Che, alla fine, le foto servono solo per ricordarci chi siamo stati prima di oggi. E, se ci vediamo sorridenti, penseremo di essere stati felici, anche se magari non lo eravamo. Ma, forse, è meglio così.
Un po' come con gli amici: così tanti nelle foto, così pochi nella realtà... ma poi, nel rivedere quegli scatti, penseremo di aver avuto degli amici speciali, anche se tali non lo sono mai stati. E forse va bene anche questo, perché la memoria non è mai un archivio fedele: è un rifugio, un modo gentile di rinarrare ciò che non abbiamo saputo vivere appieno. Le foto non mentono davvero - si limitano a scegliere un istante e a trasformarlo nell’unico che ricordiamo. E noi, che di quel giorno abbiamo dimenticato tutto il resto, finiamo per credere più a quel sorriso catturato che al peso che ci portavamo dentro. Così anche le persone: restano in posa nei nostri ricordi molto più di quanto siano rimaste nella nostra vita. A volte spariscono presto, altre volte ci accompagnano per anni senza esserci mai davvero appartenute. Ma nel riguardare un vecchio scatto, ci illudiamo che un’amicizia fosse più profonda di quanto fosse, che un abbraccio fosse più sincero, che una presenza mancata sia stata invece un pilastro. E allora forse la fotografia non è un inganno, ma una gentilezza: ci permette di credere che siamo stati più amati, più felici, più circondati di quanto la realtà ci abbia concesso. Ci permette di tenere tra le mani una versione migliore del passato, e attraverso quella immagine idealizzata trovare almeno un po’ di pace. Perché, alla fine, non ricordiamo come abbiamo vissuto… ricordiamo come scegliamo di ricordarci...❤️












