agevolmente dedurre, essi hanno oggi un’età che si aggira tra i quarantasette e i cinquantaquattro anni. Già solo questo fattore, fattuale quanto generico, non è assolutamente secondario, in quanto è incontestabile che gli uomini, a questa età, raggiungono il punto più alto del proprio percorso di vita.
Pertanto, sempre che un tumore alla prostata non li abbia prematuramente resi impotenti, essi rientrano a pieno titolo nella categoria dei bencampanti.
I fattori che rendono possibile questo strano sortilegio - nella stessa fase della vita in cui le donne meditano con estrema lucidità di togliersi la vita - sono molteplici. Vado quindi ad elencarli per il tramite di un bullet point, come sempre ero obbligato a fare quando ero un consulente:
i. in primo luogo, gli uomini cui mi riferisco non hanno mai vissuto tutti i notevoli problemi che oggi derivano dal cosiddetto “culto del corpo”. Sono infatti figli di una generazione in cui curarsi eccessivamente del del proprio addome, della propria pettinatura o anche solo della propria igiene intima, significava una sola cosa: essere froci. A fortiori, superata una certa età, essi hanno definitivamente perso ogni forma di interesse per la propria immagine, ciò che li rende automaticamente scevri da insicurezze e condizionamenti sociali e, conseguentemente, rassicuranti e affidabili. Se hanno fame mangiano finché non hanno più fame. Se hanno problemi a letto non se ne curano assolutamente e, al limite, danno la colpa al "troppo lavoro” (anche se gestiscono un negozio di souvenir a Empoli). Affermano di fare “movimento” o, con dicitura più arcaica, “moto”, perché due volte al mese fanno una passeggiata in campagna, commentando gli abusi edilizi di cui si avvedono lungo il sentiero e fantasticando sull’acquisto di un lotto di terreno che, si vocifera, “sta per diventare edificabile”;
ii. hanno saputo ritagliarsi un proprio ruolo nel menage famigliare. Ciò è avvenuto all’esito di un complesso ma fisiologico processo di secolarizzazione involutiva. Innanzitutto, molti anni addietro, hanno rinunciato a comunicare sinceramente con la propria consorte. Ciò, sia beninteso, non significa – come si potrebbe maliziosamente ritenere – che essi siano dei traditori in senso sessuale (benché ciò sia ovviamente possibile). Intendo piuttosto dire che quelle donne non conoscono assolutamente nulla dei pensieri che si agitano nella mente dei loro mariti. Parlo di insicurezze, traumi non superati, paure recondite, ansie prestazionali, sporadici pensieri suicidi, ricorrenti pensieri omicidi, pruriginose pulsioni scientemente non decifrate e riemerse dal mare magnum del perverso polimorfo. Tutto ciò è stato decisamente e violentemente represso per venire sostituito da singolari passioni e insospettabili inclinazioni, resesi necessarie per giustificare la propria permanenza sotto il tetto coniugale e, in ultima analisi, sul pianeta Terra. Ecco, dunque, che gli uomini in commento sanno cucinare delle paste ai frutti di mare straordinarie, sanno fare la spessa riuscendo sempre a coniugare qualità e convenienza, conoscono un contadino che fa ancora il pecorino come si faceva una volta e che gliene regala sempre alcune forme per sdebitarsi di un vecchio favore di cui è meglio non parlare;
iii. nella ripartizione dei ruoli genitoriali giocano il ruolo del “poliziotto buono”, indubbiamente più facile e privo di aspettative. Del resto, la paternità, diciamocelo tra noi, gli è caduta addosso decisamente troppo presto, in una fase in cui avrebbero avuto ancora piacere di fare quelle cazzate che si facevano negli anni ’90: andare al mare in Puglia con la Vespa, fare a gara a chi mangia più fette di cocomero, picchiare una transessuale, candidarsi alle elezioni comunali tra le fila dell’UDEUR. Se poi, per avventura, gli capita una figlia femmina, essi si limitano al mero presenzialismo o – al limite – ad alcuni gesti plateali in momenti decisivi: un abbraccio sentito dopo il menarca, un bel mazzo di fiori dopo gli orali dell’esame di maturità, una sigaretta fumata insieme per farle capire che ormai è grande e che se davvero vuole fumare è una sua scelta. Tanto basta affinché, a ogni piè sospinto, queste figlie adoranti condividano foto del genitore con frasi del tipo “unico uomo della mia vita” o “a te, che mi hai insegnato l’arte del sorriso”. Se il figlio è maschio si limitano a odiarlo mortalmente e segretamente, giustificando una certa rudezza con l’antico motto mafioso secondo cui “i figli si baciano solo quando dormono”.
In certe sere d’estate, mentre guidano, di ritorno da una cena tra amici, cantano a squarciagola “non sono una signora” di Loredana Bertè e una lacrima calda gli riga il volto, per certi motivi che sanno loro e che, per l’amor di Dio, è meglio non rivangare mai.
III° ARCHETIPO
Romano Prodi. Certamente un bencampante, potendo contare su dei formidabili poteri occulti che, nel 1978, gli avrebbero persino consentito di trarre in salvo l’allora Presidente della Democrazia Cristiana, l’Onorevole Aldo Moro.
Il condizionale, la storia ce lo insegna, è d’obbligo.
Speed Review--Smiling Friends
Questa serie è follia pura. La fusione tra creepy vibes e il design grottesco di mondo e personaggi creano una sensazione strana e unica che riesce a dare valore alla serie. Viste le caratteristiche non poteva non essere prodotta naturalmente da Adult Swim e indirizzata ad un pubblico adulto.
La durata è di circa 10 minuti e permette di rimanere con un briciolo di sanità mentale dopo la visione. Ogni episodio è autoconclusivo e spesso la trama è solo un pretesto per disegnare e animare il caos totale che vediamo a schermo. Serie consigliata se vi piace la roba come Salad Finger, Don’t Hug Me I’m Scared o The Midnight Gospel
“The happy and the sad clown”
Balada triste de trompeta dir. Alex de la Iglèsia