Mi hanno spesso chiesto il mio curriculum da scrittore. All’inizio rispondevo: bho! Ora posso, quindi...
Un libro è un mezzo per comunicare un proprio stato d’animo, un sentimento represso o ciò che vorremmo essere. Io fino al 2013, forse troppo impegnato a non perdere un attimo della mia non facile vita, non ho avvertito questo bisogno. E quando si è palesata questa esigenza, come in mio perfetto stile (di vita), potevo scegliere una strada facile? Ovviamente no!
E allora ho deciso di iniziare con due temi che spesso, soprattutto in un’Italia sempre più (falsa) moralista e bigotta, si preferisce far finta non esistano: l’omosessualità adolescenziale e l’amore ‘diverso’.
Trattare determinati temi però, non sempre è facile. Se poi risultano ‘scomodi’, mi viene da paragonarmi a Don Chisciotte con la sua battaglia contro i mulini a vento. Chiariamo subito che non mi sento uno scrittore, non mi piace usare un linguaggio forbito, e non amo neanche troppe descrizioni di paesaggi o personaggi. Sono più per il concreto, amo scrivere con un linguaggio semplice, da strada, arrivare subito al nocciolo della questione e, soprattutto nella serie CODENAME: SILVERWOLF, mantenere costantemente alto il ritmo. Mi definisco per gli argomenti che tratto, un narratore. Prolifico, visto che basta guardarmi intorno per avere ispirazione, in tre anni ho pubblicato due serie più un altro, per un totale di otto libri pubblicati (in digitale e cartaceo), il terzo di le Realtà Parallele pronto e un decimo quasi finito.
Quando ho deciso di raccontare la storia di due amici, Mario e Roberto, ero consapevole del primo tema, l’omosessualità adolescenziale. Man mano che scrivevo, mi ha incuriosito il legame che li unisce; il primo, bisessuale convinto in cerca dell’amore vero, l’altro, playboy e omofobo, che non accettando l’omosessualità del figlio sedicenne, lo picchia fin quasi ammazzarlo. L’intervento di Mario che non solo fa accettare la diversità del figlio a Roberto, ma riesce a farlo innamorare, ha introdotto il secondo tema: l’amore diverso, proprio in virtù del vissuto di quest’ultimo.
Sono nati così i primi due libri nei quali si alternano Family Romance e Action-Spy, grazie ai quali ho iniziato a scoprire quanto sia stata interessante la vita di Mario. Affascinato così, dal suo avventuroso passato, ho voluto raccontarlo. Ne è nata una serie di cinque libri che propone, negli altri tre della serie, oltre agli stessi ingredienti dei primi, note di Giallo psicologico e Soft-Thriller.
Nell’immaginario collettivo, un agente segreto è un uomo bellissimo, carismatico, playboy che fa innamorare con il suo sguardo magnetico… beh, io gli contrappongo Mario M, altrettanto affascinante, carismatico e sicuro di sé, solo che è reale. Esiste. Ed è bisessuale tendente all’omosex, che non ha paura a mostrare i suoi sentimenti, le sue paure e in cerca dell’amore per sempre.
Il perfetto agente segreto moderno!
Così facendo però, ho un po’ perso di vista l’obiettivo quindi, in quel periodo ci furono alcuni casi di bullismo finiti male, percependo una crescente paura dei ragazzi a confessare il proprio essere ai familiari temendone la reazione troppe volte spropositata, ho voluto dar loro una seppur piccola speranza. Basandomi sul positivo sviluppo non solo della vicenda di Nick, ma anche il bel finale della storia di Guido, ho volutamente scelto di proporre quelle storie che a parer mio, potessero aprire gli occhi ai genitori.
Ma il desiderio (O forse la paura?) di saperne di più sul cosiddetto ‘amore diverso’ fra Mario e Roberto mi ha permesso di scoprire un mondo di cui, confesso, non immaginavo l’esistenza. Una sorta di Realtà Parallela (da cui il titolo dei libri), ma non amore nato fra due persone consapevoli e attratte da propri simili (che considero alla stregua di un amore uomo-donna), bensì quel sentimento che nasce quando almeno uno dei due si è sempre considerato eterosessuale. Uomini con famiglia, dalle vite ‘normali’ nell’accezione che abbiamo del termine normalità. Attraverso le loro storie ho cercato di comprendere come, a un certo punto della vita, il loro lato omo (Sì, quello latente in ogni essere vivente) fosse riuscito a prendere il sopravvento. E data la gran quantità di testimonianze inviatemi, ho deciso di proporli come storie brevi, che ho definito Real-Life Stories.
Quindi una nuova sfida, nata un po’ per caso, da una delle tante mail arrivatemi.
Devo esser sincero, quando ho letto l’oggetto e l’intestazione della lettera, inviatami da un avvocato fiorentino, sono rimasto interdetto. E le prime righe hanno alimentato il timore di aver violato qualche copyright o citato, con uno dei nomi di fantasia usati, qualcuno che esisteva davvero. Invece niente di tutto questo, semplicemente, aveva letto le Realtà Parallele e pur trovando interessanti i temi trattati, mi rimproverava di non aver mai affrontato l’argomento prostituzione minorile se non al maschile. Dopo aver scambiato qualche mail, spiegandogli la mission che mi ero preposto, ho deciso di raccogliere il guanto di sfida. A quel punto però mi sono sorti alcuni dubbi. Mi sono chiesto come avrei fatto a descrivere una realtà fatta di abusi, costrizioni e violenze, senza entrare nello specifico, quindi essere cruento.
Una grossa mano me l’ha data lui, raccontandomi la storia che ho poi deciso di proporre. Mi sono bastati pochi elementi: una famiglia indigente, una ragazzina che invidiava le amiche più fortunate e il lieto fine della storia. A quel punto è stato facile proporla sotto forma di favola moderna. Ma in sé quella pur bella storia non poteva far capire ai ragazzini le insidie e la pericolosità del fenomeno. E quindi le ho costruito intorno un’indagine di polizia evidenziando l’altro lato, quello oscuro.
E ovviamente, essendo la prostituzione minorile un altro ‘scomodissimo’ argomento, è calzato a pennello nel filone delle Real-Life Stories.
Ma esiste una differenza nella prostituzione minorile:
La forma costrittiva, fatta di abusi e che vede come protagonisti bambini da (purtroppo) zero anni in su, da combattere e perseguire con tutte le forze che abbiamo e anche oltre (In Asha, ho deciso di inserirla sotto forma di indagine e operazione di polizia).
E consapevole (o volontaria), che riguarda ragazzi e ragazze adolescenti dai dodici ai diciassette anni, che consapevolmente decidono di vendere il proprio corpo. Questa, anche se negli ultimi anni ha avuto una forte impennata, ho notato che viene trattata un po’ come la mafia in Sicilia: “guai parlarne”!
Mi sono sentito però, non scusandola, di dividerla in ulteriori e distinte categorie. C’è chi lo fa per ottenere vestiti, telefonini e soldi facili; e chi, come la protagonista del libro, spinta dal desiderio di avere ciò che la famiglia, indigente, non può darle.
Senza entrare nello specifico di ciò che spinge un adolescente a decidere di vendere il proprio corpo, ho ipotizzato una sorta di rivalsa contro i genitori di oggi che non danno loro le attenzioni di cui hanno bisogno. In genere si tratta di figli di persone che non hanno particolari problemi economici, che hanno già più del necessario… ma che vogliono sempre di più. In questo caso, oltre che cercare di far capire loro che è sbagliato e i pericoli a cui vanno incontro, bisognerebbe dare una tiratina d’orecchie anche ai genitori i quali, evidentemente, non sono riusciti a trasmettere loro dei valori, trascurandoli nel periodo più critico della loro vita.
Diverso discorso per chi, come Asha, si trova vittima in un certo senso, del consumismo dei giorni nostri.
Le amiche indossano sempre vestiti diversi, scarpe impeccabili, hanno belle case, giocattoli… mentre la protagonista è costretta a mettere i vestiti della sorella maggiore quindi lisi. Scarpe consumate e sporche e vivere in una casa vecchia e fatiscente.
Ben presto inizia a invidiare le loro vite. Anche lei vorrebbe tutto ciò che hanno loro ed è disposta a tutto pur di ottenerlo. Qui entra in gioco una ragazzina più grande, scafata e furba nel capire la sua volubilità.
Non ci vuole molto per trascinarla sulla cattiva strada e dopo il comprensibile primo momento in cui le piace ricevere le attenzioni di uomini più grandi, guadagnare soldi e anche fare sesso, inizia a rimpiangere il poco che aveva; l’affetto della famiglia, le amicizie. Soprattutto quando conosce un ragazzino a una festa. Si rende conto che con lui non deve fingere, che l’apprezza per quello che è, e non come mero oggetto del desiderio da usare e gettare. Capisce di voler vivere la serenità della sua adolescenza, tornare indietro, ma la presunta amica, capendo le sue intenzioni, la vende a un’organizzazione criminale che la segrega e la costringe a prostituirsi con la forza.
Non lo accetta. Scappa più volte, ma viene sempre ritrovata. Quando poi scopre di essere incinta, certa che il padre sia quel ragazzino incontrato alla festa, lo cerca senza riuscire a trovarlo. Presa dal panico, tenta di far credere a un uomo che una sera, ubriaco, la stava quasi investendo, di essere lui il padre del bambino. Ma non funziona.
Con quei criminali che non le danno tregua, non avendo il coraggio di tornare a casa per la vergogna, non sapendo dove trovare quel ragazzino di cui è innamorata, fallito il tentativo con quell’uomo… decide di farla finita.
Con la sua breve lettera d’addio inizia il libro…
Come ogni favola che si rispetti dovrebbe esserci una morale. Sarò riuscito a esprimerla raccontando il prosieguo della storia?