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Sono contenta che qui è un posto dove tendenzialmente posso dire e fare ciò che mi sento. In queste settimane, oltre alla mia terapia, sono successe cose spiacevoli riguardo il mio modo di espormi come artista e il mio canale telegram è finito tra mani di gente che non solo guarda, ma giudica e ti allontana. Non che mi interessi particolarmente, ma è indice che in tempi chiamati "moderni" la gente ha una mente così ridotta che neppure nel 1500 erano così. E questo non riguarda solo me e la mia arte ma anche tutto quello che sta accadendo attorno a noi. In tutto questo, in me è emersa la determinazione di proteggere la mia autenticità. E mi auguro che in questo mondo detto moderno emerga la gentilezza e il non giudizio, perché nessuno conosce l'altro, neppure le persone a te vicine.
© Jh
Si faceva notare per il fatto che sempre, perfino con tempo bellissimo, usciva con le calosce e l’ombrello e, immancabilmente, con un pastrano pesante ovattato. E l’ombrello egli lo teneva nel fodero, e anche l’orologio in una custodia di pelle scamosciata e, quando tirava fuori il temperino per fare la punta al lapis, anche il temperino lo aveva in un piccolo fodero; e il suo viso sembrava pure chiuso in una custodia, perché lo nascondeva di continuo entro il bavero rialzato. Portava occhiali scuri, un maglione, si tappava gli orecchi con l’ovatta e, quando saliva su una vettura di piazza, ordinava di tirar su il mantice. Insomma, in quell’uomo si osservava una costante e invincibile tendenza a circondarsi di un involucro, a crearsi, per dir così, un astuccio che lo isolasse, che lo proteggesse dalle influenze esterne. La realtà lo irritava, lo impauriva, lo teneva in continua ansietà, e forse allo scopo di giustificare questa sua timidezza e la sua avversione per il presente, egli lodava sempre il passato e ciò che non era stato mai; anche le lingue antiche ch’egli insegnava erano per lui, in fondo, come le calosce e l’ombrello, qualcosa entro cui si nascondeva alla vita reale.
“Oh, com’è sonora, com’è bella la lingua greca!” diceva con dolce espressione; e, come a prova delle sue parole, socchiusi gli occhi e levato un dito, pronunziava: “Antropos!”. Anche il suo pensiero Bélikov si sforzava del pari di nasconderlo in un astuccio. Per lui erano chiari soltanto gli articoli di giornale e le circolari in cui si vietava qualcosa. Quando in una circolare si vietava agli alunni di uscire per via dopo le nove di sera, o in un qualche articolo si proibiva l’amore carnale, questo era per lui chiaro, ben definito: era vietato, e basta. In ogni autorizzazione e permesso invece si celava sempre per lui un elemento sospetto, qualcosa di inespresso e di torbido. Quando in città si autorizzava un circolo drammatico, o una sala di lettura, o una sala da tè, egli crollava il capo e diceva sottovoce: “Sì, certamente, è così, tutto questo è bellissimo, ma purché non succeda qualcosa!”
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Tratto dal racconto L'uomo nell'astuccio, in:
Anton Čechov, La signora col cagnolino e altri racconti, (traduzione di Alfredo Polledro), Biblioteca Universale Rizzoli (Superclassici), 2001⁴; p. 403.
[1ª pubblicazione: Chelovek v futlyare, Russkaya Mysl, 1898]
Holland è un thriller psicologico del 2025 diretto da Mimi Cave e interpretato da Nicole Kidman, Matthew Macfadyen e Gael García Bernal.
Nancy Vandergroot, insegnante e casalinga, la cui vita da cartolina con il marito e il figlio, pilastro della comunità, nella Holland piena di tulipani, nel Michigan, si trasforma in una storia contorta: Nancy e il suo collega iniziano a sospettare di un segreto, solo per scoprire che niente nelle loro vite è come sembra.
Il film è un misto di noir, grottesco e satira camp.
La cittadina di Holland è rappresentata come un idillio americano che nasconde segreti oscuri, un tema comune in film come American Beauty e Don't Worry Darling ed esplora in modo fugace temi come bigottismo e razzismo.
[sull'emancipazione femminile in Olanda]
Le ultime righe scritte su Threads, le ho postate dopo aver svoltato una chiesa, camminando subito dopo davanti alle vetrine rosse di Amsterdam; scrivo questo per offrire idea concreta di come si può vivere serenamente senza sottostare da donne alle regole maschiliste religiose, SE LO SI VUOLE.
Ieri pomeriggio ho acquistato un vibratore nuovo al volo, e dove? Al supermercato!: mica dentro un negozio dalle vetrine oscurate dal bigottismo, in nome dei "pampini", come accade in Italia.
La spiritualità vissuta in modo individuale, senza fare proselitismo con minori e vicini di casa, non ha mai leso nessuno: è quando essa si organizza e diventa istituzione (cioè una setta, come quella ebraica o cattolica o islamica) a rappresentare un problema per la libertà individuale; la tolleranza a oltranza verso le religioni sta creando solo gravi danni nei Paesi in cui la politica fa entrare la religione fra i banchi parlamentari, non solo alle donne, non solo ai gay, ma anche al sesso maschile, perché non educa ad avere un rapporto sano con gli altri, da buoni Cittadini.
Comunque il fatto che nel 2020 io e il mio ragazzo non possiamo tenerci per mano per strada perché altrimenti rischiamo un pestaggio è emblema della civiltà in cui viviamo.
Mi stupisce (?) l'incoerenza di coloro che si scagliano contro il body shaming verso le ragazze in carne/obese, però sono sempre in prima fila quando c'è da dare della <<troia, cagna, zoccolae>> a qualcuna, spesso per motivi futili.
C'è più dignità nella tetta/culo di fuori di alcune che nella rabbia repressa che accompagna le vostre vite ogni giorno e che tentate di trasmettere agli altri, sappiatelo e smettetela una buona volta che siete ridicole.
-Peggio di voi soltanto i maschi finti bigottoni che vi danno retta, poi si chiedono, lamentandosi, perché dopo i 30 anni non abbiano ancora trovato una potenziale fidanzata...