Pagi ini sampai disini Setelah off 3 bulan dapat 6 km masih lumayan Segitu sudah bikin otot kaki mulai ngilu Mesti diteraturi, biar biasa lagi #ayoolahraga #lonebiker #sukomoro #nganjuk (di Ds. Sumengko, Nganjuk, East Java.) https://www.instagram.com/p/B2sxZSalGtr/?igshid=s93umhc7qy4s
...ma, la montagna non perdona gli errori.
Mi permetto di indicare, senza alcuna prosopopea visto che sbaglio anch'io a volte, alcune avvertenze da seguire, sia che si esca in compagnia, che da soli, in montagna e con qualunque mezzo.
Avere almeno un dispositivo elettronico di tracciatura della posizione:
Gps
Smart phone
ARVA e ARTVA
App di tracciatura (vedi sotto).
In riferimento alle App. Su segnalazione degli amici Seby e Claudio vi metto i link a 2 molto usate e valide, 1 a pagamento e 1 gratuita per i soci:
GeoResq gratuita per i Soci CAI a pagamento per gli utenti non associati
SPOT abbonamento annuale
È bene essere membro di almeno una associazione ( es. CAI ) che preveda una copertura assicurativa per le ricerche e recupero o assicurazione esterna che prevede la stessa cosa ( es. Dolomiti emergency).
E’ consigliabile per tutti, avere delle nozioni di primo soccorso (esistono corsi fatti ad Hoc ovunque) e possibilmente un piccolo Kit di Emergenza Medica.
Consiglierei di avere un cellulare di vecchia generazione (gsm), possibilmente con con sim attiva (ma in Italia possono funzionare anche senza per le chiamate al 112). Questi cellulari raramente hanno problemi di ricezione e una batteria di piu lunga durata.
Per chi può, sarebbe consigliabile avere delle radioline (ne basta anche solo 1) in banda PMR-446 (UHF) ed aderire al progetto Radio Rete Montana
Portatevi un fischietto, se siete coscienti potrete utilizzarlo, il fiato esce, non è detto invece che si riesca a gridare.
In caso di chiamata telefonica al 118 e futuro 112 (non ancora operativo in tutta Italia), se avete la possibilità, comunicate anche le coordinate GPS all’operatore, ciò potrà favorire la precisa localizzazione da parte dei soccorritori
Chi gira in solitaria ha come riferimento un"angelo custode " a cui manda i messaggi SMS per ogni segmento completato, così in caso di problemi, si sa più o meno dove cercare. contributo di Michele Naldini
Richiedere le prestazioni di un Professionista della Montagna, che oltre a conoscere bene il luogo dell’escursione, è sicuramente equipaggiato con tutto quanto detto sopra.
E ultimo ma forse piú importante consiglio, lasciate traccia dove andate, a parenti, sui socials, lasciare un biglietto sul cruscotto con l'itinerario di massima, l'ora prevista di rientro ed il numero di telefono.
Questi sono solo alcuni consigli, non danno alcuna garanzia di sicurezza, ma possono aiutare, a volte, ad uscire da spiacevoli situazioni.
Giovanni l'ho conosciuto via Forum qualche anno fa leggendo una sua richiesta di info per salire e poi scendere dal Portule. Poi ci siamo conosciuti, usciti sempre assieme quando possibile, e dall'anno scorso siamo riusciti a salire più volte al Portule, ma dalla via "più facile" per scendere in verticale poi.
Altre volte, fatto anche con un po' di neve e per me, anche in solitaria con la Tenda nell’estate del 2015.
Il desiderio era però, fare l'opposto di sempre, per godere anche di una buona discesa meno Vert.
E così visto anche il buon e caldo tempo di inizio Novembre 2015, organizziamo il giro per me Giovanni e Sergio, si unisce a noi anche, Giuseppe, da Modena che mi aveva contattato per vedere cosa facevo in questo probabile stupendo weekend.
Per il graditissimo ospite di Modena, so che l'Altopiano potrebbe non essere all'altezza dei soliti giri Dolomitici o in Lagorai, ma comunque Beppe accetta senza indugio.
L'idea che mi passa dalla mente però è "...ma il Portule è si una Cima e molto lunga, ma anche una valle e visto che stavolta il giro sarà in questo verso, facciamolo tutto dalla Testa ai Piedi :-) ".
Alla comitiva si uniscono Michele e casualmente a Camporovere troviamo Marco (inconsapevoli di ciò che li aspetterà :ueh:)
Risaliamo la Val Galmarara, scegliendo la via più dura (devo far gamba :-) ) e ben presto arriviamo a Bivio Italia, giornata stupenda.
Il mio piano prevedeva la ridiscesa in Galmarara per 830 risalita per poi scendere ai Monumenti e farsi tutta la Valle Trentin fino alla Casara per poi tirar su gli occhi e salire il Portule.
Ma avevo visto in passato, che a selletta Mecenseffy c'era un bel segno nero che portava direttamente sopra alla casara e anche un po' oltre rimanendo praticamente in quota.
Convinco i compagni di (s)ventura saliamo in forcella e andiamo alla ricerca di tracce, ci inoltriamo tra mughi e grossi sassi, ma ma ma siamo in mezzo al nulla, il sentiero tracciato non si vede.
OK partenza sbagliata, a questo punto puntiamo diritti verso il Portule tanto prima o poi ci si arriva alla Casara, dopo un po' ci imbattiamo in un bel sentiero, da dove cavolo salta fuori questo, vabbè teniamo presente per la prossima volta.
Ora non ci resta che risalire, bici in spalla, l'inizio della valle fino a Porta Kempel e poi tutta la parete obliqua del Portule fino alla Cima.
Michele e Marco, inconsapevoli del Giro, tra un p... e l'altro continuano a salire e con loro soddisfazione arrivano alla cima prima di quanto avevano previsto. Io sto con loro che conosco la via (fatta più volte in giù) mentre Giovanni Sergio e Beppe di buona lena ci precedono.
La vista in questa tersa giornata è magnifica Dolomiti di Brenta, Ortles, Cevedale, Pale di San Martino, vediamo tutto e bene.
La giornata è si calda, ma qui tira vento, ci sediamo per cambiarci e rifocillarci in una panchina naturale esposta sulla parete Sud (la classica che si vede in tutte le foto e anche nel Film di Ermanno Olmi Torneranno i Prati) dove il vento non riesce ad arrivare.
Bene ora siamo pronti per mettere in azione il mio piano ovvero la lunga discesa dal Portule, che così come da desiderio di Giovanni e mia aggiunta, ci farà fare probabilmente la più lunga discesa continua all'interno dell'altopiano su sentiero e piccolissima parte sterrato (sempre in discesa).
La partenza è prima un falsopiano di 1,5 km (il Portule è imponente) tra croce di vetta e croce di antecima e poi decisamente giù verso bocchetta Portule.
La discesa e come pensavamo bella (per noi) mai molto tecnica, personalmente sono sceso su 2 punti 1 dei 2 mi ricordava troppo un certo sentiero sul Pasubio :-) , poi alla Bocchetta facciamo acqua e cerchiamo di tagliare il più possibile la sterrata fino ai Monumenti (in futuro ci sarà una evoluzione su sentiero per tagliare questo seppur breve sterrata).
Ai monumenti di fronte a noi, Val di Portule con le 2 Malghe poco più sotto, da qui la valle si restringe e ci porterà su sentierino in single track e tratturo nella sola parte finale, fino al Bivio di Basa Xenocio 5km abbondanti di valle e soprattutto 1 unico tornante sul tratturo/carrareccia proprio sopra Malga Basa Xenocio al termine della discesa.
A questo punto, dato l'ora, non ci resta che farci il pezzo diritto della sterrata di Val Galmarara e arrivare nella strada delle Vezzene, ma fatto 30 facciamo 31 e prendiamo il parallelo sentiero (piuttosto largo) che ci farà arrivare quasi allo stesso punto.
Arriviamo in fondo tutti felici e contenti per questa bellissima e molto intensa giornata, che ci ha fatto fare il Portule dalla Testa ai Piedi, 1300 metri di discesa continua per 12 km, penso la più lunga in Altopiano (rimanendo ancora su :-) )
Grazie ai compagni di avventura, che poi ho anche convinti, senza tanti sforzi, a fermarsi a festeggiare.
Un anno di preparazione, stars internazionali, milioni di budget..... ah no questo si dice per i film :-) ma a luglio 2016 è stato veramente come in un film.
Vedere la propria sceneggiatura, lungamente preparata, che si realizza per la contentezza dei miei compagni Michele, Seby, Giovanni, Sergio e Luca, è ció che piú mi appaga.
La struttura del Film prevede sempre un prologo, discretamente lungo e abbastanza intenso, da Moena, al Passo San Pellegrino e poi a quota 2530 del Passo delle Selle, dove ci sarà il classico cestino del Catering :smile:
Corpo del Film
Che però salta per i troppi fans che ci attendono (evidentemente la nostra pagina FB Trail Hunters ha dato i suoi frutti) e che ci hanno bloccato l’accesso al rifugio anche per un solo panino, allora giù verso la metà del giro dove sicuramente troveremo da mangiare.
Foto by Michele Ferro
la in fondo sulla sinistra la nostra meta.
Il corpo prima,durante e dopo uno sforzo va alimentato e quando hai fame ti mangeresti anche un bue intero, ma noi troviamo solo fuoriusciti dalla Brexit :-), e poco dopo il rifugio, che salva qualcuno :smile:
Il tempo comincia inesorabilmente a cambiare come ormai succede da più di 3 mesi, ma riusciamo a raggiungere il bellissimo e accogliente Rifugio Vallaccia prima di un, seppur breve, temporale.
Ripartiamo, rinfrancati da un breve spiraglio di sole per l’ultimo pezzo di salita, sulla piccola valle che parte dalla parete diritta della Vallaccia.
Ultimi metri prima della Forcella La Costela a quota 2510
Noi Trail Hunters siamo tutti di animo buono e la richiesta dei gestori del rifugio di portare un po di sole, viene da noi esaudita quando siamo alla Forcella, con un bell’arcobaleno.
Photo by Michele Ferro
Manca pochissimo all’epilogo del nostro Film, piccolo traverso sotto la Punta Vallaccia
Epilogo
Ed ora, come previsto 1400 metri di discesa su Single track prima su roccia e non difficile ghiaione (per chi ha la bici a posto :-) ,che si abbassa fino a sotto il Piz Meda, per circa 400 metri senza fortissime pendenze e avendo sotto di noi Moena e poi su sentiero nel bosco..
Colpo di scena
E come nei film ben fatti c'è sempre il colpo di scena, infatti il mio piano prevedeva un sentiero "abbastanza" diretto per arrivare a Moena, invece parlando con uno dei ragazzi del rifugio Vallaccia, abbiamo di molto prolungato il nostro godimente sul bosco che avevo scelto, praticamente un flow di terra di 900metri che fa venire le lacrime dalla commozione da quanto bello è :-)
Giornata strepitosa, ringrazio i compagni di uscita che hanno creduto in questo mio progetto e ora mi sento proprio di dire.
Si perchè oggi, ufficialmente inizia questa pazzerella stagione, il cui arrivo è bramato dai più. La stagione, la primavera appunto, che segna l’inizio del ritorno attivo alle uscite in bici di lunga durata è molte eventi, come Valdastico Down per Veneto4bike e AM Veneto per i Trail Hunters.
Segna però anche l’inizio del dei dubbi amletici su cosa indossare per uscire nelle nostre scorribande montane. Fa caldo, ma non così caldo oppure fa freddo ma non così freddo.
Sole, pioggia, neve, almeno fino a Giugno possiamo trovare qualsiasi condizione climatica.
Si va bene, sarà sempre più facile trovare caldo, perchè siamo in direzione dall’estate, ma io lo zaino grande continuo a portarmelo carico di cambi…
Bene bene il Mod. endurik lancia la proposta per un giro attorno al monte Erio (zona Verena altopiano di Asiago). E’ praticamente il mio primo giorno di ferie e, non essendoci programmi dolomitici per Sabato, voglio rivedere vecchi compagni di giri.
Ritrovo alle 7.30 al laghetto di Roana e per me che non sopporto di andare in altopiano in auto (che non ho :-) ) la partenza è per le 4.50 con il buio.
Ancora assonnato ma non volendo far tardi, innesto il rapportino giusto e sfreccio ad oltre 300km/h, tanto che la visione laterale si distorce :smile:
arrivo a Cesuna con la luce già alta, la c'è la meta del nostro giro odierno
A Canove uscendo dalla strada del trenino mi imbatto in Gionc e Selvadego, alla disperata ricerca di un bar aperto per un caffe.
Poi riparto per il laghetto (tanto sono quasi in anticipo) e mi ripassano Gioc e Selvadego, dopo un po' anche il Mod Endurik, mentre Pitty si trova già li ad attenderci.
Partenza quasi subito con delle belle rampette un po' smosse, ma non sembrano preoccupare Pitty che macina a gran velocità
mentre Gionc se le fa sempre con il sorriso stampato in faccia
nel bosco sembriamo aver smarrito la retta via ma al Mod basta poco per ritrovarla.
Bosco che a quest'ora fa penetrare dei bellissimi raggi di sole che illuminano le nostre fatiche.
e che per fortuna illuminano il Buso Stonhaus, non simpatico caderci dentro :-)
a questo punto prima di riprendere l'asfalto in salita verso Forte Campolongo, Gionc decide di distrarsi e fare na gran bella Bomba, niente di rotto, se non l'orgoglio che lo farà rallentare un po' dopo :-( , ma la forza di ciacolare con Selvadegno gli rimane sempre :-)
Arrivando quasi alla sommità del forte campolongo iniziano le belle vedute nella sottostante pianura e parte finale della Valdastico
peccato non ci fosse anche il pezzettino a dx sarebbe sembrata l'alloro del Campione
La bomba fatta prima da Gionc non ha lasciato conseguenze sul suo sorriso ma..... su innumerevoli fuoriuscite gastriche, che evidentemente, hanno il loro effetto sulla vegetazione circostante al passaggio del Biker :smile::smile:
ed eccoci arrivati al Forte Campolongo
la discesa al Rifugio Campolongo la facciamo per un sentierino laterale alla sterrata bello bello. Al rifugio ci rifociliamo un po' e tentiamo di risolvere qualche problema (Selvadego con problemi ad un pedale)
problema che però non lo fa desistere nell'affrontare alcuni tratti tecnici del sentiero 803 che questa volta facciamo per intero fino al Laghetto di Roana.
al termine del giro saluti di rito e tutti a casa e per me come al solito
Ritorno a casa in bici su sentieri, giusto per tenersi in allenamento :-)
A Milano c'è la Scala, a Roma la scalinata di Piazza di Spagna ed in altopiano di Asiago?
Ben 2,
i 4444 scalini della Calá del Sasso e il Gravon sentiero 206 ( per me la scalinata dell"Ortigara), ad Agosto del 2014 la mia scelta ricade su quest'ultima, dopo aver visto alcune foto on line di trekker e anche perchè non mi risulta sia stata fatta tante volte in bike.
Decido di farla a metá settimana, per dare meno fastidio ad eventuali trekkers. La partenza sarebbe all'alba da Thiene (pianura), con arrivo in Ortigara, discesa in Valsugana e risalita alla Barricata nella piana di Marcesina , per poi ridiscendefe frontalmente a Thiene. Si dovrebbe, perchè mi chiama Giovanni chiedendomi se esco in bici, dopo aver ascoltato il mio piano, essendo molto interessato, mi dice che non puo partire presto. Deciamo cosi di andare su in altopiano in auto e da li salire in ortigara (saranno cmq 2600 metri di d+ e 85km contro i 4500 x 140 previsti).
Si parte
Partiamo verso le 9, percorrendo tutta la lunga Val Galmarara fino a Bivio Italia e qui in direzione Ortigara sulla Kaiser Karl strasse. La giornata è fantastica con la giusta temperatura.
Arrivati in Ortigara, pausa merenda e visita ai resti delle trincee, in uno dei luoghi più tristemente famosi dell'Altopiano di Asiago.
Ora di partire, puntiamo alla nostra sinistra e giá sotto vediamo dove passeremo tra poco, da qui fino a giú tutto nuovo per noi.
Inizialmente il sentiero è piú che altro un lieve su e giû, con solo un piccolo pezzo attrezzato,
Passiamo sotto alle pareti rocciose di Cima X e XI,
Qualche tornantino e finalmente il sentiero che si snoda a tornanti con scalette attrezzate nel fondale del ghiaione del Gravon. Il sentiero è incastrato dai due enormi e opprimenti costoni di roccia. La sensazione è un po' terrorizzante, ma al contempo, per entrambi, magnificamente entusiasmante. La discesa esalta le doti funanmboliche di Giovanni, questi scaloni, su fondo di rocce mosse, sono parecchio impegnativi e per me, che non amo le scale, sono molto ostici. Fermandosi un po’ a riprendere fiato, penso a quanto potrebbe divertirsi l'amico Claudio in inverno, con i suoi sci d'alpinismo.
Terminati i paretoni rocciosi il sentiero brevemente si sviluppa nel bosco per poi farci arrvare ad Olle.
Ed ora ultima salita ...o quasi
Da qui in ciclabile del brenta fino a Selva di Grigno, da dove parte la salita della barricata, altri 1000metri, quasi ultima salita di giornata. Arrivati nuovamente in Altopiano, ma dalla parte completamente opposta, non ci resta che pedalare per tutta la Piana di Marcesina, Monte Cavallo, Campomulo e Giù a Gallio per arrivare alle prime “luci” della serata a Canove all’auto.
Lo scalone, posto ameno, che incute soggezione, ma molto affascinate.
Tornato da una settimana (quasi) di Eurobike la voglia di andare in bici è tanta, mando un po' di SMS hai soliti amici/compagni di uscite, confermano Albert1978 e Toxeto.
Ovviamente Alberto doveva uscire, da 2 giorni è felicemente possessore della nuova Canyon e alle 07.30 (dopo il mio sms di conferma) carica tutto in auto e si fionda a Thiene zona Bosco.
bene bene tutti felici ci si prepara e........il diluvio.
Ma ripeto la voglia c'è e tanta, prendiamo un caffe al bar, parliamo rigorosamente di bici visto che sono stato a Eurobike e l'unica cosa che c'è da vedere sono le bici.
Attendiamo fino alle 10.00, schiarita e allora via verso il Monte Corno (quasi), alla villa Godi Malinverni ci spogliamo un po’, ora inizia la salita
facciamo valli di sopra - covolo fino a piazza campana
qui dobbiamo fermarci per altri 15 minuti al riparo per un altro acquazzone e poi ripartenza verso il villaggio bianco, fino alla curva del ristoro e da qui direzione cavalletto
e termine delle foto (la prossima volta ne faccio molte di +).
Prendiamo dunque un sentiero che avevo sempre visto e mai fatto (era l'obiettivo di oggi), la prima parte arriva ad una sterrata che porta ad una curva della strada asfaltata Calvene-Corno, tutta su terra in buona pendenza sopra a tutto il tragitto dell'elettrodotto. Dalla sterrata pochi metri + avanti parte un bel sentiero quasi tutto in single track con alcune rocce fisse (non molto), che però, a volte ci costringono a scendere. perchè oggi, molto scivolose con il bagnato.
Ed infatti purtroppo Albert inaugura la Canyon, senza conseguenze fisiche per lui, ma con rottura a prima vista del forcellino, solo dopo attenta analisi più al chiaro si vede che si è spezzata la vite del forcellino, a questo punto entra in scena....
Mc Albert1978
e s'inventa una soluzione per almeno tornare a Thiene pedalando, quando sarà finita la discesa in asfalto. Prende la vite di serraggio dello spezzacatene, che entra perfettamente nel telaio e si avvita per un piccolo pezzo al forcellino, ci mette una fascetta che gli do io, ed il gioco è fatto fino a Thiene
Il giro, anche se purtroppo abbiamo dovuto spezzarlo, penso sia molto bello e il single track fatto anche. Dal giro originale che avevo in programma la discesa quasi tutta in single track (solo con qualche rilancio) è molto divertente, non tecnicamente difficile, solo qualche punto, ma molto molto lunga.
E anche oggi abbiamo visto che un modo per tornare a casa lo troviamo sempre.